Crisi moda. Russino(Federmoda Ragusa): “Servono misure shock”

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Per la crisi dei negozi di moda, che rischiano un tracollo senza precedenti, servono misure shock. “Perché noi – afferma il presidente provinciale Federmoda Ragusa, Daniele Russino – abbiamo comprato la merce esposta oggi, 10 mesi fa, e quindi, nel caso della collezione invernale addirittura prima della diffusione della pandemia, a gennaio-febbraio dell’anno scorso. Infatti, ora, tra gennaio e febbraio, partiranno gli ordini per la nuova collezione 2021-2022. Ecco perché chiediamo di detassare i magazzini dei negozi di abbigliamento e indennizzi equi rapportati alle perdite di fatturato”. In che modo la detassazione dei magazzini? “Con un contributo in credito d’imposta del 30% delle rimanenze per la vecchia collezione – spiega Russino – sia per la primavera-estate scorsa sia per quello che ci rimarrà di questo inverno, visto che si teme di non riuscire a vendere neanche in saldo: in quanto tra smart working, assenza totale di turisti e con i ristoranti chiusi, quindi senza più occasioni di incontro, chi è che sente la necessità di cambiarsi, di acquistare un nuovo vestito?”. E i dati lo confermano, perché i prodotti più acquistati in questo periodo sono stati felpe e tute ed inoltre gli acquisti online sono aumentati del 50% a novembre.
“Noi ci troviamo ad aver acquistato prima – precisa Russino – un prodotto di moda che se non viene venduto è suscettibile a un notevole deprezzamento. I negozi di abbigliamento hanno venduto pochissimo nel secondo lockdown a novembre e a dicembre ma lo sgambetto finale è stato durante le feste natalizie e adesso c’è molta apprensione per la stagione dei saldi”. Il presidente provinciale Confcommercio Gianluca Manenti si unisce all’appello lanciato da Russino. “E’ indispensabile – sottolinea Manenti – un indennizzo equo per tutti i negozi di moda, rapportato alle effettive perdite di fatturato perché si parla tanto dei ristori ma della moda non parla nessuno. E ciò nonostante sia una delle categorie più penalizzate. Il governo deve pensare che si tratta comunque di un settore fondamentale. Se gli operatori non avranno liquidità per far fronte alle nuove collezioni che dovranno comprare e dovranno fare i conti solo con dei costi, si assisterà davvero al tracollo del fashion retail”.

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