Luci e ombre sull’economia…l’opinione di Rita Faletti

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Nei Paesi dell’Unione l’economia è in ripresa dopo la crisi determinata dai lockdown. In Italia, il secondo trimestre si è chiuso con il Pil al 2,7 per cento, un risultato preannunciato dai timidi segnali positivi dei mesi precedenti ma decisamente al di sopra delle aspettative. Se non interverranno fattori frenanti, la stima di crescita per l’anno in corso potrebbe raggiungere l’obiettivo del 5 per cento o addirittura sforarlo. Settori trainanti i servizi e l’industria manifatturiera, in forte recupero la metalmeccanica già ai livelli pre-Covid. Con l’export che sta registrando un rimbalzo, l’Italia è tra i Paesi europei che finora hanno fatto meglio. Non sarebbe potuto accadere senza una campagna vaccinale efficace, che continua grazie all’impegno del Governo e alla collaborazione della maggioranza degli italiani, ma soprattutto alla felice combinazione tra scienziati e aziende farmaceutiche, europee e americane, senza la quale l’Europa e l’Occidente in generale sarebbero stretti nella morsa di un virus letale e delle sue varianti. Ciò che sta accadendo nel resto del mondo dove non si dispone delle necessarie quantità di vaccini, e benché in misura ridotta, nei Paesi che iniettano vaccini di loro produzione, come il Sinovac in Cina, che secondo quanto la Cina stessa afferma,  garantirebbe tassi di protezione insufficienti, o come il vaccino russo  Sputnik V, controverso per questioni di procedure e potenziali effetti collaterali non chiari. Dunque, l’ottimismo è d’obbligo, ma non si deve esagerare. Sull’Italia incombe lo spettro del debito salito a 2752,9 miliardi di euro, una cifra mostruosa che impone una riflessione e programmi di rientro affinché il ritorno al Patto di Stabilità non ci trovi impreparati. Un’evenienza  da scongiurare di fronte soprattutto alla posizione ortodossa dei Paesi cosiddetti frugali (Svezia, Finlandia, Danimarca, Olanda, Lettonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Austria) contrari  alla politica monetaria espansiva di Draghi. Christine Lagarde assicura che non è tempo di ridurre gli stimoli, non essendo ancora usciti del tutto dalla pandemia. Tuttavia, ci sono avvisaglie di non lunga permanenza di alcune misure monetarie non convenzionali. Intanto, è l’aumento dell’inflazione, che in agosto ha toccato il 3 per cento, a preoccupare maggiormente alcuni paesi dell’eurozona che temono riflessi negativi sull’economia, cioè aumento dei prezzi al consumo con conseguente calo della domanda e possibile recessione. Gli esperti non sono pessimisti e ritengono che l’aumento dei prezzi, determinato da fattori temporanei come la riduzione delle forniture energetiche dalla Russia, sarà superato quando il gasdotto Nord Stream 2 diventerà operativo. Tra gli aumenti, anche quelli delle materie prime e da non sottovalutare i costi elevati che la transizione verde comporterà. E’ proprio in questo contesto che si sta rivalutando il nucleare. In Europa le centrali sono 180, di cui 56 attive in Francia, dove l’elettricità è a basso costo, mentre l’Italia è l’unico Paese del G8 a non avere centrali nucleari. Nel mondo sono 440 che producono il 10 per cento dell’energia mondiale, una quota  che evidenzia la nostra dipendenza maggiore dai combustibili fossili che hanno conseguenze disastrose sul clima. Il contenimento delle emissioni è una sfida senza speranza: oggi si è tornati ai livelli pre-Covid e nel 2022 le emissioni si apprestano a battere ogni record.  La fusione nucleare sarebbe la soluzione migliore per creare energia pulita, inesauribile e a basso costo. Guardiamo al futuro senza paraocchi e fidiamoci della scienza.

 

 

 

 

 

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