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L’andamento delle vendite con i saldi in provincia di Ragusa

FederModa Confcommercio: “Qualche segnale di ripresa ma insufficiente a colmare le perdite subite”
Tempo di lettura: 2 minuti

Dopo una partenza a rilento, con un calo medio a gennaio del 5,5%, nella parte finale del mese si è registrato qualche segnale di ripresa, ma assolutamente non sufficiente per colmare le carenze subite. Questi i dati emersi dal monitoraggio di FederModa-Confcommercio sull’andamento delle vendite a gennaio in provincia di Ragusa. In particolare, il 68% delle imprese associate ha rilevato una perdita di fatturato, mentre il restante 32% ha dichiarato una crescita (15%) o una stabilità delle vendite (17%). “Il parziale recupero nella seconda parte del mese – sottolinea il presidente provinciale Federmoda Ragusa, Daniele Russino – non è servito per riportare un po’ più di fiducia tra gli operatori commerciali sebbene i saldi stiano proseguendo anche a febbraio con percentuali di sconto sicuramente attrattive. Nessun alleggerimento dei magazzini. E questo, ovviamente, non ci ha consentito di far fronte agli impegni e alle scadenze con i fornitori. Ovviamente, non parliamo della redditività che si è sempre più assottigliata e che mette in difficoltà l’intero comparto”. Come è emerso dall’indagine dell’Ufficio studi nazionale sulle città e demografia d’impresa, negli ultimi 10 anni la moda ha perso il 25,5% dei negozi nei nostri centri, vie e piazze. “Una situazione molto complicata anche per la provincia di Ragusa – continua il presidente provinciale Confcommercio Ragusa, Gianluca Manenti – dove scontiamo, in generale, la perdita dei negozi di prossimità e, di conseguenza, un grave disagio per la vivibilità delle città e dei centri storici. Abbiamo avuto modo più volte di sottolineare il ruolo fondamentale dei negozi, in particolare quelli di moda, in cui convivono, in modo virtuoso, professionalità, qualità ed anche ricerca nel fare commercio in modo innovativo. La sfida per il futuro è quella di coinvolgere istituzioni, fornitori e negozi retail in un progetto di filiera. Noi ci crediamo. E abbiamo bisogno del sostegno di tutti per potere arrivare al risultato auspicato”.

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5 commenti su “L’andamento delle vendite con i saldi in provincia di Ragusa”

  1. A MIO PARERE L’AGONIA DEL COMPARTO SARA’ TREMENDAMENTE SEMPRE PIU’ FUNEREO, ANCORA DI PIU’ NEGOZI CHE SI ESTINGUERANNO, MAN MANO CHE PERDERANNO SOLIDITA’ ECONOMICA, RIMARRANNO SEMPRE PIU’ INDEBOLITI. SIA PER LE CONDIZIONI CLIMATICHE, NON DA POCO, DOVE QUEST’ANNO IL FREDDO E’ STATO SOLO IL PASSAGGIO DI QUALCHE SETTIMANA. MA SOPRATTUTTO I COLOSSI DEI SITI INTERNET (AMAZON, ZALANDO PRIVE, PRIVALIA, SALDI PRIVATI, SOLO ALCUNI DELLE MIGLIAIA), CHE PROPONGONO UNA MAREA DI ASSORTIMENTO DI MODELLI, COLORI E TAGLIE CHE NON HANNO EGUALI SUL NEGOZIO FISICO. POI DA PREMETTERE CHE ADDIRITTURA PUOI CAMBIARE O ADDIRITTURA RENDERE LA MERCE SENZA NESSUNA MOTIVAZIONE ENTRO I 30 GG. (ALCUNI PERFINO ENTRO I 60 GG.) COSA CHE NEI NEGOZI FISICI E’ IMPENSABILE, NEMMENO SE RISCONTRI UN DIFETTO. POI ANCHE I PAGAMENTI, LI PUOI RATEIZZARE ANCHE IMPORTI MOLTO MODESTI (DA 30 EURO FINO A 3.000 EURO) A 30-60- E PERSINO 90 GG. SENZA SPESE E SENZA INTERESSI (TRAMITE I CIRCUITI: PAYAPAL – SCALAPAY – KLARNA – ONEY ONE – ECC.. )
    HO VISTO CHE TANTI VANNO A FARE LE PROVE NEI CAMERINI DI ABBIGLIAMENTO O ACCESSORI MODA NEI NEGOZI FISICI PER LA TAGLIA E POI ACQUISTANO SU INTERNET.
    EVIDENTEMENTE I POCHI CLIENTI CHE HANNO POCA DIMESTICHEZZA TECNOLOGICA SONO QUELLI CHE ANCORA TIENE IL MERCATO DEL NEGOZIO FISICO.

