Indice prezzi al consumo, aumenti anche in provincia di Ragusa

Confcommercio: “E’ il quinto segno + consecutivo che riporta l’inflazione a livelli analoghi a quelli di novembre 2018”
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Nel maggio scorso, in base alla stima preliminare diffusa dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo è rimasto stabile su base mensile ed è aumentato dell’1,3% su base annua rispetto al +1,1% del mese precedente. Quale, invece, la situazione in provincia di Ragusa? Su base mensile si registra un +0,1% mentre su base annua si arriva a +1,1%: è il quinto segno più consecutivo, che riporta l’inflazione a livelli che non si vedevano dal novembre 2018. L’accelerazione tendenziale si deve essenzialmente ai prezzi dei Beni energetici, cresciuti dal +9,7% di aprile al +14,1%, mentre flettono leggermente i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +0,7% a -0,1%). La variazione congiunturale nulla è dovuta a dinamiche opposte: da una parte, la crescita dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (+1,1%) e degli Alimentari non lavorati (+0,9%), dall’altra, la diminuzione dei prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,7%). I prezzi del cosiddetto “carrello della spesa” scendono ulteriormente (da -0,7% a -0,9%), confermando andamenti che non si registravano da agosto 1997. La “inflazione di fondo” infine, ovvero al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rimane stabile a +0,3%.
La variazione nulla in termini congiunturali “limita i rischi di una repentina e sensibile accelerazione delle dinamiche – commenta il presidente provinciale Confcommercio Ragusa, Gianluca Manenti – mentre l’ulteriore crescita su base annua riflette essenzialmente gli effetti dell’accelerazione registrata negli ultimi mesi dagli energetici, solo in parte controbilanciata dall’evoluzione dei prezzi dei servizi per il tempo libero (ricreativi e turistici), che scontano ancora un vuoto di domanda”. Manenti sottolinea, altresì, “il ruolo degli energetici nel determinare le dinamiche inflazionistiche, ben rappresentato dal divario sempre più ampio tra inflazione complessiva e quella rilevata per la componente di fondo. Ed è proprio l’assenza di tensioni inflazionistiche di base all’interno del sistema a rappresentare uno degli elementi più positivi. Non vanno, tuttavia, trascurati i potenziali effetti, depressivi sul potere d’acquisto, derivanti dall’importazione di forti impulsi inflazionistici”.

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