Modica. Dal “Verga”, lettera di un insegnante..riceviamo

Tempo di lettura: 2 minuti

Gentile redazione di RTM,
Con grande amarezza ho letto il post di un alunno del Verga che si lamenta in maniera denigratoria dell’istituto che frequenta.
Non ho la presunzione di affermare che la nostra sia la migliore delle scuole possibili, ma posso sicuramente dire che ogni mattina oltre 1100 alunni provenienti da Ragusa, Comiso, Vittoria, Chiaramonte, Scicli, Pozzallo, Ispica, Rosolini, Pachino, Noto e persino da Caltagirone arrivano nel nostro istituto perché lo hanno scelto per la qualità dell’offerta formativa e la specificità dei nostri percorsi di studio.
Mi dispiace che il nostro anonimo studente abbia messo in evidenza le presunte pecche del nostro istituto : è vero che una parte della nostra popolazione scolastica sta vivendo un periodo di disagio per i turni pomeridiani, che non sono un capriccio, ma l’unica maniera possibile di garantire le lezioni in un momento in cui il nostro istituto sta portando migliorie ai locali del plesso centrale. Non è certo colpa del dirigente o dei docenti se la didattica a distanza non è applicabile in questo caso perché dopo due anni scolastici di dad è fondamentale assicurare agli studenti quella socialità e quell’incontro che solo le lezioni in presenza garantiscono. Dall’inizio della scuola siamo in contatto con il funzionario Ast alla ricerca delle coincidenze orarie tra l’inizio e la fine delle lezioni e le partenze e gli arrivi degli autobus. Laddove questo non è possibile, non è sicuramente dovuto a nostre mancanze o superficialità, ma per inconciliabilità oggettive.
È vero, la dirigenza e il corpo docente sono molto attenti nell’evitare tutte le potenziali cause di assembramenti, è una colpa? Gli studenti arrivano con i pullman, dove i controlli sono meno ferrei, cosa succederebbe se, arrivati a scuola, tutti in presenza e in aule di dimensioni spesso non garanti del distanziamento, i nostri ragazzi non usassero tutte le precauzioni richieste dall’emergenza epidemiologica? L’anno scorso abbiamo potuto evitare focolai grazie a questa politica di attenzione e serietà.
Diamo centralità ai bisogni dei nostri studenti che, infatti, sono liberi di contattarci e di confrontarsi con noi con molta naturalezza.
Eppure, si sa, un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce e che, a fronte, di una persona che si lamenta esistono decine e decine di studenti che frequentano quotidianamente la nostra scuola e che stamattina si sono stupiti come e più di me nel leggere la lettera del loro anonimo compagno.
A tutela della fiducia che questi ragazzi e le loro famiglie ripongono nell’istituto per cui lavoro, è un sentito dovere per me scrivere queste righe chiarificatrici.
Porgo cordiali saluti,

Prof.ssa Paola Trimarchi.

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