  2. Hanno già chiuso in tantissimi, Altri faranno la stessa fine purtroppo. Ma veramente credete che con questi livelli di tasse, contribuzione, bollette energetiche, si può ancora tenere aperta un’attività??? Pagare per mantenere attori da circo che se ne fregano dei cittadini. Se poi aggiungi incapaci che fanno isole pedonali come a Ragusa, il gioco è completo. Guardate via Roma a Ragusa…… Un cimitero.

  3. Sono oltre 43mila i negozi di vicinato italiani che, nel 2022, hanno chiuso i battenti contro le 22mila nuove aperture.

    I dati di Confesercenti sono preoccupanti: il saldo tra chiusure e nuove aperture è in negativo da ormai tre anni e, se da un lato, le chiusure sono in linea con i dati pre-pandemia, le nuove aperture sono in drastico calo. La fotografia di Confesercenti sullo stato di salute dei piccoli negozi “di quartiere” è drammatica, ma uno spiraglio di serenità giunge dalle preferenze degli italiani per i piccoli negozi rispetto sia alla grande distribuzione sia ai canali online. Lo attesta un’indagine condotta sempre da Confesercenti nel 2019, che illustra con chiarezza quanto gli acquisti sotto casa siano graditi maggiormente non solo dalla popolazione anziana del Paese (i cosiddetti Baby Boomers), ma anche dai giovani della Generazione Z, ossia i ragazzi e le ragazze nati tra il 1995 e il 2010, che hanno un’età tra i 13 e i 28 anni: «I cosiddetti Zoomers -si legge nella relazione di Confesercenti-, pur se più ‘online’ della generazione X e dei Baby Boomers superano la propensione media all’acquisto in rete per alimentari, prodotti per la pulizia della casa, cibo e bevande da asporto, cosmetica ed elettronica». Riuscire, dunque, a coniugare il web con la fisicità e il contatto umano è la sfida che i piccoli negozi devono mettere sul piatto della bilancia per la propria sopravvivenza. Un utile strumento per raggiungere questa finalità arriva dall’idea di due studenti universitari di 22 anni, Tommaso Ferrari e Federico Licata, che stanno lanciato “Itemty” un’app (gratuita) focalizzata sull’orientare i negozi fisici attraverso un processo di transizione digitale, preservandone al contempo la natura, l’eredità e i valori. «L’obiettivo -spiegano i fondatori- è di garantire comodità, ma anche promuovere un approccio di acquisto responsabile dal punto di vista ambientale, economico e sociale. La piattaforma si propone di diventare il punto di riferimento per coloro che cercano prodotti unici e locali, ridefinendo così il concetto di shopping tradizionale».

  4. Ma quali tasse, siamo in un paese di evasori fiscali, gli attori da circo sono pagati aumentando il debito pubblico. Un paese marcio a tutti i livelli.

  5. Anonimo apriti un negozio e poi dopo un paio di anni ne parliamo .
    Ma sei furbo c’hai il posto fisso !!
    E insulti gli altri !!!

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