Personaggi degli Iblei di ieri … di Domenico Pisana

Saverio Saluzzi, docente, poeta, critico letterario, saggista e traduttore
Tempo di lettura: 2 minuti

Saverio Saluzzi, deceduto il 7 gennaio scorso, è stata senza dubbio una delle voci poetiche più interessanti della provincia di Ragusa. E’ nato il 14 maggio 1931 ad Acerenza (PZ), da padre acheruntino e madre modicana, ivi insegnante di ruolo nelle Scuole Elementari. Nel 1942 fu dai genitori trasferito a Modica presso i nonni e gli zii materni, e qui ha vissuto, raggiungendo il 90esimo anno di età, la sua vita familiare.
Ha insegnato Italiano e Latino nel Liceo Classico “Tommaso Campailla” e nel Liceo Scientifico “G.Galilei” di Modica; in quest’ultimo ha anche ricoperto, per lunghi anni, l’incarico di vice preside.
Ricordare la figura di Saluzzi è qualcosa che mi tocca da vicino e mi commuove in profondità, perché è stato, nella mia formazione e crescita culturale, un pilastro fondamentale; sono stato suo alunno al Liceo Classico “T.Campailla” di Modica, collega al Liceo Scientifico “G. Galilei”, ma soprattutto egli è stato per me un amico sincero, direi il “padre letterario”, colui che mi ha avviato alla poesia, ha letto i miei versi, li ha guidati ed apprezzati scrivendo pagine e pagine di note critiche; è stato colui che mi ha aiutato ad acquisire la strumentazione necessaria per fare critica letteraria, ermeneutica dei testi: di tutto quello che in campo letterario e poetico ho realizzato in oltre un trentennio, lo debbo a lui e alla sua scuola.
Tra noi c’è stata una lunga e corposa corrispondenza epistolare che conservo nel mio archivio e che spero di poter pubblicare in sua memoria, atteso che sulla sua vasta produzione letteraria ho scritto parecchio e pubblicato testi inserendolo in Antologie, testi monografici, riviste, giornali e libri, ultimo dei quali “Percorsi critici. Lettura di autori contemporanei: Quasimodo – Montale – Federico Goffis – Lauretta – Musumarra – Saluzzi – Savoca –Barberi Squarotti – Trombatore”, Edizioni Pagine, Roma, 2001, libro che lo rese veramente entusiasta e felice come si può evincere da queste due epistole:

Punta Corvo (Scicli) 23 agosto 2001

Carissimo Domenico,
ieri ho trovato a casa, fra la posta le due copie, una con affettuosa dedica, dei tuoi “Percorsi critici” e la mia gioia è stata incontenibile, tant’è che ho lavorato con più alacrità in tutto ciò che il giorno mi chiamava a compiere. Ho subito telefonato a casa tua, e mi è stato detto che non c’eri e che ti avrebbero comunicato i miei ringraziamenti.
Ho telefonato a “Pagine”, e mi è stato detto che la Casa Editrice riaprirà il 5 settembre. Infatti vorrei ordinare venti copie del tuo prezioso libro; poi, eventualmente, altre.
La tua lettera è un cammino di amicizia e di stima, e l’ho letta con cuore esultante. La tua sensibilità è grandissima, pari al tuo cuore.
Sei straordinario nella tua dimensione umana, religiosa, professionale; sei esuberante d’intelletto, di coscienza, di studi.
Bravo, e ancora bravo, e mille volte bravo, perché ho trovato, nel tuo libro, tanta maturità e un possesso pieno della frase, dei periodi, delle successioni argomentative. Ho trovato una espressività lessicale di alto respiro, uno slancio concettuale inarcato a richiami sostanziosi di cultura e di profonda meditazione.
La tua voce, ogni volta, rinasce al rintocco dei lavori degli autori che hai preso in esame.
Io sono felice che tu abbia preso in esame i miei epistolari con lungo studio e con sapienza. Ne hai costruito un disegno superbo di colori, lampeggiato di orizzonti, esuberante di intelletto e di cuore. Eloquente il volume della tua ermeneutica e le relazioni giuocano un incontro di atmosfere esatte di suggestioni e di comunicatività. Questa pagina della mia letteratura ha trovato in te l’araldo che la grida agli studiosi e ai lettori: la tua parola interpretativa è, così, come il canto che sveglia gli uomini dal torpore.
Grazie! E grazie anche alla professoressa Graziella Corsinovi per le belle espressioni con le quali mi onora nella “Introduzione”.
Auguri di grandissimo successo e di serene ferie estive.
Con stima e sincera amicizia.

