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Cgil Ragusa, Scifo: “Covid 19 e le emergenze nel territorio”

Si paga lo scotto di una lenta organizzazione,
Tempo di lettura: 2 minuti

Esprimiamo tutta la nostra preoccupazione per quanto sta accadendo in queste ore su tutto il nostro territorio con l’espandersi quotidiano della epidemia.
Il sistema sanitario è in forte sofferenza, nonostante i fondi stanziati e i piani di potenziamento delle Asp per far fronte all’ondata di ritorno dei contagi ampiamente prevista dal CTS (Comitato tecnico scientifico).
I mesi di tregua in concomitanza con l’estate dovevano servire per organizzare strutture attraverso acquisizioni di macchinari e sopratutto potenziamento degli organici.
Il governo regionale ha avuto sei mesi per prevedere e affrontare le criticità del sistema sanitario regionale, nel caso della quasi certa ripresa dell’epidemia di Covid – 19. Col decreto di agosto sono state anche rese disponibili, a questo fine, risorse aggiuntive.
La Regione ha scelto, sbagliando, di non adoperarsi per permettere alle Asp locali di poter procedere in tempi brevi all’assunzione del personale mancante – anestesisti, rianimatori, personale paramedico e ausiliario.
Sul versante del reclutamento dei medici si riscontrano problemi di carattere strutturale. Non è semplice reclutare personale specializzato a causa dei gravissimi errori che sono stati compiuti sulla programmazione della formazione.
Sul tutto il territorio nazionale si riscontrano difficoltà a trovare infermieri e infermiere, ma il vero problema riguarda i medici. Secondo una stima della CGIL Sanità, rispetto a un fabbisogno di 9 mila specialisti. Ogni anno il nostro sistema ha previsto il blocco delle specializzazioni a 6400, cioè ogni anno si sono specializzati 2600 medici in meno di quelli necessari.
È un dramma reale, al quale si sta cercando di porre rimedio aumentando le borse, ma ci sarà bisogno di 5 anni per riuscire a formare gli specialisti sufficienti a coprire i vuoti.
Per quanto riguarda la situazione locale servono adeguamenti strutturali, personale tecnico e manutentori, soprattutto in questa fase di trasferimento del reparto Covid dall’Ompa “M. P. Arezzo” al Giovanni Paolo Il.
Un cambio di programma nella già complicata e delicatissima fase, che crea ulteriori disagi anche per le attività ordinaria no Covid.
Risulta di primaria importanza dotare le strutture sanitarie di adeguata organizzazione per la salvaguardia della salute e sicurezza sul lavoro di tutto il personale, per evitare al massimo il rischio contagio e l’ulteriore indebolimento dell’organico, perché per tutelare i cittadini bisogna tutelare i lavoratori della sanità.
Senza una direzione tecnica esperta che dal livello centrale regionale supporti le Asp territoriali nel lavoro di potenziamento delle strutture e degli organici, difficilmente si potranno realizzare in poco tempo le azioni necessarie a partire dalle assunzioni del personale.
Serve agire subito per il rafforzamento dei sistemi si sorveglianza e di assistenza continua territoriale attraverso le USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) assieme ad una adeguata azione di tracciamento dei contagi sopratutto nelle zone dove si stanno manifestando le maggiori criticità.
Comprendiamo la complessità della situazione e soprattutto gli sforzi e il lavoro di tutte le strutture sanitarie costrette in una lotta quotidiana per far fronte ad una situazione così complessa, per questo la CGIL sostiene la necessità di agire in fretta, nella piena consapevolezza che le Asp territoriali necessitano di supporti per poter realizzare al meglio i piani di organizzazione della rete ospedaliera e dei servizi territoriali per la cura dei malati Covid e di altre patologie gravi.
Oncologia, cardiologia, malattie metaboliche sono le patologia per le quali i pazienti nella prima ondata dell’epidemia, hanno visto ridotte le possibilità di accedere alla diagnostica e alle terapie, anche per la difficoltà di creare dei percorsi separati da quelli Covid, che ha costretto gli ospedali a chiudere gli ambulatori.
Riteniamo che, in questo momento, sia necessario ogni sforzo straordinario per rispondere adeguatamente alle esigenze di cura delle molte persone a rischio. I dati e le previsioni del mondo scientifico sono preoccupanti.
È ora di mettere in campo ogni intelligenza e ogni contributo utile per far sì che la provincia di Ragusa, oggi particolarmente in sofferenza per i numeri allarmanti di contagi, soprattutto in alcuni Comuni, possa dotarsi nel più breve tempo possibile, dei posti letto aggiuntivi per le terapie intensive.
Non incoraggia vedere come il livello di dialogo istituzionale tra Governo nazionale e Governo regionale è spesso basato su logiche di contrapposizione politica e non invece su una proficua collaborazione, prevista dal nostro ordinamento ma sopratutto necessaria a provare a superare le criticità dalla situazione attuale.
Auspichiamo che la Regione provveda subito a recuperare quanto più possibile i ritardi, diversamente rischiamo di arrivare, con l’avanzata galoppante dell’ epidemia , giorno dopo giorno al punto di non ritorno per cui ogni iniziativa istituzionale e politica potrebbe risultare vana.

