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Bosnia. Pisana presente nell’Antologia “Precipitare nelle stelle”

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E’ uscita a Zenica, in Bosnia, l’Antologia “Precipitare nelle stelle”, pubblicata a Banja Luka nel 2023 e tradotta in lingua serba, della quale è curatore Emir Sokolović, autore di libri di poesie e drammi teatrali, tra cui: “Apocalisse, 1994, progetto intermediale”; “Era una canna allora”, 1998; “Paride, o: è inutile crocifiggere Cristo, 1999” messo in scena in molti Paesi dell’Area balcanica; “Danzando tra le ombre”, 2014; “I Venti”, 2017”, nonché ideatore e organizzatore del Festival internazionale di Poesia La Piuma di Zivodrag Zivkovic.
Il poeta modicano è presente insieme ad altri 32 autori di diverse nazioni, in compagnia di altri poeti italiani, come Giorgio Moio, Gabriella Paci, Claudia Piccinno, Onofrio Arpino, Antonietta Micali, Filippo Ravizza, Francesco Saverio Bascio, Gabriella Cinti, Giuseppe Modica.
L’Antologia contiene 4 poesie di Pisana: “Passaggio in Europa”, “Omaggio a Salvatore Quasimodo, Premio Nobel perla Letteratura”, “Cerco il mio centro di gravità permanente” , “E verrà il tempo”. Marco Bacanovic nella postfazione così scrive:

“Così va e viene Domenico Pisana per i fiumi della finzione, le città gelate dalla paura, il silenzio delle maschere nelle tombe, dove la giustizia e la pace soffrono sotto le lingue delle cupole. Pisana passa per l’Europa – una sterile creatura burocratica dello spirito mediocre, che in effetti ha paura di tutto ciò che c’è sotto il sottile strato della pelle pallida: un razzista, un farabutto, un codardo, un ipocrita. Perché ciò che vale è l’irenismo, quando la memoria si inaridisce e scivola nell’imbuto della scomparsa…”

“Ringrazio Emir Sokolović – commenta Domenico Pisana – per l’inserimento in questa Antologia, che rappresenta sicuramente uno strumento per mettere in dialogo voci poetiche diverse, culture e linguaggi, sentimenti e messaggi che trovano nella poesia un’importante canale di comunicazione culturale. I miei testi inclusi nel volume esprimono la mia idea di poesia che crede nel sogno e nell’utopia, ma contemporaneamente aperti alla storia, alla società, al mondo, all’uomo che vive la sua quotidianità esistenziale; la mia poesia non cerca alchimie concettuali fini a se stesse, ma tende ad farsi “voce” capace di “rifare l’uomo dentro” direbbe Quasimodo, nonché di “rivelare l’etre”, cioè l’essere e la condizione dell’interiorità umana, sia a livello universale che sul piano personale.

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