“La risacca” di Giardina: ristampa di Amazon…di Domenico Pisana

Tempo di lettura: 2 minuti

E’ uscita in questi giorni, pubblicata da Amazon.it, la nuova edizione del libro La risacca dello scrittore pozzallese Michele Giardina, opera che vide la luce e una buona accoglienza di pubblico già nel 2009.
E’ un libro in cui l’autore usa la scrittura non solo per “ri-costruire” frammenti di storia della città di Pozzallo, ma soprattutto per “intus-ire”, cioè per entrare dentro le pieghe della storia di questa città di mare al fine di trasmettere le emozioni che dai protagonisti e dai personaggi della sua narrazione giungono a noi anche a distanza di anni. E’ un libro con un genere atipico, e sicuramente questa atipicità lo rende più originale; il corpus scrittorio poggia infatti su una strutturazione creativa caratterizzata da tre livelli: il livello storico, il livello esperienziale-narrativo, il livello letterario: tutti e tre si integrano nell’unità di una narrazione in cui il filo conduttore è la storia della comunità pozzallese raccontata con sensibilità umana, tensione emotiva e abile estro narratologico.
Il quadro storico in cui si situa la narrazione di Michele Giardina è quello del dopoguerra fino ai nostri giorni. Gli accadimenti raccontati hanno, ancora oggi, una freschezza, un calore e un valore sintagmatico, e sono rivisitati dall’autore attraverso i filmati della memoria. E in quest’ottica il testo assume un “valore documentale”, cioè di “fonte storica” cui le generazioni di oggi e quelle che verranno potranno attingere per conoscere le proprie radici, per rileggere “la storia di una comunità” , a spicchi, a piccoli bozzetti, con cui confrontarsi e dalla quale ricevere emozioni e suggestioni, proprio perché l’obiettivo dell’autore non è’ quello di ripercorrere cronologicamente e con una criteriologia storiografica “fatti e avvenimenti” motivandone le ragioni, quanto piuttosto quello di rappresentare, mediante il ricorso alla verità dei fatti accaduti ma anche all’immaginazione, al sogno, alla memoria, alcuni spaccati di vita che hanno attraversato la vita di questa città marinara.
E lo snodarsi della ricostruzione di Giardina avviene proprio all’ombra del simbolo principe della città: La Torre Cabrera. Questa Torre sembra assumere, nel racconto, quasi il ruolo di custode, di testimone silenzioso del cammino della città costellato di fatiche e di passioni.
Pozzallo, adagiata sul mare, vive, nel libro di Giardina, quasi delle atmosfere e del respiro di questa sua Torre, che si erge come a difesa della città; la Torre diventa, ne La Risacca, il simbolo della vita, è quasi lo sprone silenzioso di questo popolo pozzallese che vuole guardare avanti, al proprio futuro, alla propria crescita, ma che nel contempo non vuole dimenticare la propria storia, le proprie radici, i propri uomini e figli illustri.
Il livello narrativo-esperienziale del libro ricostruisce un “mosaico di esperienze umane, sociali, politiche, culturali ed affettive”, nel quale convergono persone, figli illustri di Pozzallo, oggetti e luoghi, vicende autobiografiche, fatti e avvenimenti giuocati tra la realtà, il sogno e la memoria.
Fra le persone più autorevoli spiccano Giorgio La Pira, Natalino Amodeo, Antonino Giunta, Ferruccio Giardina; e ancora, i lavoratori del mare, gli anziani, i pescatori Anche i luoghi parlano e palpitano di vissuti e di percorsi umani: l’Istituto nautico, l’Ippocampo, il porto, la colonia marina…
La Risacca di Michele Giardina proprio attraverso questo mosaico riesce a disegnare le coordinate umane, sociali e politiche della città: a riguardo si fanno leggere con piacere, in modo particolare, quelle pagine dove il protagonista della narrazione, Mattia, intesse dialoghi con uomini appartenenti a tutte le articolazioni della società pozzallese: politici, amministratori, persone di rango, e tanti altri: Turi, un puvirazzu; Turiddu, u tammurinieri; Vicienzu u Dutturi; Saru u rusalinaru; u zzu Ninu Porcelli; un zzu Ninu Rosa; a zza Mariccia; Pietro e Alfredo Giuffridda; Aldo Nicolosi; Iachinu;, Cicciu Carusu, don Michilinu, e tanti altri ancora.
Questi personaggi sono la testimonianza del “tessuto umano” della città di Pozzallo; sono personaggi reali costruiti col ricorso alla fantasia, ma tutti con la loro dignità e con la funzione di “umanizzare” la vicenda esistenziale di Mattia, nella quale sembra riconoscersi lo stesso scrittore.
Mattia è un uomo dall’orgoglio smisurato e che ha una sua dirittura morale: “fa la fila sia alla posta che alla banca; ha chiari i suoi obiettivi: “lanciare messaggi di dignità al mondo esterno”; ha una grande passione per il mare, tant’è che le coordinate ambientali tipiche di una città di mare fanno da cornice alla sua vicenda umana: il profumo del mare, l’odore del pesce, la brezza marina sembrano quasi aleggiare sulla narrazione e sulle stesse vicende di Mattia.
Dal sipario de La risacca si affacciano anche riflessioni forti che portano l’attenzione sia sull’ethos sociale pozzallese, sia sul comportamento di semplici cittadini che di personaggi con ruoli istituzionali e politici. Colpisce, ad esempio, la storia di Barbarossa, pescatore pozzallese, rimasto invalido a causa della perdita di entrambe le mani: la narrazione, giuocata tra passato (Barbarossa perde le mani nell’estate del ‘49) e presente, diventa, per Giardina, occasione per affondare il suo bisturi e per lanciare il suo messaggio sullo scandalo degli invalidi:

