Giuseppe Macauda tra poesia e narrativa…di Domenico Pisana

Tempo di lettura: 2 minuti

Giuseppe Macauda è un autore modicano che ha fatto il suo esordio in poesia e narrativa da adulto, facendosi apprezzare sia a livello locale che oltre, riscuotendo parecchi premi e riconoscimenti. Componente del Caffè Quasimodo, ha al suo attivo le sillogi Giorni di miele, Monolithus, e Cromie, Swan book Brescia, nonché due opere di narrativa: Anni diversi, Swan book, Brescia, e I Gialli di Villaverde, Progetto cultura, 2022.

La silloge poetica “Cromie

Una delle domande che più frequentemente ci poniamo, è cosa si nasconde dietro i versi di un poeta, al di là e al di sopra delle parole stesse.
Leggendo Cromie di Giuseppe Macauda non si potrà che restare affascinati soprattutto dal rapporto che esiste tra la “parola” e il “colore”, tra le “cromie” e il “sentimento” più intimo, del resto lo diceva già G. W. Goehte nella sua Teoria dei colori del 1810 allorquando affermava che le cromie “agiscono sull’anima suscitando sensazioni, risvegliando emozioni e pensieri che ci distendono o ci agitano, che provocano gioia o tristezza”.
Già il titolo della raccolta del poeta modicano ci mette in carreggiata, essendo le sue “cromie” quelle tante sfumature di colori che denotano non solo i suoi ma gli stati d’animo di ogni essere umano: dal colore pallido della sera, alla luce rosa dell’alba, all’esplosione del sole meridiano. Si tratta di gradazioni che danno l’idea dei nostri patemi esistenziali: malinconia, speranza, gioia.
Giuseppe Macauda vive la vita come retaggio di un tempo che lascia il segno; di un tempo che muta una storia in fotogrammi preziosi, in momenti indicatori di armonie e miraggi. Il poeta racconta il dispiegarsi, il dipanarsi della vita riportando a galla i momenti più incisivi che hanno avuto un ruolo determinante nel suo percorso vitale: emozioni, memorie, sogni, desideri, illusioni, delusioni.
Il corpus poetico della silloge Cromie poggia infatti su una “armonia di frammenti” che sprigiona sentimenti con un linguaggio delicato, intriso di profonda spiritualità e di fascinazioni interiori; il lettore si trova di fronte una poetica che privilegia versi che sembrano pennellate atemporali e fuori dallo spazio e da cui trasudano spesso risposte velate da una tecnica di scrittura poggiata su canoni di derivazione ermetica. La struttura stilistica dà alle parole suggestività e capacità di espressione nella direzione di una piacevole musicalità del verso; il lettore viene così coinvolto in un paesaggio di atmosfere rarefatte e impalpabili.
La lettura del rapporto tra “cromie e vita” in Macauda non può certo essere fatta con l’atteggiamento assoluto di chi crede di aver compreso gli aspetti più profondi dell’animo, ma con la consapevolezza che non sarà mai possibile entrare nella parte più intima e complessa di chi scrive: teniamo inoltre conto che – come afferma Fernando Pessoa – “il poeta è un fingitore”, nel senso che le sue parole “sono/rappresentano” ciò che noi vogliamo che esse “siano/ rappresentino”.

Il libro di racconti “Anni diversi

Anni diversi è un libro ove i racconti presentano contenuti con uno sviluppo ordinato, progressivo, generativo di vicende, suscitando nei lettori quel “nostos” che riesce ad operare un ponte di collegamento tra passato e presente e ad offrire storie di vita dentro la suggestiva geografia paesaggistica della civiltà contadina. Tutto il patrimonio sociale, culturale, storico, etico, antropologico che Macauda recupera e porta alla luce nei suoi racconti, offre l’opportunità, a mio avviso, di cogliere, dal punto di vista storico, la semplicità e autenticità umana della civiltà contadina nel suo fluire esistenziale.
Se è vero – come scriveva Gesualdo Bufalino – che la “storia non è solo quella conservata negli annali del sangue e della forza; bensì quella legata al luogo, all’ambiente fisico e umano in cui ciascuno di noi è stato educato”, sé è altresì vero – prosegue lo scrittore comisano -, che “storia è il gesto con cui si intride il pane nella madia o si falcia il grano; storia è un nomignolo fulmineo, un proverbio cattivante, l’inflessione d’una voce, la sagoma di una tegola, il ritornello d’una canzone; tutto ciò, infine, che reca lo stemma del lavoro e della fantasia dell’uomo”(Cfr. C. Assenza, Modi di dire e voci di paragone negli iblei, Distretto scolastico 54 Modica, 1987, p.7.), credo si possa dire che questo volume Anni diversi interpreti pienamente la predetta concezione narrazione storica negli undici racconti che lo compongono, i quali sono permeati di devozione mariana, di carrube, di riti della ricotta, dell’apertura della caccia, dell’odore del frantoio, insomma di cose semplici, di relazioni umane , di visioni della vita, di luoghi, di gesti, di affetti, di sensazioni ed emozioni che portano il segno di quella umanità che ha attraversato la civiltà contadina iblea e siciliana.