Saverio Saluzzi

Modica, 22 novembre 2001

Carissimo Domenico,
oggi ho ricevuto la tua lettera del 20 con le accluse fotocopie di giornali. Ho letto con gioia e ti sono grato di quanto tu mi esprimi nella lettera. Sono felice dei giudizi positivi sui tuoi “Percorsi critici”, i quali avvalorano quanto già per lettera io t’avevo pronunciato.
E’ un’opera, la tua, di alto livello e valore, e porta il senso e l’entusiasmo della tua illuminata intelligenza, e respiro dei tuoi studi profondi, la comunicazione della serietà delle tue letture e meditazioni.
Ti ringrazio delle parole elogiative e d’amicizia sincera che sempre mi offri, e di ciò sono umilmente superbo. In te c’è grande umanità e grande sincerità e ciò fa più ricca e splendente la tua eloquenza comunicativa di scrittore che vive nella storia e per la storia.
Mi compiaccio e ti dico: bravissimo!
Ho spedito il tuo “Percorsi critici” lassù ad Acerenza, ed ho ricevuto telefonate di elogi e di entusiasmo nei tuoi e nei miei confronti. Ho esaurito le venti copie e ne aspetto altre, già commissionate.
Grazie, Domenico, con animo riconoscente e con fraterna amicizia.
Saverio Saluzzi

