
Agli esordi scoppiettante e acclamato, il pontificato di Francesco foriero di una ventata di modernità che il mondo dei liberal e la comunità dei vescovi protestanti tedeschi e dei novatori attendevano da tempo, deve confrontarsi con le perplessità dei vescovi tradizionalisti, ancora in maggioranza, e il disorientamento dei cattolici fedeli alla dottrina. Il Pontefice della rivoluzione annunciata, del ritorno della chiesa alla povertà delle origini, della pulizia all’interno della Curia, obiettivo anticipato nel 2013 e arenatosi per gli ostacoli incontrati e temporaneamente sospeso a favore di temi ritenuti più impellenti, ambiente e migrazioni, procede per tappe successive e incrementali lungo il cammino verso l’apertura. Non circoscritta a una questione specifica, ma via via sempre più larga, quantomeno nelle parole e nei discorsi papali a briglia sciolta che rendono lecita la domanda: qual è il programma di Papa Bergoglio? La società fluida che pone tutto sullo stesso livello e insegue istinti pulsioni e obiettivi egoistici, chiede una religione compiacente che si adegui e soddisfi le sue richieste. Il femminismo rivendica i propri diritti e Francesco risponde: nella Chiesa servono più donne nei posti di comando “dove si prendono decisioni importanti”. Una Lilli Gruber al maschile e in veste bianca che difende le quote rosa con lo stesso slancio, peraltro raro, della conduttrice televisiva, passando sopra all’imbarazzo di un recente e di un meno recente rapporto del Vaticano con il mondo rosa. Un altro tema che agita la Chiesa riguarda l’abolizione del celibato per i sacerdoti. Il Sinodo sull’Amazzonia doveva essere l’occasione per i vescovi tedeschi di raggiungere quel fine, approfittando dell’idea del Papa di evangelizzare quelle terre remote attraverso l’ordinazione sacerdotale di anziani con famiglia già costituita. Bergoglio ha detto no. L’abolizione del celibato sarebbe il primo passo verso il matrimonio dei preti e verso quello successivo dello sdoganamento dell’omosessualità: ci troveremmo di fronte alla richiesta del matrimonio omosessuale tra preti. Una aberrazione. Questa volta il papa ha messo i paletti, ma la notizia è apparsa in sordina, niente titoloni in prima pagina, come invece era accaduto quando sembrava che la meta fosse il superamento definitivo dei dogmi. Che a Francesco non piacciono. Il suo pontificato non è quello de sì sì o del no no, ma del ni, dell’ambiguità. Si ha come la sensazione che il Papa lasci sempre aperto uno spiraglio per andare incontro, per sposare i tempi. Pochi giorni orsono, alla Festa del Cinema di Roma, è stato presentato il docufilm su Francesco del regista russo Evgeny Afineevsky in cui il Papa fa una dichiarazione sulle persone omosessuali: “Sono figli di Dio e hanno il diritto di avere una famiglia. Dobbiamo fare una legge sulle unioni civili, così loro sarebbero legalmente coperti”. Una proposta non nuova. Prima di essere eletto Papa, Bergoglio si disse favorevole alle unioni civili fra omosessuali e lo fece per fermare la legge sul matrimonio gay, da lui definito “un attacco distruttivo al piano di Dio” e aggiunse che l’omosessualità è un’ “inclinazione disordinata”. Poi è arrivato il “Chi sono io per giudicare un gay?” che gli valse il premio della rivista gay Advocate come “uomo dell’anno 2013”. Qual è allora la posizione di Francesco sulla famiglia che per il cristianesimo è “unione di uomo e donna perché maschio e femmina Iddio li creò”? Le parole, se non sono chiare, generano equivoci che offrono il destro a strumentalizzazioni anche politiche. Si vuole secolarizzare la Chiesa adeguandola alla società? Ricordiamo San Paolo: “Non vogliate adeguarvi al secolo”. Un conto è la legalizzazione delle unioni civili omosessuali, un conto è il matrimonio. Se il Papa sostiene che l’omosessualità è un disordine biologico, automaticamente si accetta il determinismo, se, al contrario, esso rappresenta una scelta, vale il principio del “libero arbitrio”. Il cristianesimo si fonda sulla libertà di credere o di non credere, ma se credi, devi agire in conformità con le leggi della Chiesa di Cristo. Si può decidere di non farlo, ma un Papa ha il dovere di tenere la barra dritta se vuole salvare l’unità della Chiesa e dei cristiani.