“lo scandalo dei fasulli invalidi civili in Italia ha assunto proporzioni incredibili. Una truffa colossale. Colpa della politica? Si. Della politica e del marcio alimentato per decenni dai dirigenti dei partiti, tutti, nessuno escluso. I vizi della pubblica Amministrazione una specie di catena di Sant’Antonio. Dai falsi invalidi, alle assunzioni pilotate, all’assen-teismo. Per non dire dello sperpero di pubblico denaro nella sanità”.

Qui il testo non ha intento gnomico né scade nel gretto moralismo, ma si prefigge di suscitare domande e interrogativi semplici, ma al contempo profondi, nei lettori.
La Risacca credo sia la rappresentazione esperienziale di una città della quale Giardina riesce a scriverne un “quadro autobiografico” attraverso i suoi uomini, i suoi pescatori, le sue barche, attraverso la lotta contro il malcostume, le superficialità, le arroganze; un quadro in cui la parola scritta diventa espressione del calore e l’“humanitas” che ha attraversato e continua ad attraversare questa città marinara.
Infine anche il livello letterario del libro ha un impianto strutturale decisamente poggiato su una base scritturale che conosce i processi narrativi e sa esprimerli con linguaggio autonomo ed uno stile agile, scorrevole e accattivante. La narrazione non si perde in ampollosità e sa decorosamente innalzarsi con immagini e rilievi descrittivi incisivi sul piano della comunicazione e del messaggio.
Giardina mostra di possedere una vocazione spontanea alla narrazione; egli trasforma il suo vissuto di uomo, di giornalista, di persona attenta al sociale in situazioni narrative in cui oggettività e soggettività entrano in osmosi costruendosi e poggiandosi su schemi etici. Quella di Giardina è, dunque, una narrazione che rifiuta le alchimie, la freddezza intellettualistica, la distanza dalle cose rappresentate, per configurarsi, invece, quasi come un progetto di espressione affettiva per la sua città.
Ne La Risacca aleggia infatti il senso disteso, ordinato, rispettoso e sereno della riflessione intellettuale; l’autore ,“guardando la storia in situazione”, incurva la sua narrazione sulla vicenda interna del personaggio principale, sulla sua sensibilità, sul suo bisogno irresistibile di capire e di conoscere quale è veramente il senso dell’esistenza, per afferrarlo e dominarlo.

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