Divieto di consumazione al bar. Fipe chiede intervento del Mise

Interpretazione inconcepibile e inaccettabile oltre che immotivata dal punto di vista sanitario
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La circolare dello scorso 24 aprile, con cui il ministero dell’Interno ritiene che il Dl “Riaperture” vieti ai bar la possibilità di effettuare la somministrazione al banco, è giuridicamente incomprensibile e non ha alcun fondamento di sicurezza sanitaria. Si tratta di un’interpretazione che nessuno si aspettava considerando che il decreto non esclude espressamente il consumo al banco ma, al contrario, ha voluto specificare con quali modalità può avvenire il consumo al tavolo (esclusivamente all’esterno fino al 31 maggio). D’altra parte, dopo 14 mesi di blocco delle attività di ristorazione, almeno l’aspettativa di una regolamentazione puntuale non dovrebbe essere tradita: in zona gialla, a cui si spera la Sicilia possa approdare presto, i bar hanno sempre avuto la possibilità di effettuare la somministrazione al banco anche in virtù del fatto che si tratta di un consumo veloce, che non implica una lunga permanenza all’interno degli esercizi. In sostanza, stando alla circolare del ministero dell’Interno, la somministrazione al bancone non si potrà fare prima del 1° luglio mentre a partire dal 1° giugno sarà possibile consumare al chiuso ma al tavolo. Un paradosso giuridico e sanitario.
“E’ un attacco al modello di offerta del bar italiano – dichiara Dario Pistorio, presidente di Fipe Sicilia – che si differenzia da quelli degli altri Paesi proprio perché basato sul consumo al banco. Un provvedimento punitivo ingiustificato anche sotto il profilo scientifico sui rischi sanitari che si corrono. Anzi la scienza continua a sostenere che il rischio di contagio cresce con l’aumento del tempo di contatto”.
Ecco perché Fipe Confcommercio Sicilia si associa alla richiesta del presidente nazionale Lino Stoppani di un intervento urgente da parte del Mise, perché ormai il tema della salute pubblica non può essere separato da quello della tenuta di un intero settore produttivo.
Il presidente regionale Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti, aggiunge: “Non si è ancora compresa la gravità di quello che sta accadendo. I numeri diffusi dal nostro centro studi e che riguardano la nostra realtà regionale la dicono lunga sull’impatto che tali scelte rischiano di avere sulla nostra economia. In Sicilia stiamo parlando di 8.762 bar e altri esercizi simili senza cucina legalmente in attività nel 2020”. Questo, invece, il dettaglio provincia per provincia: Agrigento 852, Caltanissetta 531, Catania 1.762, Enna 306, Messina 1.188, Palermo 1.828, Ragusa 615, Siracusa 859, Trapani 821. “I numeri dicono tutto – conclude Pistorio – non possiamo più rimanere a guardare. E’ l’ora di decisioni efficaci e che consentano a queste imprese di potersi mantenere in vita. Altrimenti, sarà un disastro epocale”.

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