“I gialli di Villaverde”

I gialli di Villaverde è un libro pubblicato di recente a seguito di un primo premio assegnato a Roma all’autore modicano, e che utilizza il genere letterario del giallo.
E’ un libro che piace perché Macauda oltre che poeta abbastanza rilevante, è uno scrittore con una notevole capacità inventiva, una forte fantasia immaginativa e riproduttrice: è un autore che si fa leggere piacevolmente grazie alle modulazioni della sua bella fantasia.
Non è per fare un paragone, ma è certo che coloro che leggono “ I gialli di Villaverde” non potranno non pensare a un chiaro parallellismo: se Camilleri ha costruito i suoi racconti nel centro di Vigata, Macauda li costruisce a Villaverde; se Camilleri ha trovato il protagonista in un commissario di polizia, divenuto il commissario Montalbano televisivo con la sua Fiat uno mal ridotta, la fantasia ha suggerito a Macauda il maresciallo dei carabineri Aldo Briggi con la sua Subari 4X4 in dotazione alla stazione dei carabinieri di Villaverde; certo è, altresì, che le indagini del Marasciallo di Macauda sono minuziose e seguono tutte le piste e gli intrecci delle vicende; i vari racconti fanno emergere sostanzialmente un maresciallo cauto e prudente, che indaga e deduce, che riunisce gli indizi che portano alla cattura del colpevole del misfatto commesso.
In questo senso, lo scrittore modicano riesce a non distrarre il lettore dallo scopo principale della sua narrazione che è quello di condurlo verso il trionfo della verità e l’assicurazione alla giustizia dei colpevoli; l’autore non solo ha una bella fantasia e immaginazione, ma utilizza una struttura narrativa che rispetta tutto il sistema ideazionale dell’opera, senza il quale cadrebbe ogni ipotesi etico – estetica, e porta altresì sulla pagina un linguaggio narrativo documentato con un taglio indagatorio, processuale, usando le metodologie delle indagini di polizia e mirato a ritrovare la verità.
Ciò che piace di questi racconti e il contesto situazionale impregnato di “sicilitudine”, di quella Sicilia che ci appartiene: i suoi colori, gli ambienti, i paesaggi, i modi di dire; Macauda nei suoi racconti ricorre, a volte, ad una contaminazione tra italiano e dialetto siciliano, che rende più plastico e coinvolgente il suo racconto e contribuisce a determinare la gradevolezza della lettura; e così ne I gialli di Villaverde troviamo “le minne delle vergini”, espressioni del tipo “cosi fitusi”, “a truvatura”, “gli spirdi” , “Saveriu u tratturi”, “u mulinaru”, “a priula”, “voscenza”, “mastru ri petri”, “Gittamuli nterra”, etc.
La narrazione si sussegue infittita di dialoghi tra vari personaggi in campo (Mila Krasic, il dott. Pillitteri, la prof.ssa Clotilde Calò , il sig. Ferrera, don Calogero, il notaro Grimaldi, tanto per citarne alcuni) e rimanda sempre a qualcosa di imprevisto che ridesta l’interesse del lettore, il quale si sente spinto irresistibilmente ad andare fin in fondo per vedere qual è la conclusione della vicenda.
E così facendo l’autore porta sulla pagina racconti di godibile lettura; riesce a gestire la narrazione con una coinvolgente logica e inventiva, senza togliere al lettore il gusto della suspense e senza lasciare nulla al caso: ogni elemento è tenuto rigidamente sotto controllo, affinché nulla resti in sospeso o inspiegato. Il lettore, scorrendo queste pagine, troverà pertanto tutti gli ingredienti del giallo: il luogo, i personaggi (vittima, assassino, sospettati, investigatore), tecniche narrative (suspense, coinvolgimento, colpo di scena, sorpresa), linguaggio, ritmo.
E’, poi, sul piano meta-narrativo che i racconti di Giuseppe Macauda vanno interpretati, atteso che l’autore inventa i suoi gialli per lanciare messaggi e per descrivere la società dentro la quale la sua narrazione si colloca, e per far emergere certe bassezze dell’animo umano, l’invidia, la gelosia, il rancore, l’affarismo, la delinquenza, la raccomandazione, il rapporto tra ricerca della giustizia e deontologia professionale, come nel caso del racconto Il Carro del sole.
Qui c’è una attrice, Maddalena, che verso la fine dello svolgimento di una tragedia si accascia pesantemente al suolo nel teatro greco di Siracusa: non è una morte naturale, ma è stata assassinata; si aprono le indagini del maresciallo Aldo Briggi, che prima segue una pista indiziaria di colpevolezza nella direzione del regista teatrale, il tedesco Hans Haller che si sarebbe innamorato della giovane Maddalena, poi sposta le indagini sulla prestigiosa attrice cinquantenne Cleide Visconti, la quale, cadendo in una sorta di tranello del Maresciallo Brizzi , confessa di essere stata lei l’autrice del delitto: ha ucciso Maddalena durante lo spettacolo perché accecata dall’odio e dalla gelosia per essere stata sostituita da Haller con Maddalena, a seguito di una segnalazione di un importante uomo politico.
Come in ogni giallo che si rispetti, la narrazione-enigma di Macauda ha una soluzione che coincide con lo scioglimento del mistero. Quasi a dire, c’è un ritorno all’ordine, c’è la vittoria dell’intelligenza, il raggiungimento della verità.
Anche il modo scelto dall’autore per rivelare la verità finale è tipico del giallo: i colpevoli confessano dopo essere stati arrestati e inchiodati alla loro colpa dal commissario Briggi, che illustra come sono andate le cose.
Concludendo, non si può non notare che lo stile dei racconti è in armonia con la scelta degli stessi personaggi e si caratterizza per il ritmo del parlato, per l’equilibrio dei dialoghi e per la capacità di rendere sempre vivo l’interesse del lettore. E’ come leggere la cronaca di un omicidio all’interno di una città della Sicilia, nella quale si incrociano personaggi, soggetti e figure varie; il tutto raccontato senza pregiudizi, né ideologici né di casta, con precisione topografica e con annotazioni antropologiche che rendono godibile la lettura e invitano a pause di riflessione anche sulla giustizia nel nostro tempo.

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