16 commenti su “Pontificato ambiguo…l’opinione di Rita Faletti”
L’ambiguità della Chiesa, è stata sempre il loro dogma!
Hanno sentenziato giudizi, e condanne verso i fedeli (e non) in nome di Dio e della Santa Trinità, facendoli sentire sempre in colpa e di conseguenza in dovere verso qualcosa. Da duemila anni hanno condizionato il modo di vivere al mondo, hanno condizionato il modo di pensare e hanno condizionato anche le attività sessuali sin da piccoli. Il cosiddetto atto impuro! Questo negli ultimi tempi, se dobbiamo partire dalla Santa Inquisizione ad oggi, davvero faremmo notte fonda. Con il passare degli anni e in base ai periodi, si sono adattati alla società per non perdere fedeli. O per non perdere i lasciti e le offerte! Un tempo si condannava un divorzio, “non osi l’uomo separare ciò che Dio unisce” dicevano. Per la chiesa era un peccatore e quindi non poteva accedere al sacramento della comunione. Poi si sono inventati la Sacra Rota e con 30 milioni di vecchie lire, Dio ti scioglieva dal vincolo e potevi comunicarti con il Signore e tutti i Santi del Paradiso. Ancora oggi succede questo, d’altro canto i divorzi sono numerosi e numerose le domande di “Annullamento del Matrimonio”. Oggi non sono tariffe, li chiamano offerte, ma c’è un minimo. Come un minimo quando fai la prima comunione, cresima, matrimonio, e l’estrema unzione. Ma la potenza più grande che ha la chiesa e che nessuno ha, è la confessione. Nel confessionale non sei tu e il prete, sei tu e Dio, il prete fa da ponte. Quindi ti apri e dici tutto quello che hai da dire, dici tante di quelle cose che non diresti neanche sotto tortura, anche le più recondite. Da questo sanno tutto di tutti, sanno come pensa veramente la gente, quello che vuole, li conoscono nell’intimo più della tecnologia, compresa la macchina della verità. E chi mi dice che un personaggio di un certo rilievo nel frattempo non sia stato spiato con qualche microspia e poi ricattato? Questo giustificherebbe tante cose, ma siccome le vie del Signore sono infinite allora non abbiamo di che temere o preoccuparci.
La Faletti dice qual è il programma di Papa Bergoglio? Non è facile con loro capire, quando pensi che hai capito tutto, allora vuol dire che non hai capito niente, questo è quello che penso io. Ma se rivedo il loro percorso, posso intuire che sono in una fase di transizione, sono nella fase di “Essere o Avere”, e alla fine saranno e avranno! Tanto la gente dimentica facilmente e specie se c’è la fede nel mezzo “vuoi” dimenticare, e in fretta. Un po’ come dopo il conflitto mondiale nessuno voleva parlare degli ebrei, la gente voleva dimenticare. O come la misteriosa morte di Papa Giovanni Paolo I meglio conosciuto come Papa Lucani che mi è rimasto tanto nel cuore. I gay ormai sono un esercito e molti sono anche persone virtuose, quindi avvicinarli a Dio potrebbe essere una mossa vincente, ma se io fossi un gay, non dimenticherei quanti giudizi, pregiudizi e sproloqui abbiano avuto. Ci costruivano tanti di quei sermoni che la Divina Commedia a confronto era un riassunto. Ovviamente non dobbiamo dimenticare che bene ne hanno fatto e ne fanno, ( sempre poco rispetto al tanto che hanno) ma questo è un compito che spetta ai sacerdoti cosiddetti di campagna, uno come San Francesco o Padre Pio (mi piace più di San Pio) ad esempio, ma se si fiuta l’odore dei soldi allora Assisi e Pietrelcina, diventano priorità del Papa, Cardinali e Vescovi.
