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Ragusa. Compagnia Godot, altro successo con il Castello di Kafka

Tempo di lettura: 2 minuti

Lo scorso weekend si sono svolte presso la Maison Godot a Ragusa le ultime repliche del Castello di Kafka, portato in scena dalla Compagnia Godot per omaggiare i cento anni dalla morte di Kafka, uno dei più grandi inventori di realtà parallele.
Come per ogni spettacolo, applausi e grande attenzione da parte del pubblico, ormai affezionato allo stile della Compagnia Godot.
A parlarci nel dettaglio di questo spettacolo, Vittorio Bonaccorso, pilastro fondamentale della compagnia teatrale, nonché padre fondatore della stessa:
“Kafka lo possiamo considerare come il precursore di tanti filoni letterari che difficilmente si può collocare in uno o in un altro movimento artistico del suo tempo. Dobbiamo essere grati in eterno a Max Brod, per non aver esaudito le ultime volontà dell’amico, ovvero bruciare qualsiasi cosa egli avesse scritto. La scelta di questo testo, da una idea di Federica Bisegna, oltre per omaggiare Kafka, ha un significato ben preciso: sottolineare come, a distanza di cento anni, tutti noi siamo ancora immersi nella neve di quelle stradine che invano percorriamo per arrivare al castello. La straordinaria immaginazione di Kafka va oltre l’autobiografismo. Ogni critico, direi ogni lettore, dice la sua circa il significato simbolico di quest’opera, difficilmente collocabile in un preciso filone: modernismo, surrealismo, realismo magico. Per quanto riguarda il significato, è intrigante l’allegoria di un’umanità smarrita, che non sa quale direzione prendere, e che ha bisogno di credere ad un potere al di sopra di tutto che assoggetti la vita e il destino di ognuno. Ma voglio pensare a questo romanzo come ad un luogo silenzioso ma assordante grido rivoluzionario: l’uomo schiacciato ed annichilito dal potere e dalla burocrazia ma ostinatamente idealista. Nella società contemporanea l’ideale è sinonimo di ingenuità e soprattutto pone chi lo pratica fuori dagli schemi sorretti da ottusità velate da osservanza delle norme e da atteggiamenti omertosi. Kafka non riuscì a finire il Castello, ma disse a Brod come doveva concludersi, consegnando all’eternità uno dei più alti capolavori della letteratura mondiale di tutti i tempi”.

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