63 bambini ucraini accolti in quattro centri. Venti a Modica

Grande operazione umanitaria in Sicilia, il ruolo attivo della CGIL
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Una grande operazione umanitaria internazionale, con la CGIL protagonista, quella dell’accoglienza in Sicilia di 63 bambini ucraini, orfani di guerra, atterrati qualche ora fa all’aeroporto di Trapani Birgi e partiti da Cracovia.
I bambini dai quattro ai sedici anni, provengono da orfanotrofi di Mariupol e Kramatorsk nell’Oblast di Donestk.
Gli orfani sono accompagnati dai tutori dei minori e da alcuni educatori con i loro figli per un totale di 84 ucraini. Venti saranno accolti a Modica (gli altri a Trapani, Catania e Alcamo).
L’operazione umanitaria è stata coordinata dalla Comunità Papa Giovanni XXIII e dalla rete associazioni “Stop the war now”, con la collaborazione della CGIL che ha curato la logistica in Italia, del sindacato polacco Solidarnosc che si è occupato dei trasferimenti in Polonia, del Movimento Cinque Stelle che ha finanziato il volo charter.
Stamani in Prefettura a Ragusa si è tenuto un vertice alla presenza del Prefetto, Giuseppe Ranieri, dei rappresentanti del Tribunale dei Minori, della comunità Papa Giovanni XXIII, della CGIL di Ragusa e dell’Ufficio scolastico provinciale al fine di rendere agevole l’accoglienza dei venti bambini destinati a Modica. Peppe Scifo, segretario generale della CGIL di Ragusa, ha partecipato alla conferenza stampa tenutasi di seguito all’arrivo della carovana ucraina a Trapani. Questa la sua dichiarazione:
“Finalmente i bambini sono in salvo. L’organizzazione della loro accoglienza è già scattata. Sono atterrati a Trapani.
Una grande operazione di accoglienza realizzata, alla quale ha contribuito la CGIL nazionale anche attraverso l’organizzazione logistica per la loro accoglienza nelle Città siciliane affidate dal dipartimento internazionale al coordinamento della CGIL di Ragusa. Abbiamo atteso questo arrivo con grande emozione e senso di responsabilità sapendo che in questo momento va fatto uno sforzo da parte di tutte e tutti per fronteggiare l’aggravarsi della crisi su larga scala a partire da quella umanitaria, anche per le ripercussioni sociali che ci coinvolgono da vicino.”

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