L’apertura di Francesco alle relazioni naturali e di minoranza è invece una scelta politica di grande coraggio.
Perché negare il diritto alla religiosità (cattolica) a fratelli e sorelle che vivono una condizione affettiva diversa ma pur sempre autentica? Perché una grande istituzione quale la Chiesa dovrebbe sottrarsi a questa operazione di rinnovamento progressista?
È un passo importante a cui andrebbe dato invece ampio risalto, in una modernità quale quella attuale sempre più complessa.
A pochi giorni dalla barbara esecuzione di un professore (e siamo nella Francia cuore della rivoluzione dei diritti e dell’illuminismo) la riflessione da fare è come eradicare il fanatismo, la violenza, l’odio.
Il passo di Francesco va nella direzione dell’inclusione e del rinnovamento.
Un esempio e un invito anche alle altre professioni, ad abbandonare dogmatismi pŕotostorici fuori dai tempi e in questo senso un gesto fortemente politico.
L’accoglienza è una delle missioni della Chiesa assieme al proselitismo: “Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura” Gesù agli apostoli. Accostarsi al cristianesimo non è precluso a nessuno, neanche partecipare alle funzioni religiose; essere cristiani è un’altra cosa. Significa seguire la parola di Dio. Gesù parla di “immoralità sessuale” e “porneia” (nel testo biblico) per condannare ogni forma di rapporto sessuale al di fuori del matrimonio, incluso quello di tipo omosessuale. Ne parla anche attraverso i suoi apostoli, Paolo è il più esplicito nella lettera ai Romani (disonorevoli, contro natura, vergognosi), e ai Corinzi (un peccato che esclude dal regno di Dio come la disonestà). La Chiesa è l’erede della parola divina che non è un elastico che si allunga e si accorcia secondo le nostre esigenze e il Pontefice è il custode di quella legge. Capisco la necessità di fare proseliti, ma andando a pescare in tutti i mari senza distinzione alcuna, si corre il rischio di perdere i pesci che trovano alimento e vita nell’unico mare a loro consono. La via verso la scristianizzazione è diventata un’autostrada percorsa dall’ipocrisia della politica per raggiungere scopi spesso tutt’altro che nobili. Se si abbattono le fondamenta della religione cristiana si abbattono le nostre radici per andare incontro a un progresso effimero. E’ la bellezza del passato che arricchisce il nostro futuro. E’ nella continuità che l’uomo salva se stesso. Nel rifiuto della continuità ci sono i germi dell’autodistruzione e dei valori della nostra civiltà. Fermo restando che il rispetto dell’altro è sacrosanto
Come ho avuto modo di dire in qualche mio commento precedente, Rita Faletti fa un’analisi che è inattaccabile: essere cristiani è seguire la parola di Dio, il nostro Vangelo. Le interpretazioni soggettive e strumentali sul cristianesimo, hanno l’intento, forse, di sconvolgere il messaggio e i dogma che dalle origini del cristianesimo ci vengono tramandate.
Tanti Enrico VIII bussano alla porta di Francesco, alle prese il nostro Papa con una miriade di problemi come forse la chiesa nel suo passato non ha mai vissuto.
A titolo semplificativo e non esaustivo: due Papi, scandali finanziari, suore che vogliono dire messa, femminismo che rivendica ruoli di rilievo all’interno delle strutture ecclesiali, omosessualità che bussa alla sua porta, pedofilia dei prelati, crisi delle vocazioni, costante diminuzione dei credenti e dei professanti, preti che vorrebbero sposarsi – mi fermo.
Da dove cominciare? Basta, come dice la Faletti “Un Papa ha il dovere di tenere la barra dritta se vuole salvare l’unità della Chiesa e dei cristiani”?
Ho dei dubbi, seri.
