La crisi, il lavoro e il dopo Covid in provincia di Ragusa

La riflessione della segretaria dell'Ust Cisl Rg Sr Vera Carasi
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“Mentre non si sono ancora esauriti gli effetti nefasti della crisi dettata dalla pandemia e generata anche dalla perdita dell’occupazione, occorre prendere atto, già adesso, che, anche in provincia di Ragusa, si è messa in moto una graduale trasformazione nel modo di svolgere le attività che, per alcuni, purtroppo, potrebbe essere il punto di non ritorno sul piano occupazionale. Ma conoscere i fenomeni serve proprio a questo: permetterci di controbatterli e verificare la sostenibilità di ipotesi alternative”.
E’ quanto afferma il segretario generale dell’Ust Cisl Ragusa Siracusa, Vera Carasi, a proposito delle indicazioni che valutano l’impatto della pandemia sulla domanda di lavoro e sulle nuove competenze professionali. “Partiamo da un assunto – sottolinea Carasi – e, cioè, che sempre più persone dovranno trovare un impiego diverso dal proprio, acquisendo nuove competenze. L’emergenza sanitaria, poi, ha reso più che mai palese l’importanza della dimensione fisica sul luogo di lavoro. Per questo, le indagini su questo fattore hanno consentito di scoprire che i luoghi di lavoro in cui prima della pandemia era più frequente il contatto tra le persone, saranno anche i più colpiti dalla trasformazione già in atto, condizionando gli ambiti occupazionali. Infatti, in alcuni settori come quello del tempo libero, il virus si è abbattuto con più prepotenza proprio perché caratterizzato da un contatto ravvicinato tra le persone. Occorre prendere atto, quindi, che l’aggravante per i settori più colpiti sarà la riduzione della domanda di lavoro che, con l’aumento del lavoro a distanza, potrebbero essere sempre meno richiesti”. Secondo Carasi, inoltre, nell’evidenziare le principali tendenze che stanno progressivamente trasformando il mondo del lavoro, per poi allungarsi e confermarsi anche nel post pandemia, occorre prendere atto che “il lavoro a distanza rimarrà una costante, con interazioni e riunioni virtuali che rimarranno anche in futuro”.
“Emerge che, circa il 20-25% della forza lavoro nei Paesi delle economie avanzate – continua la segretaria – potrebbe lavorare da casa dai 3 ai 5 giorni a settimana. Di conseguenza, lo smart working aumenterebbe di cinque volte rispetto all’era pre-covid, condizionando anche le abitudini dei dipendenti. Il cambiamento influirà inevitabilmente sul tipo di competenze richieste. Ma anche sul genere di tutele sindacali che sarà necessario predisporre. La portata della trasformazione aumenta l’urgenza per le aziende di aggiornare i programmi di formazione e istruzione rivolti ai lavoratori. Sicuramente, le aziende dovranno valutare i lavori che possono svolgersi da remoto, ma occorre che possa essere migliorata, espandendola ancora di più, l’infrastruttura digitale. Da questo punto di vista, in provincia di Ragusa qualche passo avanti, nell’ultimo anno, è stato compiuto. Ma si può fare ancora di più visto e considerato che molti territori, anche alcuni tra quelli considerati produttivi, ne sono rimasti sprovvisti oppure si caratterizzano per performance dal rendimento non proprio soddisfacente. Visto che il panorama complessivo di riferimento sta cambiando, è necessario che possano modificarsi anche gli strumenti che aiutano alla formazione di questo panorama. Abbiamo una grande responsabilità. Quella di pensare al futuro. E, come sindacato, stiamo già immaginando quale potrebbe essere la visione da qui a qualche anno allo scopo di individuare le risposte alle domande che inevitabilmente arriveranno”.

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