No zone franche per chi uccide…l’opinione di Rita Faletti

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“La Francia, essa stessa colpita dal terrorismo, comprende l’assoluta necessità di giustizia per le vittime” così dall’Eliseo Emmanuel Macron pone fine alla “dottrina Mitterand” che aveva inaugurato la fase della concessione di asilo a terroristi politici stranieri e riavvicina il suo Paese all’Italia chiudendo un capitolo spinoso e divisivo. Sono dieci, di cui sette catturati dalla polizia francese, gli ex brigatisti italiani rifugiatisi in Francia sotto l’ombrello protettivo della République dopo gli omicidi commessi nel nostro Paese durante gli Anni di piombo. La gauche degli intellettuali e il gauchismo dei frequentatori di salotti chic animati dall’umanità evanescente delle varie Carla Bruni (con accento sulla i) coccolavano e blandivano gli eroi nemici dello Stato, forze liberatrici dal giogo della tirannide. E poco importava che dell’apparato di potere molti di quei poseur facessero parte. Fatto sta che anche i cugini francesi hanno toccato con mano la violenza sanguinaria e distruttrice del jiihadismo islamico. La strage di Charlie Hebdo è ancora viva nella memoria dei francesi, come la recente decapitazione del professor Paty, ma non è garantito che se al posto di Macron ci fosse stato un Hollande, si sarebbe verificata la virata securitaria voluta  dall’attuale presidente. Il quale aveva già avviato l’iter per l’estradizione degli ex brigatisti, interrotta dalla trovata geniale di Di Maio di recarsi in pellegrinaggio a Parigi con l’amichetto Di Battista allo scopo di portare il proprio appoggio morale ai leggendari gilet gialli. E all’apice della propaganda populista, da noi correva la colossale sciocchezza del franco coloniale, propalata da Meloni e sostenuta, manco a dirlo, dalla magnifica coppia grillina di cui sopra. Tutti capitoli chiusi. Caduta la cintura di sicurezza rossa avvolta nell’ipocrisia, con la competenza è tornato il dialogo: oggi c’è Draghi e i passaggi che precedono l’estradizione si sono rimessi in moto portandosi dietro la sorte degli ex brigatisti. Sono trascorsi quarant’anni dalla tragedia di cui sono stati protagonisti e ormai non ha senso chiedersi se siano cambiati e quanto. Possiamo immaginare di sì, ma questo non cancella gli omicidi commessi, né il rimorso che forse provano vale a rendere i loro crimini meno gravi.  I sentimenti non fanno parte della storia che in questo caso è la sola a contare e che nelle sue pagine li ha iscritti come assassini. Tali erano quando hanno premuto il grilletto, tali sono oggi. La necessità di giustizia di cui Macron ha parlato, non è desiderio di vendetta da parte dei familiari delle vittime che forse hanno perdonato, non è il volgare giustizialismo della gogna mediatica che trasforma gli indagati in colpevoli, è il compimento della giustizia che in uno stato di diritto rispetta le vittime e il dolore dei familiari cui si deve il risarcimento morale. Ciò non esclude le cure dovute ai malati, Pietrostefani e Petrella, in nome del sentimento di umanità che a nessuno si nega. “E’ stato ristabilito un principio fondamentale: non devono esistere zone franche per chi ha ucciso, ma non riesco a  provare soddisfazione nel vedere una persona vecchia e malata in carcere dopo così tanto tempo”. Ha detto Mario Calabresi, il cui padre fu ucciso dalle BR.

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