Naturalmente “a titolo esemplificativo”
Ambiguità per ambigiutà.
Spieghi cosa intende con quella bella frase che vorrebbe essere ad effetto. Ambiguità per ambiguità.
Spesso le capre belano senza sapere perché
Cara Faletti,
si sa che le rivoluzioni non sono inaspettati cataclismi, poiché traggono origine da processi di cambiamento più o meno lunghi e se ne percepisce la portata nel momento in cui la trasformazione è resa evidente.
Il crollo del muro di Berlino e il declino del comunismo, per intenderci, non sono stati orchestrati il giorno prima.
Ma è anche risaputo che gli effetti delle rivoluzioni si scoprono nitidamente solo a posteriori, attraverso gli occhi della storia.
Ora e per entrare nell’argomento, citando le Sue stesse parole, “il Pontefice della rivoluzione annunciata, del ritorno della Chiesa alla povertà delle origini, della pulizia all’interno della Curia” sta attuando via via quel programma iniziato con un inaudito “buonasera”, che Bergoglio ha pronunciato dalla Loggia delle Benedizioni il giorno in cui si è dato il nome Francesco.
La società fluida, o liquida che dir si voglia, è fatta anche di credenti e lì deve arrivare il magistero della Chiesa, in un mondo dinamico che trasformandosi pone nuove sfide e nuove insidie.
Credo che la Chiesa sia un corpo che si nutre dei valori del Cristianesimo, attingendo alla freschezza che rinnova e vivifica le sue profonde radici, e attraverso la sinergia tra dinamismo e staticità contrappone il nitore del Vangelo alla torbidezza dell’ambiguità.
Come Lei, tra le altre cose, ha osservato, Papa Francesco ha detto no alla prospettiva dell’abolizione del celibato dei sacerdoti, mostrando chiaramente la strada, conformemente alla norma, che non è un dogma.
Sempre con riferimento a quanto da Lei osservato, Papa Bergoglio ha incoraggiato la regolarizzazione civile delle unioni tra persone dello stesso sesso, scongiurando così l’omologazione di un improprio vincolo matrimoniale.
Il “chi sono io per giudicare” altro non è, credo, che l’esortazione a non classificare e non bollare i propri simili attraverso metri di giudizio caleidoscopici dettati da umori mutevoli che conducono a sentenze gratuite; che offendono “gli imputati” e non onorano i “sedicenti giudici” che le hanno indebitamente formulate.
Papa Francesco ha dato segnali chiari sin dal suo insediamento: non ha voluto mozzette purpuree orlate di ermellino ma solo e sempre la veste bianca “d’ordinanza”, e un cappotto bianco contro i rigori dell’inverno. Ha rinunciato al ruolo di inquilino del Palazzo Apostolico preferendo quello di ospite della Casa Santa Marta. Niente soggiorni estivi a Castel Gandolfo. Ha disertato il primo, e ultimo, concerto in suo onore “per incombenza urgente e improrogabile” (o forse motivando la defezione con un “non sono un principe rinascimentale”). Ha dato, in modo diretto, ristoro ai senza tetto che “dimorano” nelle adiacenze della Basilica di San Pietro. Ha fatto a meno di auto “blasonate” spostandosi a bordo di semplici berline.
Insomma, scelte nette, significative nella loro semplicità.
Il Papa non ha risorse straordinarie per rappresentare la divina potestà ma solo la grande responsabilità di reggere la comunità dei credenti; il gravoso peso di guidare il popolo affidatogli.
Il fondatore della Chiesa fece chiaramente intendere ai primi apostoli di prepararsi al peggio, dicendo: “io vi mando come pecore in mezzo ai lupi” e ancora “voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!”.
Credo sia questa la sfida, sicuramente audace.
Perché dominare il mondo, nel piccolo dei dannosi egoismi di ciascuno, può anche essere un’ambizione convenzionale degli uomini, mentre cosa diversa e ben più difficile è provare a vincere il mondo, ossia proporsi di sovrastarlo abbandonando le velleità distopiche in esso radicate.
