Piano spiaggia sulla costiera ispicese. Riceviamo

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Premesso che la fascia costiera del nostro comune rappresenta un bene di incommensurabile bellezza che merita tutela e protezione nelle sue svariate peculiarità: dal lungo arenile fiancheggiato dalla zona dunale di S. Maria del Focallo, che scherma alla vista la modesta edilizia, alle cale di Punta Ciriga con le aree umide della Riserva retrostanti, le falesie e i faraglioni, a Punta Castellazzo, con le (non valorizzate) aree archeologiche, a porto Ulisse, con l’adiacente area protetta dei pantani Cuba e Longarini, che su quell’arenile hanno l’estuario.
Queste peculiarità erano state rilevate ed esposte in occasione dei diversi incontri di concertazione, presente anche l’Associazione “VALIA”, già all’avvio della fase di progettazione del Piano spiagge, con l’amministrazione e con il progettista.
In quelle occasioni erano state ribadite l’importanza paesaggistica e il valore attrattivo, in termini turistici, della fascia costiera, specialmente in alcune aree, come la zona dunale e le aree di nidificazione della tartaruga Caretta-Caretta e del Fratino Charadrius alexandrinus, indici di un ambiente ancora non compromesso, quali il tratto dal villaggio Marispica alla “Casa Rosa”, la spiaggia di Ciriga, Punta Castellazzo e Porto Ulisse.
Era stato convenuto, pertanto, che il Piano dovesse salvaguardare rigorosamente questi tratti di costa, poiché un eccesso di superfici destinate a concessioni per stabilimenti balneari, soprattutto in aree di particolare pregio, ne avrebbe pregiudicato la qualità ambientale e paesaggistica.
Tali valutazioni appaiono, nella stesura del Piano, completamente disattese.
Infatti registriamo che il Piano non tiene in alcuna considerazione le aree sottoposte a vincoli e di importanza comunitaria, quali zone ZPS – Zone di Protezione Speciale-, zone SIC – Siti di Importanza Comunitaria. Non tiene conto dell’impatto che gli interventi concessionati possano avere sulle aree sottoposte a vincolo idrogeologico, naturalistico, paesaggistico, quali il boschetto, le zone umide dei pantani, delle falesie, dei faraglioni.
Ciò premesso, si osserva, quindi, che in tale contesto la previsione del PUDM, così come deliberato dalla giunta, mostra una serie di gravi criticità.
Il circolo Legambiente Sikelion ha analizzato approfonditamente il Piano nel corso di diversi incontri, da cui sono emerse le valutazioni che seguono.

Si ritiene che la previsione delle aree indicate come disponibili per concessioni demaniali siano di grandi dimensioni, in quantità eccessiva e che contrastino con la dimensione e la proporzione dell’arenile, inoltre sono localizzate in modo inappropriato rispetto alla qualità del contesto territoriale.
Riteniamo che la previsione massiccia di insediamenti (stabilimenti e chioschetti), ben 21, oltre quelli già esistenti, comporterà la realizzazione di infrastrutture (es. accessi carrabili), che, interrompendo la continuità della fascia verde del boschetto, aprirebbero varchi nella vegetazione, spianando di fatto la duna e favorendo la progressiva dispersione della sabbia, che diventa “rifiuto” nel momento in cui invade la sede stradale.
Questi interventi contraddicono il vincolo idrogeologico cui è sottoposto il cosiddetto boschetto, che un’area di vegetazione del tipo macchia mediterranea, e non sarebbero compatibili con il livello 3 di salvaguardia del piano paesaggistico previsto sia nell’area ”Boschetto” che nel tratto da “punta Ciriga” a “Porto Ulisse”.
Riteniamo importante sottolineare la mancata previsione nel Piano dei “corridoi ecologici”, elementi del paesaggio di elevata qualità ambientale, che connettono gli ecosistemi dell’entroterra con il mare, per la cui realizzazione è possibile accedere a finanziamenti europei.
Rileviamo, altresì, positivamente, che, mentre non esiste più di fatto la “stradella” che costeggiava dall’alto le falesie di Ciriga, nel Piano la stessa risulta indicata come area demaniale, ma non viene evidenziata la sua riattivazione che consentirebbe, finalmente, l’accesso alle varie spiaggette e alle falesie, allo stato molto ricercate ma non accessibili.
In considerazione dell’impossibilità di fatto di accedere al mare in molti tratti, oltre a quanto previsto all’art. 10, c.2. delle NdA del PDUM, sarebbe opportuno individuare i punti e i percorsi di accesso all’arenile, specificandone le tipologie e le modalità di intervento ed esecuzione, nel pieno rispetto dell’andamento orografico, soprattutto dunale, per conservare la caratteristica naturale e paesaggistica dell’area.
Si auspica, infine, che, nelle more dell’approvazione, sia interdetto il rilascio di concessioni per stabilimenti e aree attrezzate a servizio dell’arenile, al fine di evitare che il definitivo Piano spiagge intervenga su un contesto già compromesso, vanificandone così scopo e finalità.
Inoltre, sottolineiamo che la predisposizione e l’approvazione di un Piano che interessa un’area strategica quale la fascia costiera, necessita del coinvolgimento dei cittadini, delle associazioni portatrici di interesse, di coloro che operano nel settore turistico, specie di quelle categorie che come finalità si prefiggono la valorizzazione e la preservazione delle risorse e delle potenzialità del territorio. Infatti il sistema naturale che abbiamo descritto è in grave pericolo, non solo per un eventuale sfruttamento meramente economico dell’arenile, ma anche per una carente visione della bellezza, della ricchezza e dell’importanza per una comunità del paesaggio e del suo ecosistema.
Riteniamo, quindi, che non solo è necessario contenere la proliferazione di stabilimenti balneari tipo “playa catanese”, modelli insediativi le cui caratteristiche e peculiarità incidono negativamente su qualsiasi sistema ambientale costiero, ma è di fondamentale importanza pervenire a soluzioni che tutelino e promuovano i loro fragili equilibri, la cui presenza caratterizza e identifica il nostro territorio e senza le quali saremmo “più poveri” e indifferenti.
Circolo SIKELION ISPICA

Memori del disastro di fine ottobre del 2018, quando caddero nel territorio ispicese 103.8mm di acqua in
appena 60 minuti (dato registrato dalla Stazione Meteo dell’Osservatorio delle Acque), con gravi costi
umani, ambientali ed economici, e dell’uragano che ha colpito il territorio catanese e siracusano qualche
giorno fa, si dovrebbe guardare al territorio con altri occhi e da altri punti di vista. Alla luce di tale grave
dissesto idrologico, l’arenile di S. Maria del Focallo, il sistema naturale delle aree umide e delle
infrastrutture dei canali della Bonifica, che rappresentano un sistema fragile ma di grande potenzialità,
dovrebbero essere oggetto di interventi ambientali in termini di rinaturalizzazione, corridoi ecologici, aree
di laminazione, in modo da contenere tali effetti disastrosi e nel contempo valorizzare il territorio.
Per concludere, non ci sembra secondario rilevare che, in questo momento di ritrovata sensibilità alle
emergenze ambientali e di conversione ad uno sviluppo ecocompatibile, gli assetti da noi proposti
possono intercettare considerevoli flussi economici per interventi a sostegno della natura che possa
vedere la nascita di una nuova imprenditorialità, in particolare di giovani, che abbia come obiettivo una
crescita economica compatibile alla protezione del territorio.

LEGAMBIENTE
Circolo Sikelion di Ispica

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