Il 2 ottobre, si ricorda massacro Tlatelolco…di Giannino Ruzza

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Il 2 ottobre 1968, il gruppo paramilitare denominato “Battaglione Olimpia”, insieme all’Esercito, alla Polizia Segreta e alla Direzione della Sicurezza Federale, attaccò e uccise centinaia di studenti, intellettuali e insegnanti che si erano concentrati a protestare nell’emblematica Piazza delle Tre Culture a Città del Messico. Gruppi paramilitari che si sarebbero infiltrati all’interno delle proteste, identificandosi con una sciarpa bianca (simbolo degli studenti) che avrebbero iniziato a sparare senza giustificazione su civili disarmati, il cui scopo sarebbe stato ripristinare l’ordine pubblico. In realtà la cronaca dell’epoca racconta che i militari  (che avrebbero dovuto solo presidiare le marce di protesta) avrebbero inseguito e ucciso gli studenti negli edifici, nelle loro residenze e nelle strutture in cui avevano trovato rifugio. Nelle ore successive sarebbe seguita una cremazione di massa di persone, temporaneamente allocate nei camion della spazzatura. Un evento tragico per il Messico, accaduto il giorno dopo la fine dei Giochi Olimpici ’68, passato alla storia come il massacro di Tlatelolco. Le proteste di piazza riguardavano la mancanza di libertà e la richiesta di maggiori garanzie politiche per l’opposizione, miglioramenti delle condizioni di lavoro e  aumento dei salari. Il massacro costò la vita ad almeno 300 persone, contro la versione del governo di Gustavo Diaz Ordaz che dichiarava la morte di 20 persone. Una mobilitazione di piazza senza precedenti organizzata dalla comunità dell’Università Nazionale Autonoma del Messico e dell’Istituto Politecnico Nazionale. Gli anni ’60 furono  anni indubbiamente travagliati e difficili per il Paese attanagliato da una profonda crisi economica e sociale. Tuttavia, quello di Tlatelolco non è l’unico massacro di studenti registrato in Messico, anche se il più eclatante della sua storia per il numero di morti. Oggigiorno è un riferimento formativo per ricordare e commemorare la lotta democratica delle correnti popolari in America Latina. Da allora è trascorso più di mezzo secolo, ma solo nel 2005 il fatto è stato riconosciuto dalla Comunità internazionale come genocidio e crimine contro l’umanità. Inoltre, quello stesso anno, la Procura speciale per i movimenti sociali e politici del passato, aveva avviato le indagini per cercare di colpire i responsabili, ma la giustizia ha accertato “l’incongruenza nelle prove presentate” tanto che fino ad ora non c’è nessun imputato per quella terribile vicenda.

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