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Firenze. Versi per la pace di Rosa Chiricosta…di Domenico Pisana

La raccolta poetica pubblicata da Libeccio Edizioni, 2022
Tempo di lettura: 2 minuti

Una voce di dolore e di denuncia la raccolta Versi per la pace, Libeccio Edizioni, 2022, che la poetessa fiorentina Rosa Chiricosta ha dato alle stampe per innalzare verso Dio le corde del suo cuore, e testimoniare tutto ciò che è possibile fare per costruire la pace a partire dal poverello di Assisi fino a giungere al nuovo Francesco, papa Bergoglio: …Ancora solo – come allora  un uomo / Nuovo Francesco – ancora come allora/ Cerca la Pace – senza condizioni -/ Sfida le convenzioni / Ingabbiano le azioni / Con apparati inutili ed orpelli (Nuovo Francesco, p. 20).

La poetessa si allinea al monito di Papa Francesco allorquando dice che “L’aumento della spesa per le armi è pazzia” e quando afferma che non serve impegnarsi solennemente, a livello internazionale, nelle campagne contro la povertà, contro la fame, contro il degrado del pianeta, se poi “si ricade nel vecchio vizio della guerra, nella vecchia strategia della potenza degli armamenti, che riporta tutto e tutti all’indietro. Sempre una guerra riporta all’indietro, sempre.”
La raccolta Versi per la pace nasce dallo sconcerto che la poetessa vive di fronte alle “cronache sempre più dolorose e catastrofiche” che dal 24 febbraio 2022 “hanno invaso i teleschermi, con immagini di intere città in fumo” documentando l’obbrobrio della guerra in Ucraina, e, altresì. con l’obiettivo di dare con i suoi versi un contribuito alla pace.
Il tono della versificazione si essenzializza quasi in una narrazione interiore con lo sguardo della poetessa rivolto al cielo per stigmatizzare come “Dimentichi marciamo – come sempre / “L’un contro l’altro armati” – indifferenti – / A lacrime e lamenti di innocenti( Le tre pietà, p. 14). La guerra. per Rosa Chiricosta, è una “Follia umana che non ha mai fine”, frutto di scelte “incomprensibili e irrazionali”, esito di “veleni orrendi / Che sparge l’uomo in guerra sulla terra”, p. 247. Quel che piace, oggi, in questa poetessa fiorentina, è il tono deciso e candido della sua scrittura, il nucleo di sentimenti che danno circostanze e impegno alla sua pagina, e soprattutto quel suo sentire impulsivo che trascrive il tempo del dolore e della morte causati dalla guerra, e che intride il suo viaggio poetico di silenzi, di ignoto e di tradimenti istituzionali:

…E si ripete uguale scempio atroce
Quando innocenti – Giuda vende ancora
Per quel brillare gelido dell’oro
Che acceca e rende schiavi indifferenti
Al male che devasta e squarcia vite…
(Giovedì Santo 2022, p. 247)

II messaggio insito nei componimenti poetici e in prosa del volume Versi di pace, non scandisce però solo i tempi della degradazione, della guerra, della irrazionalità, ma è un costante richiamo alla speranza, che ora tramonta (si legga “Tramonta la speranza”, p. 252), ora si riaccende (si legga “Speranza di un sereno, p. 253), ma che esprime sempre la peculiarità di un linguaggio fedele all’humus religiosa da cui esso emerge. Nella poesia “Spes contra Spem”, p. 248, così scrive Rosa Chiricosta:

Scossa da eventi immani
L’umanità in ginocchio
Chiede speranza al Cielo
Quanti dolori ricordano le pietre
Intatte ancora
Condanne supplizi e impari lotte
Tra gli uomini e le belve
Ma ogni cosa passa e scorre il tempo
Fiume che giunge al mare
E si trasforma
E contro ogni speranza
Il mondo spera

