
Ragusa – Oggi,29 agosto, a Ragusa è la festa del patrono San Giovanni. Un tempo , come raccontano gli studiosi, si aspettava un anno intero questa ricorrenza. Era usanza (ancora attuale)cucinare il gallo o la gallina “CO” CINU”. I preparativi iniziavano già ai primi di agosto con la “STAGGHIATA RO’VISTITU”,per farlo confezionare dal sarto. All’epoca c’erano pochi vestiti, e uno doveva essere specifico per la domenica e per le feste così pure le scarpe. Si prenotava dal rivenditore “U MULUNI” o l’anguria, che in mancanza di frigoriferi venivano calati nella sterna (per chi aveva la campagna) o messi nelle vasche di zinco con il ghiaccio. Questi meloni venivano pure messi dentro le calze a rete femminili e appesi nei balconi delle case e li stavano fino a Natale. La chiesa si preparava una quindicina di giorni prima portando San Giovanni al centro della chiesa. I massari,per ringraziare il santo del buon raccolto,portavano in chiesa sacchi di frumento. Quelli più ricchi addirittura portavano il vitello più grasso in chiesa per sciogliere “A PRUMMISIONI” o facevano il voto con la lingua “A TRASCINIUNI”.
Prima che il santo venisse portato in processione,alcuni devoti,accompagnati da parenti o amici,si portavano davanti alla porta della cattedrale,si inginocchiavano a testa in giù,con la lingua di fuori,e percorrevano tutta la navata centrale,fino al gradino dell’altare maggiore,strisciando la lingua sul pavimento. Questo provocava il sanguinamento della lingua. Durante la processione,le donne si scioglievano I capelli dalle lunghe trecce raccolte nel tuppo e molti facevano la processione scalzi. Dopo San Giovanni,il 30 agosto,I massari che avevano la gabella,invitavano a casa loro i proprietari dei terreni(quasi tutti nobili). U MASSARU,vestito a festa con il tasco nuovo in testa doveva incontrare U CAVALERI per definire il pagamento dell’annata. Il massaro portava sempre appresso due fazzoletti : uno rosso,nella tasca sinistra,che mostrava quando si doveva lamentare di qualcosa..l’altro blu,nella tasca destra,ma usato pochissimoLe bancarelle venivano sistemate in via Roma (allora via addolorata) subito dopo la via ecce homo. A sinistra c’erano le bancarelle dei “CALIARI”,che oltre a vendere calia,simenza e calacausi vendevano anche bomboloni,lecca lecca e torrone. A destra,c’erano altre bancarelle che vendevano piatti,bicchieri,scutede,fancotta ecc. La domenica pomeriggio,oltre alle lunghe passeggiate in via Roma,si consumava nei bar la mezza granita o U PIEZZU RURU”,il gelato tagliato a spicchi o la “GAZZOSA RO’ SIFONI”. A mezzanotte c’era la sparata delle bombe di cui si occupava un certo BRASI U MASCARU.
Nella foto storica la città di RAGUSA anni ’30 durante lo svolgimento della Festa di San Giovanni.
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Complimenti e Rausani