Forse, a pensarci bene, in quella selva che è il mondo, la fatica immane dell’esistenza consiste proprio nell’individuare le pecore e i lupi, perché nell’incessante frastuono belati e ululati si confondono.
Leprenellaluna,
Se vede le cose su angolazioni diverse allora probabilmente è come fa intendere. Intendere nel senso che non è chiara nel concetto, e francamente non ho capito il fine della discussione. Se non si vedono o non si vogliono vedere le cose del percorso della chiesa, allora è come mentire a se stessi. Questa è la sensazione che ho avuto io.
@leprenellaluna
Vedo che Lei soffre di idiosincrasia nei confronti di opinioni differenti o divergenti dalle Sue e ha la tendenza a mettersi in cattedra, anche se in postura “caritatevole”. La conseguenza è che si concentra su ciò che non Le piace e che invece piace a Lei negandosi la possibilità di guardare alle cose da più prospettive. Lei è cattolico, probabilmente praticante e certamente sostenitore della funzione sociale della Chiesa. Io sono cristiana, ma potrei essere ebrea o buddhista o scintoista, rimarrei lo stesso laica e liberale nel profondo. E’ una questione di ambiente familiare, educazione ricevuta, studi, osservazione della realtà, esperienze di vita. Questo mi consente di essere distante da qualunque forma di “fanatismo” politico e religioso, di valutare con sufficiente distacco situazioni e comportamenti, senza subire condizionamenti e senza corteggiamenti. In breve, mi sento e sono una persona libera. Ma non confondo libertà con licenza. E veniamo al punto. Le mie opinioni possono piacere o non piacere. Non scrivo per l’applauso ma perché credo sia utile, soprattutto in tempi caotici e disordinati in cui l’irrazionalità prevale sulla ragione, la disinformazione sull’informazione, l’ignoranza sulla conoscenza, l’isteria sulla calma, esprimere un punto di vista su questioni che reputo importanti e che hanno a che fare, tutte, direttamente o indirettamente, con il valore della libertà e l’importanza dell’autonomia di pensiero. Credo che ne abbiamo bisogno tutti per chiarirci le idee, eventualmente modificarle o correggerle, e aprire la testa all’alterità. Io scrivo e i commentatori partecipano contribuendo secondo il loro pensiero. L’attacco va bene ma deve essere argomentato, altrimenti è un belato sterile. Sul Papa, che Lei ama, nutro parecchie perplessità, che nascono più da quello che dice che da quello che ha realizzato finora. Proprio perché i cambiamenti non avvengono dall’oggi al domani, ma si preparano in tempi lunghi, credo che Bergoglio stia preparando il terreno a un cambiamento radicale che spoglierebbe il cristianesimo del suo significato. Molte cose lo suggeriscono: il silenzio sulle violenze cinesi a Hong Kong per preservare gli accordi con la Cina che invece se ne frega, i discorsi su fratellanza e dialogo interreligioso di fronte all’evidenza dell’odio islamista che non è solo delle frange estremiste ma diffuso nel mondo musulmano come si vede in questi giorni. Anche il terrorismo che si sta esprimendo in forme barbare rivela la volontà di usare il terrore per addomesticarci e privarci della nostra libertà. La risposta del Papa, in forma reticente e irenista, è una risposta debole e inefficace. L’occidente ha il dovere di difendersi se non vuole soccombere definitivamente e deve smetterla di attribuirsi colpe che non ha. E’ anche quanto sostengono filosofi, scrittori, intellettuali francesi. Alla guerra si risponde con la guerra: allontanare tutti gli islamisti dalla Francia. Se a loro la Francia non va bene, le porte sono aperte: se ne vadano.
Gentile Tonino Spinello,
sì, è questione di angolazione, di prospettiva, che disegna l’orizzonte dal punto in cui ci troviamo. Anche leggere, che è un atto creativo, disegna i concetti sulla base dell’ampiezza che diamo all’analisi, e il senso delle stesse parole, in chi scrive e in chi legge, non sempre coincide.