Questi versi hanno il comune denominatore della spiritualità della poetessa, che, seguendo i moti dell’anima, registra sentimenti e sensazioni poggiati sulla sua interiorità, religiosità e umanità.
Il titolo del componimento “Spes contra spem” (Sperare contro ogni speranza, cf. Rm 4, 18), richiama alla mente la frase simbolo dell’impegno di Giorgio La Pira, già sindaco di Firenze, per costruire la pace tra i popoli. Quando Rosa Chiricosta afferma che “contro ogni speranza /Il mondo spera”, sembra rivivere in sé e far rivivere al lettore la speranza di La Pira allorquando affermava: “Esiste una teologia dei popoli. I loro movimenti sono finalizzati… Ecco dunque una civiltà di segno nuovo che si prospetta, aperta a tutti i problemi del nostro tempo: la pace, il lavoro, l’assistenza, la strutturazione dello Stato, la cultura; e mirante all’unità del genere umano: il cammino dei popoli inevitabilmente avviato alla pace e all’unità” (1)
La poesia di Rosa Chiricosta è dunque voce di solidarietà, è speranza che si cala nelle asimmetrie umane e provoca alla pace. Pace come protesta e come beneficio, infinita attesa, irrequietezza che dirige alla meta, fedeltà a una cultura cristiana che comprende nell’uomo lo spazio dei cieli.
Il senso delle poesie e delle riflessioni di questo volume è tutto nella “verità del documento”, nella coscienza del “vissuto”, nella denuncia degli oltraggi alla vita; momenti tutti di un ardore espressivo della poetessa, fatto di immagini e riflessioni. Una poesia realistica quella della Chiricosta, se così vogliamo definirla; una poesia attraversata dalla compartecipazione al dolore di un popolo aggredito, agitata da un succedersi di accadimenti e di fatti riflessi nel volto della vita e, da lì, nello specchio del cuore della poetessa che illustra le lacerazioni e le contraddizioni di questo tempo che noi viviamo con la superficialità e il colpevole silenzio dell’indifferenza:

E come belve ci uccidiamo pure
L’un contro l’altro armati
Dimentichi del soffio
Che rende tutti noi uguali e umani
Fuscelli al vento fragili e precari
Che ciechi ci illudiamo di vedere
(Un pensiero per Mariupol, p. 281)

La poesia di Rosa Chiricosta sa, insomma, di pensiero che esplora frementi dimensioni di un tempo di guerra; ella cala, così, nella poesia la battaglia delle idee personali con versi che non sono idillio né elegia, ma poesia impegnata dove l’avventura umana della guerra e l’ “io” meditante non sono mai scompagnati da dolenti diagnosi, ma incastonati negli spazi contemplativi, nei profili di immagini in movimento, nei mutamenti misteriosi della vita, “Nelle notti silenti / Quando la luna ancella delle stelle / Note sublimi accorda / Su quell’antica cetra / Magico dono del cielo ai poeti”.
Per concludere, è proprio il caso di dire che la poetessa con la silloge Versi per la pace sembra in trincea per combattere senza tregua per l’affermazione della pace vera, quella che cerca la Verità, la giustizia; quella Verità che è la radice essenziale dell’umanesimo evangelico che Cristo sulla terra ha portato e sublimato.
La lingua, di cui ella fa uso, si compie gradatamente, a stadi. Cambia d’espressività nella sua evoluzione, ed è di volta in volta ampia, infittita, discorsiva, misurata; la costruzione versifìcatoria si dispiega in un dialogo d’anima con morbido fraseggio ed essenziale grafia gnomica e con la consapevolezza che basterebbe fermare la guerra per vedere gioire la terra insieme ai bambini:

Sorridere alla vita
Potrebbe essere un motto da incollare
Sugli aquiloni e farli andare in volo
Per questo nostro mondo senza Pace

Sgombrare il cielo per sempre dalle bombe
E colorati palloncini dare
Per far giocare allegro ogni bambino
Come sarebbe il mondo un grande incant

Basterebbe soltanto cancellare
Per sempre anche lo stesso nome guerra
Coi bambini gioirebbe anche la Terra.
(Sorriso di un bambino, pag. 236)

Questo il sogno coltivato da Rosa Chiricosta, con la consapevolezza – direbbe Paulo Coelho – che “è necessario continuare a sognare, altrimenti la nostra anima muore.”

______________________

(1)cfr.Il sogno di La Pira: Spes contra spem.

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