Ragusa. Rapporto sindacato immigrazione tra le iniziative Winter School

Le riflessioni di Peppe Scifo della Cgil analizzano le ripercussioni sociali e culturali
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“Il rapporto tra sindacato e immigrazione in Italia va affrontato partendo dalle questioni di carattere generale per poi analizzare il fenomeno sotto il profilo dell’attualità e dell’analisi del contesto locale.”
Questo l’incipit della riflessione del segretario generale della CGIL di Ragusa, Peppe Scifo, partecipando alla seconda edizione 2021 della Winter School con il tema “Sindacato e immigrazione. Le discriminazioni e la lotta per i diritti di cittadinanza e nel lavoro” che mette al suo centro le specifiche tensioni cui l’ideale della cittadinanza globale è oggi sottoposto, tra ossessioni identitarie, sovranismi, radicalizzazione delle opinioni pubbliche – da un lato – ed esperienze di riaffermazione della democrazia in termini di giustizia sociale, di responsabilità collettiva rispetto alle questioni globali, di consolidamento di una cultura del negoziato orientata alla cooperazione e alla pace fra i popoli – dall’altro.
“Il Sindacato in Italia, continua Peppe Scifo, ha rappresentato nella storia del ‘900, fin dall’inizio secolo, a parte il periodo fascista, un protagonismo sociale e politico assolutamente centrale nella storia per la conquista della democrazia.
Sulla spinta dei movimenti internazionali di matrice socialista in Italia già alla fine dell’800 si costituiscono i primi sindacati organizzati prevalentemente in sindacatati di mestiere. Allo stesso tempo sul solco delle esperienze consolidate delle società operaie di mutuo soccorso sorgono in Italia le prime Camere del Lavoro nelle quali si confederano le organizzazioni dei lavoratori già organizzate in sindacati di mestiere. Si tratta di un salto di qualità non indifferente perché l’esigenza di avere un ambito organizzativo dove far confluire le diverse articolazioni delle organizzazioni dei lavoratori dei vari mestieri risponde all’idea della unità ed universalità degli interessi del mondo del lavoro. La storia dell’evoluzione in Italia delle organizzazioni sindacali è stata sempre caratterizzata da una forte reazione, spesso violenta, da parte delle classi dominanti fin dall’inizio. Nel 1898 a Milano una manifestazione contro il caro prezzo del pane fu repressa violentemente a colpi di cannoni sulla folla provocando 83 vittime. Si è trattato di una forma primordiale di sciopero generale, poiché in quelle giornate, oltre alla partecipazione massiccia di gran parte della popolazione, vi furono le chiusure di fabbriche, negozi ed uffici. Non fu l’unico episodio della storia, tanti altri fatti di violenza hanno caratterizzato l’evoluzione del movimento dei lavoratori e delle conquiste in Italia, fin quasi ai giorni nostri. Si pensi ai fatti di Avola nel dicembre del 1968 quando la polizia sparò sulla folla uccidendo due braccianti. Si è trattato di uno sciopero per questioni salariali con rivendicazioni per nulla eversive, ma che hanno trovato come risposta la repressione e ancora una volta il sangue, nonostante la Costituzione Repubblicana già in vigore da vent’anni.
Perché è proprio nella Costituzione che viene espressamente indicata la libertà per tutti i lavoratori di organizzarsi in associazioni sindacali di rappresentanza. Il tema della libertà sindacale rappresenta uno dei punti di maggior avanzamento della nostra Costituzione anche se ancora oggi il tema della rappresentanza, sotto il profilo del diritto costituzionale e dell’evoluzione normativa rimane in parte inapplicato. Possiamo dire però che il sindacato è un organizzazione di rappresentanza di interessi collettivi di carattere sociale ad ampio raggio, soprattutto nell’esperienza italiana fortemente centrata sulla confederalità, ovvero, la prevalenza di organizzazioni sindacali rappresentative di tutte le categorie di lavoratori, a differenza di altre esperienze europee dove il modello delle organizzazioni sindacali di settore. Esempio in Italia il sindacato più rappresentativo è la CGIL in rappresentanza di tutti i settori produttivi mentre in Germania il sindacato più rappresentativo è IG Metall.
Questa premessa serve a capire come il sindacato in Italia ha affrontato il fenomeno dell’immigrazione, partendo subito da una considerazione e cioè che l’assetto organizzativo di tipo confederale è stato caratterizzante nel rappresentare interessi non solo legati a questioni di carattere lavorativo e contrattuale, bensì nella rivendicazione di diritti di cittadinanza.
E’ chiaro che il tema della rappresentanza dei lavoratori immigrati non è mai stata questione di semplice soluzione, tutt’ora le difficoltà e le complessità sono alla base del rapporto tra sindacato e immigrazione. Cercare di rappresentare non è un’iniziativa volontaristica di una sola parte, è un gioco d’interazione che richiede il coinvolgimento della parte che si vorrebbe rappresentare, e insieme richiede che gli aspiranti rappresentanti ( i sindacati) dispongano di qualche risorsa o capacità di pressione su cui far leva per essere presi in considerazione da chi ha la possibilità di agire e modificare la situazione, cioè dalle controparti private o pubbliche che siano.
Per il sindacato la rappresentanza degli immigratati è stata una sfida che in diversi casi ha avuto destini diversi; da un lato l’interesse e la disponibilità a innovare la proprie logiche di rappresentanza con un alto grado di consapevolezza dell’entità del mutamento, dall’altro invece l’agire secondo prassi consolidate che non hanno dato modo di confrontarsi con queste “nuove realtà”.
L’ingresso sulla scena della rappresentanza di nuovi soggetti, conclude la riflessione di Peppe Scifo, in questo caso gli immigrati, solleva sempre delle difficoltà connesse a qualsiasi processo di innovazione, con l’aggravante di ragioni di tipo colturale ed identitario.”
La seconda edizione di Winner School è sostenuta e promossa da: Struttura Didattica Speciale di Lingue e Letterature Straniere – Università degli Studi di Catania; Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali – Università della Calabria; Consorzio Universitario della Provincia di Ragusa; RUniPACE (Rete Università per la pace); CGIL Ragusa; Cattedra per il Dialogo fra le culture – Diocesi di Ragusa; Fondazione San Giovanni Battista- Ragusa; Centro Mediterraneo “Giorgio La Pira”- Pozzallo.

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