Totalitarismo del pensiero…l’opinione di Rita Faletti

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Siamo nell’era della tecnologia, l’era dominata da GAFAM, che non è una divinità pagana, né un eroe creato da Joanne Rowling, la scrittrice e sceneggiatrice britannica diventata famosa grazie alla serie di romanzi di Harry Potter. GAFAM è l’acronimo delle cinque multinazionali che controllano il mondo: Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft. Un potere gigantesco di cui tutti siamo schiavi accondiscendenti. Nelle democrazie occidentali la libertà di pensiero e di opinione è il fondamento dello stato di diritto. Ma quale libertà? Ce lo siamo chiesto? E’ la  libertà condizionata a una volontà superiore che si intrufola nelle nostre vite dandoci l’illusione di esprimere attraverso tweet il nostro pensiero  sui social, pensiero condito spesso di insulti con la copertura dell’anonimato, il che già dovrebbe far riflettere sul significato autentico di libertà che non è tale se concede il camuffamento, per poi servirsi di quel pensiero larvale, blandendo,  indirizzando, influenzando e manipolando ai propri fini. Lo spirito del tempo, lo Zeitgeist, che attraversa la nostra società, sottrae influenza ai valori e sempre più potenzia confort e sicurezza. La verità non interessa più nessuno, è scomoda e richiederebbe un comportamento coerente lineare e contrastivo. La verità è soltanto alternativa e al punto in cui siamo, ognuno può crearsi la propria e spacciarla per vera, riservandosi di rimpiazzarla con un’altra opposta. L’operazione è favorita dalla sostanziale mancanza di complessità della verità fittizia che tanto più è scarna e quasi rudimentale, tanto più diventa credibile e virale, supportata anche dalla lingua sempre più povera per meglio aderire a un contenuto di fatto modesto quandanche sensazionalistico. Un processo nemico della ragione e dell’evoluzione che conduce al regresso. Un processo che cancellando il ragionamento cancella il pensiero libero e prepara il totalitarismo. Un processo che avviene a nostra insaputa e senza provocare traumi perché conserva intatti confort e sicurezza e intanto demolisce progressivamente le basi identitarie della cultura occidentale. Alla nostra capitolazione sovrintendono i media e l’intellighenzia la quale ci spiega per esempio che siamo colpevoli degli attentati terroristici di matrice islamica perché tentiamo di opporci all’avvento di una nuova era. Esattamente come era avvenuto quando gli intellettuali avevano plaudito ai totalitarismi passati: nazismo, comunismo, maoismo. Nel 1944 Orwell scriveva che “Gli intellettuali sono portati al totalitarismo molto più delle persone ordinarie”. Nel 1945, nella prefazione a “La Fattoria degli Animali” scrive: “Se libertà vuol dire veramente qualcosa, significa il diritto di dire alla gente quello che non vuole sentire”. L’anti-staliniano Orwell negli anni Trenta e Quaranta accusava la sinistra di aver aderito al totalitarismo e aver abbandonato il popolo, la libertà e il discorso di verità. Oggi le sinistre occidentali, in particolare quelle americane, impongono il loro pensiero, incredibilmente anche nei luoghi che sono la sede naturale in cui la libertà di manifestare le proprie idee dovrebbe trovare la massima espressione: le università. Eppure anche in quelle più prestigiose domina il pensiero unico su ambiente, Black Lives Matter, temi etici e religiosi. Unica eccezione l’università di Chicago, in cui il rettore ha informato le matricole che nella sua istituzione non si accetta di cancellare conferenze per le idee degli oratori e non si vietano temi controversi come convinzioni sessuali o religiose. E in fatto di religione, la sola a subire critiche e attacchi senza conseguenti ritorsioni (chi dissente dal mainstream incorre in votazioni basse) è il cristianesimo. Chi ha l’ardire di criticare l’islam, invece, viene tacciato di islamofobia, accusa strumentale che contrabbanda per razzismo un giudizio negativo. Una caccia alle streghe del XXI secolo diffusa in Francia dove la presenza islamica è maggiore che nel resto d’Europa. Brutto momento per la libertà e i valori ad essa connessi di cui generazioni di grandi pensatori e artisti sono stati debitori e hanno segnato la storia con le loro opere formidabili. Negli Stati Uniti, dove la censura del pensiero “eretico” non è di oggi, si era creato un argine con Donald Trump fino a quando il trumpismo è diventato ideologico al pari del suo opposto. Anche in Europa esistono i presupposti perché il totalitarismo del pensiero si affermi, in particolare laddove il distacco dal cristianesimo e dai suoi valori è stato più forte. A meno che, come disse Hölderlin: “Là dove c’è il pericolo cresce anche ciò che salva”.

 

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