Modica come New York… Riceviamo e pubblichiamo

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Prima di iniziare, mi preme fare una precisazione: quello che propongo non è il progetto, ma una idea, una visione, un suggerimento che possa essere associato al termine Riqualificazione. Ovvero un’alternativa, con l’intento di riqualificare il quartiere Molinelli e dargli una propria identità, oramai persa da molto tempo.

Molti di voi ne avranno sentito parlare, e i più fortunati avranno passeggiato sulla High Line di New York, una linea ferroviaria sopraelevata in disuso, riconvertita in parco lineare urbano, un ottimo esempio di riqualificazione urbana (senza cementificare). In pochi anni la High Line è diventata una delle attrazioni più viste di New York dove è possibile passeggiare, fare jogging, sedersi o distendersi al sole, diventando così una tappa obbligatoria per coloro che visitano la città che non dorme mai.

Per quanto possa essere audace il titolo, anche Modica ha la sua High Line: mi riferisco alla copertura incompiuta dell’alveo del Quartiere Molinelli, oramai nota per l’alluvione avvenuta quattro anni fa. Certo, le dimensioni non sono paragonabili (la High Line si snoda per 2,3 Km), ma ciò che le accomuna era il loro stato di abbandono e disuso, con l’ulteriore caratteristica comune di una improvvisa interruzione della struttura, quasi fosse stata recisa.

Vorrei soffermarmi proprio su quest’ultimo punto.

Qualche settimana fa, è stato pubblicato dalla vostra testata un articolo per la ricorrenza dell’alluvione di quattro anni fa in via Fontana nel quartiere Molinelli. Nel suddetto articolo si sosteneva con eccessiva sicurezza, ai miei occhi tracotanza, come il completamento dell’alveo e la costruzione di una serie di palazzine all’interno dell’alveo, avrebbero potuto scongiurare quel triste giorno di Gennaio 2017. A mio modesto parere, costruire in un alveo è qualcosa di insano, un oltraggio alla Natura; la storia insegna che le grandi città fluviali (Amsterdam, Londra, Roma, New York, ecc.) sono nate in prossimità dei fiumi e non in mezzo ai fiumi. Non so se un eventuale completamento della copertura dell’alveo e la relativa trasformazione in strada carrabile che si raccordi con l’ex foro boario, porti benefici al quartiere. Se dovesse accadere, ciò porterebbe inevitabilmente allo spopolamento, alla morìa e all’abbandono del quartiere, ci troveremmo ad avere cinque strade (via Fontana, via Nuovo Macello, copertura alveo, via Giarratana, Via San Marco Mista) nel raggio di 130 metri. Insomma, un vero peccato compromettere questo caratteristico quartiere carico di storia, dove sorge una necropoli preistorica nota come Quartiriccio, il sito archeologico più antico nel “cuore” di Modica.

Detto ciò, mi avvio alle conclusioni: Modica ha bisogno di punti di aggregazione, di spazi verdi dove poter passeggiare e portare i propri figli, e di luoghi dove si possano svolgere attività all’aperto. Tra l’altro tutti interventi che le grandi città italiane ed europee hanno già attuato da diversi anni, mossi dall’idea che la riqualificazione non sempre sia correlata all’edificazione. Investire in un punto strategico come l’ex foro boario (previa messa in sicurezza dell’alveo), porterebbe giovamento non solo al quartiere, ma all’intera città; si potrebbe pensare a una breve sosta del trenino barocco in prossimità dell’ex foro boario, in modo che i turisti possano realizzare con i loro occhi l’immagine dipinta da Bufalino nell’espressione “…un paese in figura di melagrana spaccata…”.

Con l’augurio e la speranza che anche Modica sia attraversata dalla stessa aria di cambiamento che si respira già nelle altre città, noi tutti dovremmo avere la consapevolezza che si può fare tanto per la collettività semplicemente con poco.

Vincenzo Sortino

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