La sua presenza nel dibattito culturale della città si è fatta sentire con interventi e conferenze di carattere letterario, con recensioni di libri e prefazioni a testi di autori vari, con collaborazioni a giornali e riviste. Saluzzi oltre che poeta, è stato anche critico letterario, narratore e traduttore; ha esordito a 24 anni con un volume in prosa, Una fiaba per tutti, e di lì è stato un continuo crescendo e una progressiva affermazione.
Ha ricevuto la nomina di Cavaliere dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”. Presente in diverse antologie anche a carattere scolastico, sue poesie sono state tradotte in greco, inglese, francese, tedesco, spagnolo e russo. Parecchie le sue pubblicazioni: sedici volumi di poesie; una libera traduzione in versi delle poesie dialettali di Elio Galfo; libere traduzioni dal latino di Orazio e Catullo; quattro raccolte di Epistole; tre volumetti di fiabe, racconti e prose varie; dieci volumi di saggistica; un discorso sulla poesia: “Poesia come vita”. Diversi e importanti riconoscimenti culturali anche a livello internazionale hanno premiato il suo vasto lavoro letterario: gli sono stati conferiti la targa d’argento nel 1986 ad Acerenza; e a Modica un “Riconoscimento speciale” nel 1991 e la medaglia d’oro del “Premio alla Modicanità” nel 1994.
Diverse opere di Saluzzi sono state richieste da parecchie università italiane ed europee per essere studiate ed esaminate e collocate nelle Biblioteche; non ultimo, anche alcune università americane si sono interessate alla sua produzione letteraria, ricercando i suoi testi di poesia e di critica letteraria.
Tra le sue 16 raccolte poetiche vanno ricordate “Note al vento”(1957), “Cocci”(1975), “Silvae”(1985), “Verso la terra ignota(1991), “Ed ora, il tramonto”(1994), “Un’altra sera di colori”(1999). Nell’ambito della saggistica e della critica letteraria dieci sono le sue opere, tra le quali segnaliamo “Di alcuni poeti contemporanei dell’area ragusana” – Prima e seconda serie (1984-1987); “La poesia di Emanuele Schembari”(1991), “Sicelides Musae”(1993), “Da Modica e dintorni e oltre” (1994), “Con cuore di viandante”(1998).
Saluzzi è anche autore di un ricco epistolario (1993-1999). Si tratta di lettere indirizzate a poeti, scrittori, personalità del mondo della cultura e ad amici; lettere che prendono le mosse da vari moventi comunicativi e che si presentano ricche di interiorità e fortemente segnate da un’anima sensibile e di delicata espressione.
Per quanto riguarda la poesia, merita attenzione l’opera “Antologia di spazi”, pubblicata nel 1983, ove l’Autore offre ai suoi lettori, come lui stesso afferma nella premessa, il giornale della sua anima che ha scritto in decenni di passione. Il volume, che racchiude una selezione delle precedenti raccolte (“Primi Arpeggi”, 1956; “Note al vento”, 1957; “Notazioni”,1967;“Lembi di tempo e d’anima”,1976; “Cocci”, 1975;“Controluce”, 1980; “In Cammino”,1981), ci rivela il continuo e intenso dispiegarsi dei sentimenti del poeta, che in moltissimi anni di attività poetica ha saputo comunicare le vicende della sua anima e le più profonde manifestazioni dell’io derivategli dall’attenta osservazione della realtà, dalla contemplazione del mondo della natura e da quella sua capacità di saper guardare e cogliere le coordinate più significative della vita, nel silenzio della sua meditazione.
Al fondo delle liriche si avverte la sua progressiva maturazione poetica, una sintesi armonica tra l’atto creativo e l’adesione al reale, la disposizione degli affetti, il desiderio di quiete, di ferme e chiare certezze, il suo vissuto umano che anima gli orizzonti entro cui si articolano le meditazioni liriche.
I motivi poetici di Saluzzi ricostruiscono affetti ed esigenze interiori, l’oggettività reale dell’osservato, dando vita ad un suggestivo mosaico in cui ogni immagine, enucleata con delicati registri tonali e cadenze ritmiche, riesce a descrivere la bellezza della natura, l’avvicinarsi della primavera, l’imbrunire, l’alba nascente etc., con una strutturazione del testo tutta semantizzata e convergente verso quelle direzioni tendenti ad esplicitare il significato generale del tessuto lirico.
Il fascino di un mosaico costellato d’una meravigliosa geometria di calde pitture sentimentali e percorso da una magica atmosfera che restituisce il cuore avvizzito alla vita, s’impone nella silloge poetica Verso la terra ignota, che Saluzzi pubblica nel 1991. Qui l’Autore raggiunge le vette più alte del suo cammino lirico, il culmine di una vicenda interiore più che quarantennale, che ha conosciuto l’altezza e la profondità, l’ampiezza e la ricchezza dell’appassionante mondo che è la poesia. La partizione dell’opera si snoda in “Idilli”, “Epilli” ed “Elegie”, quindi propone la traduzione di alcune Odi di Orazio. Nella poesia di Saluzzi c’è il “culto” della parola, la quale non è mai priva di significabilità né spoglia di possibilità ermeneutiche, ma, al contrario, sempre carica di passione e tensione emotiva, di risvolti semantici e d’incisività.
La sua parola poetica è il punto d’incontro tra il nous creativo e la sensibilità del cuore, la plasmatio di una idea e d’un sentimento insieme, il seme che germina dentro un’anima sofferente, si riveste di forza semantica e cade sulla “terra ignota” per vivificarla, trasformarla e arricchirla di primavere e di sogni, di albe e di tramonti, di cieli e di luce, di danze e di racconti, di prati e d’ebbrezze, di canto e di sussurri, di stelle e d’ orizzonti.
Con l’opera “Modica, sinfonia di storia e di arte, canto d’amore”, Saluzzi dà poi alla città di Modica un’opera che non solo canta le bellezze artistiche e paesaggistiche dell’ex Capitale della Contea, ma innalza i valori, le tradizioni e i sentimenti più profondi che da sempre hanno trovato posto nel cuore dei modicani. Scorrendo il volume, si avverte la piacevole sensazione di percorrere un itinerario che fa quasi camminare il lettore tra “vicoli e viuzze”, tra i sentieri di Via San Michele e Via Guerrazzi, Vico Polara e Via Santa Chiara, Via Santa Lucia e Via Francavilla, e, ancora, per le stradine dell’Itria, del Pizzo e del Castello, facendo apprezzare Modica, “questa città di favola, che s’apre al cuore come matura melagrana”.
Il libro è veramente l’espressione di un dono alla città, la storia di un uomo che “ra tirrazza ra (so) casa” ha contemplato la sua Modica, l’ha osservata nei suoi particolari, l’ha amata e descritta nelle sue bellezze, l’ha cantata come un pellegrino di sogni, l’ha fatta conoscere in varie parti del mondo, perché Modica lo ha conquistato “a un giuoco d’amore” ed è sempre stata nel cammino dei suoi anni.
La personalità letteraria di Saverio Saluzzi trova, infine, una sua valida espressione anche nel campo della traduzione. A riguardo, di notevole interesse risulta, nell’opera Verso la terra ignota, la traduzione di alcune Odi di Orazio.
L’Autore non assume il mero ruolo, spesso svilente, degli “interpretes indiserti”, ma costruisce, da latinista qual egli è stato e rimanendo fedele allo spirito del testo, una struttura non debitrice all’originale, nella quale trovano posto i suoi apporti personali.
La traduzione saluzziana fa propria la lezione di Cicerone e la metodologia di un grande traduttore qual è San Girolamo; Saluzzi tiene presente, nel dinamismo della sua traduzione, non tanto la preoccupazione dell’exprimere, dell’imitari, del transferre, cioè di trasferire e sostituire una parola latina con un’altra italiana così da riprodurre una omoiosis, (ossia una copia del modello), quanto, piuttosto, la necessità del convertere, cioè di ricreare il testo latino trasfondendo in esso tutta la ricchezza e la profondità del suo sentire poetico. Saluzzi, in sostanza, traduce non solo da tecnico, ma soprattutto da poeta; mentre infatti il tecnico che non è poeta è quasi sempre mosso, nella traduzione, da intenti esclusivamente filologici così da realizzare una copia aderente all’originale perfino a livello fonico, il tecnico-poeta, come nel caso di Saluzzi, ha un interesse artistico che si essenzializza nel bisogno di appropriarsi interiormente del testo, farlo proprio per alitare in esso la propria sensibilità poetica, nel rispetto, chiaramente, dell’istanza esegetica.
Poeta, critico letterario, traduttore, saggista, epistolografo, Saverio Saluzzi, alla sua veneranda età di 90 anni, è certamente stato un personaggio rilevante degli Iblei, da non consegnare sicuramente all’oblio; un personaggio schivo, riservato, lontano dai clamori, che ha scritto versi e prosa nel suo silenzio, appartato nello studio della sua abitazione, consegnando alla cultura opere di prestigio e di rilevante interesse.
Chiudiamo questo ricordo con alcuni brani poetici e di prosa di Saverio Saluzzi, tratti da alcune sue opere: Controluce (1980) , Lembi di tempo e d’anima (1976) In cammino(1981)

