Riceviamo e pubblichiamo. NON E’ IL GATTOPARDO. “Ignazio indicacosè la violenza gratuita e la democrazia”

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Esistono post, sui social e sulla stampa on line che permettono di lasciare commenti che, liberati dal contingente, dalle parole ricercate, dall’esibizione e dai nascondimenti ma anche dalla sciatteria di  alcuni  che vogliono partecipare alla riunione virtuale senza avere gli arnesi adeguati; così, solo come coreografia, liberano obiettivi nascosti e criptati, falsi scopi e falsi  moralismi.

Uno di questi è un post che Ignazio Indicacose ha postato sulla propria bacheca Facebook il 28 giugno scorso alle ore 11,14. (https://www.facebook.com/photo?fbid=881484422725971&set=a.231234984417588).

 

Un post con così alto concentrato di arroganza, di disumanità, di primus e supponenza che ha persino allontanato quella claque radical chic che di solito inonda di “mi piace” i suoi post satirici; così satirici che devono far sorridere, fosse solo per obbligo di firma o per una solidarietà dovuta da parte di una a lui amica cordata politica che non va tanto per il sottile tutte le volte che vede Abbate nel mirino del suo cecchinaggio satirico.

Eppure il post presentava i giusti presupposti per ricevere gli omaggi progressisti. Il teorema c’era tutto. Abbate vuole avvicinarsi a al partito della Meloni; la Meloni sarebbe giusto metterla a testa in giù; ergo Abbate non consente ai disabili la sosta gratuita nelle strisce blu perché è nella sua natura fascista di discriminare le minoranze. In aggiunta, non gli è sembrato vero di poter utilizzare anche la presenza di un assessore pelato (come Mussolini), cui  far dire “Neca ciò rissumu niautri ri nasciri disabile”, rischiando nei prossimi tre mesi anche una denuncia penale che sarebbe utile sia questo conoscitore di cose, sia per assistere all’ immancabile e penosa sceneggiata tendente a dimostrare che attribuendo tale frase infamante ad un “assessore pelato” si è detto il nome e cognome ma non l’indirizzo postale.
I grandi della satira ci hanno dimostrato che anche una semplice vignetta è come un articolo di fondo di un giornale. In pratica una vignetta satirica si fa apprezzare sia per la capacità di far sorridere ma anche di far riflettere. E come un articolo deve avere una sua autorevolezza, fondatezza ma principalmente  deve consentire anche la replica.

Nulla di tutto questo; Ignazio Indicacose preferisce un linguaggio, superbo  palesemente stizzito, a tratti di rara e gratuita violenza, nei confronti di un giovane che certamente non meritava simili violenze, non per la sua disabilità fisica ma per la sua certissima ed apprezzabile abilità intellettuale e morale.

Il post di Ignazio Indicacose  in verità esibisce anche un’altra verità che sembra sia divenuta una costante della società attuale che è quella di pretendere di criticare una violenza con meccanismi della stessa violenza se non peggiore o, addirittura, di invitare alla democrazia impedendo poi ai convenuti di discutere sul contenuto del messaggio che era ed è quello dell’accesso dei disabili nelle strisce blu.

Ignazio Indicacose ha costruito la vignetta solo per sollecitare il sorriso educatore del pelato, punto… e basta. Con questo scritto diciamo che non può sperare che decida lui quando deve finire.

E, per finire, chi discrimina i disabili? L’assessore pelato che, esercitando il suo potere discrezionale che gli deriva da una legge dello Stato, non privilegia i disabili nell’uso delle strisce blu o chi riempie di insulti gratuiti e di illuminante durezza, un disabile?

Non è il Gattopardo

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