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3 commenti su “Cgil Ragusa, Scifo: “Covid 19 e le emergenze nel territorio””

  1. Tonino Spinello

    Sig. Scifo,
    Perchè ripetete sempre con il condizionale quello che già sappiamo? Non abbiamo bisogno di sentircelo dire anche da voi. O crede che siamo un pò ritardati? ora che ha fatto il suo bel discorsetto, perchè non si chiede: “Noi cosa possiamo fare? Come possiamo contribuire? Abbiamo le capacità per avanzare proposte serie? Siamo in grado ad essere di aiuto o fare solo slogan pubblicitari?

  2. Duilio Assennato

    Caro Peppe, non è il caso di raccogliere le provocazioni di certi saputelli che sicuramente non sono “ritardati” ma forse un po prevenuti; al pari di chi invitava le nostre nonne a fare la calza, non ritenendole all’altezza di fare altro oppure come quelli che vedendo “rosso CGIL” pensano di poter relegare un’organizzazione sindacale da sempre propositiva mai banale, a tratti indigesta al potere nel medesimo ruolo che volevano per le nostre nonne.
    Sconoscono questi figuri il ruolo sociale che riveste il sindacato, hanno già dimenticato quello che oggi abbiamo apparentemente dovuto a prescindere: pensioni, garanzie su ferie, malattie, ecc.
    Conquiste che non furono frutto dell’opera meritoria di un Mussolini qualsiasi, come falsamente riportano alcuni storiografi e pennivendoli ma il frutto di tante lotte, di tanti sacrifici del movimento operaio e contadino.
    Non ti curar di loro e passa. Ciao Peppe.

  3. Tonino Spinello

    E si caro Duilio,
    Hai proprio ragione, in “passato” hanno lottato e come, hanno difeso la classe operaia, facevano il loro lavoro, hanno dato dignità ad una classe debole, hanno reso dignitoso il lavoro delle persone!
    Oggi è ancora cosi Duilio? Dobbiamo sederci sugli allori? Oppure viviamo di riflesso?
    Oggi i colori sono tutti uguali e se li osserva attentamente si accorge di questo. Allora tutti lottavano e facevano le barricate fino a quando si otteneva quello che era giusto. Oggi oltre ai comunicati col condizionale cosa fanno? Oltre a chiedere tavoli di concertazione, cosa fanno? Parlano e parlano anche loro. Perchè anche loro hanno incominciato a mettersi l’abito firmato e prestano il fianco alla politica di cui sono compromessi e ne traggono benefici personali! Non sono quelli che avevano fatto cartello per le domande di sussidio durante la prima ondata? Dica al suo “Amico” cosa hanno fatto col precariato e di tutti i lavoratori che aspettano da 20 anni un regolare o stabile contratto!

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