Il vero inganno(1976)

Mi sento spoglio
come la brevità
d’un monosillabo.
Il vero inganno
è essere nel tempo.

A Modica(1980)

È la nostra anima
tu largamente prepari
a incanti di tramonti
e rilevi nei tuoi panorami
rievocazioni di miti a noi
sorretti da antiche nostalgie.
Modica, ci persuadi
a recuperi, a ritorni
nel ritmo qualificante
dei nostri esigli;
e sfumate leggende
mai più vere
nel repertorio emozionante
dei tempi.
Tu ci fai dono di un impossibile morire,
Superba,
nella tua perennità.

Monserrato (1981)

Non so descriverti Monserrato,
te che sai suscitare
immagini di un mondo mitico
ove fanciulla l’anima
si sperde in immaginazioni
Ti elevi come a difesa
della Città
e il cielo tutt’insieme gioca
piacevolezze con le tue asperità;
alla sommità “La Vetta”
che chiama avventori
col suo vario gioco di luci
e l’aria salubre
e il panorama stellato del Corso
a sera.
La nostra vita è un desiderio
d’infinito,
un’ansia di altezze irrefrenabili,
un ascendere perenne verso
l’ultimo confine.
Tu sei il simbolo della vita,
Monserrato,
sei colui che sprona
e dà possanza a questo popolo;
lo tempri, lo custodisci,
lo infervori a sentirsi storia
e segno di una forte operosità.
Vago al chiaror della luna,
fai pensare a quei colloqui d’amore
che, sussurrati, traducono
accenti di passione veementi
quando l’essere si annulla
in una concezione che è fuori
della realtà
e potrebbe essere realtà fuori
del possibile e dell’immaginabile.
Il pensiero si nutrica
della tua stravaganza,
delle fantasie arabescate
che disegni con le mille fronde
con i toni delle tue asperità…
Ma il poeta non ha voce
pel canto delle tue armonie!

La lirica Monserrato è dedicata alla collina di Modica, Monserrato, che il poeta, pur dichiarandosi incapace di descrivere, in realtà dipinge con toni di alta liricità nelle sue peculiarità, negli effetti e nelle sensazioni che produce su di lui e sulla città.
A conferma dell’apparente impotenza descrittiva del poeta contenuta nella dichiarazione del primo verso, si pone lo sviluppo stesso della poesia; i dati presenti nei versi successivi ci forniscono infatti di Monserrato un quadro stimolante, nel quale la nota essenziale è data non tanto dall’andamento diegetico in sé della collina, quanto dalle stimolazioni sentimentali che essa riesce a provocare nell’animo del poeta. La struttura morfosintattica della lirica è tutta giuocata su una vitalità che contrasta con la staticità geofisica della collina.

Pagine di traduzioni ed epistolario, (1998)

“Senti il sorriso delle illusioni e vivi la loro fiamma, come appartato, dall’angolo, donde il mistero delle cose si dispiega straordinario alla tua immaginazione. Si cammina nei tuoi versi d’anima quasi col timore e il dolore di calpestare innocenze”

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