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Scicli. In scena la tragedia “Edipo Re” di Sofocle

Con la regia di Alessandro Sparacino, si terrà nello “Spazio Teatrale Officinoff” di via Lillà 71
Tempo di lettura: 2 minuti

Andrà in scena a Scicli nello “Spazio Teatrale Officinoff” di via Lillà 71, nei giorni 16, 17 e 18 maggio alle ore 21.00 e il 19 maggio alle ore 19.00, l’Edipo Re di Sofocle, con la regia di Alessando Sparacino. Il cast teatrale, che metterà il pubblico di fronte ad una tragedia di grande attualità, risulta composto da Giada Ruggeri, Giovanni Anzalone, Angelo Abela, Luca De Angelis, Carmelo Gerbaro, Alberto Iacono, Donata Minardo, Alessia Ballarò, Miriam Pisana, Cinzia Coniglione, Anna Scarpata e Simonetta Arrabito.

Alessandro Sparacino, quale tematica porterà sulla scena questa famosa tragedia di Sofocle?

Aristotele, nella “Poetica”, scrive che il genere tragico si basa essenzialmente su due elementi cardine della trama narrativa: agnizione e peripezia.
L’agnizione consiste nell’improvviso riconoscimento dell’identità di un personaggio, che determina una svolta decisiva nella vicenda. La peripezia è il capovolgimento improvviso dei fatti, che sconvolge l’animo di uno o più protagonisti.
Nell’Edipo Re di Sofocle, peripezia e agnizione avvengono contemporaneamente e riguardano Edipo. La tragedia si fonda sul capovolgimento della situazione iniziale.
Edipo, re di Tebe, dopo aver risolto l’enigma della Sfinge, promette al suo popolo di liberarlo dalla nuova pestilenza e, dopo aver consultato l’oracolo, annuncia di voler trovare a tutti i costi l’uccisore di Laio, responsabile dello stato in cui la città riversa. La sua ricerca affannosa lo porterà però alla sciagura: da sovrano si ritroverà esiliato, da ricco povero, da abile risolutore di enigmi impotente vittima di un enigma divino che coincide proprio col suo essere.
Per mezzo dell’espediente dell’indagine condotta da lui stesso, la peripezia coincide col suo riconoscimento quale colpevole dell’uccisione del padre Laio e dell’unione con sua madre Giocasta. In questo percorso verso la verità viene a scontrarsi con l’indovino cieco Tiresia. La condizione dei due personaggi è opposta fin dall’inizio: Edipo non sa, ma vuol conoscere, Tiresia sa, ma non vuol parlare.
Edipo, sentendosi chiamato in causa dall’indovino, lo accusa come calunniatore e sottolinea la sua cecità in modo spregiativo. Tiresia riesce però a smuovere qualcosa nell’animo di Edipo.
Solo alla fine Edipo giungerà alla verità. Rassegnato, alla vista di Giocasta impiccata, decide di compiere l’atto estremo: con la spilla aurea della madre-sposa infilza entrambi gli occhi, diventando cieco. Rispettando il bando da lui stesso emanato, Edipo è solo, esiliato dal suo popolo e in balia di una sorte avversa che da sovrano l’ha reso esule, in balia di forze divine che agiscono senza una logica precisa e che impediscono all’uomo di capire il senso ultimo delle sue azioni”.

In una battuta, quale il messaggio di questa tragedia per la nostra contemporaneità?

“La sorte di Edipo è quella di tutti gli uomini, secondo Sofocle: tutti destinati a compiere un errore, in quanto non si ha il pieno controllo delle azioni né tanto meno una conoscenza precisa del domani. L’errore è quindi una condizione con cui ogni uomo deve misurarsi prima o poi e che può portarlo alla sciagura”.

Gli interessati possono prenotarsi, con scelta del posto, su www.officinoff.com. Info 347.4999096

 

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