Gentile Faletti,
credo che nessuno sia in grado di giudicarsi con obiettività e che ciascuno sia, fortunatamente, “costretto” a vivere nell’imperfezione. Questo stato esistenziale ci accomuna e ci rende consapevoli della zavorra di difetti che ci portiamo addosso.
È vero, ho spesso commentato le Sue idiosincrasie (chi non ne ha?) nei riguardi dell’attuale Pontefice e di varie figure istituzionali nostrane e non, o le Sue simpatie verso altri, ma credo di averlo fatto senza malizia, non aggiungendo nulla a quello che ha candidamente dimostrato, di volta in volta, e di cui è onestamente consapevole, nel rispetto della Sua opinione e partecipando al dibattito attraverso il mio pensiero.
Il Suo mestiere è scrivere; gli applausi possono conseguirne o meno ma non ne sono il fine.
Io, da lettore, ho la semplice possibilità concessa in democrazia di esprimere la mia opinione, anche attraverso l’opportunità offerta dai media, quando sento di dover dire qualcosa.
Riguardo al Suo profilo e al mio, da Lei sinteticamente delineati, non aggiungo e non tolgo arbitrariamente contenuti poiché amo la libertà e detesto le licenze; tra l’altro, l’avvaloramento o meno delle Sue sintetiche definizioni è dato dalla terzietà dei supporti documentali, almeno fino a quando questo giornale online li terrà in archivio.
Le cattedre e le vetrine le lascio ad altri, e il nickname, che ho scelto di adottare per affrancare i pensieri dall’identità di chi li esprime affinché non ne siano condizionati, sta a dimostrarlo.
Sono d’accordo con Lei: “siamo ciò che apprendiamo”, il resto viene dalla conoscenza, che non è fisiologica.
Rifuggo i fanatismi di qualsivoglia natura, finanche quelli sportivi nel vivo delle competizioni, e ho sempre accettato e rispettato opinioni diverse dalle mie; solo che tra i miei difetti c’è quello di dire, credo e spero civilmente, quello che penso, non plasmando le mie opinioni in funzione degli umori o delle convenienze. Non mi piacciono le adulazioni, più o meno mielose, gli inflazionati “bene bravo bis” e i tanto generici quanto soverchianti “like”.
Direi che, come tanti, voglio bene al Papa e che egli ama il mondo. Amarlo è una parola grossa e, appartenendo allo stesso genere, soprattutto di questi tempi potrebbe essere impropriamente interpretata, al punto da poter far sospettare che la famosa lobby di Oltretevere goda del suo appoggio.
Le cosiddette fake news si preferiscono spesso a quelle vere perché hanno più fascino, forse trascinano quel non so che di gradevolmente inquietante che calma, tra gli estimatori, i pruriti della dietrologia, oggi più che mai regina delle scienze.
Mi permetto di chiederLe se sia verosimile “che Bergoglio stia preparando il terreno a un cambiamento che spoglierebbe il Cristianesimo del suo significato”.
Credo che tra le istituzioni terrene, la Chiesa sia il bersaglio preferito delle moltitudini: è vulnerabile, non risponde alle offese, le si può rimproverare a corrente alternata un’eccessiva trascendenza o una tendenziosa immanenza, ma non credo sia facile e ben definito dare a Cesare e a Dio quel che appartiene loro, quando gli insopprimibili bisogni materiali dell’uomo incalzano la speranza che proviene dalla fede.
Allo stesso modo, sono convinto che il Papa, oggi Francesco, sia sulla terra la persona più ammirata e avversata: le sue parole e i suoi silenzi si prestano alle interpretazioni più fantasiose e a lui si indirizzano con gratuità le calunnie che non si osano rivolgere ai grandi della terra e le responsabilità, non sue, che i potenti declinano comodamente, senza temere reclami.
Cara Faletti,
come sa, i silenzi di Pio XII sul nazismo – di cui si è detto tutto e il suo contrario, ma per i quali si è fortemente sostenuta la tesi di una scelta per non esporre ulteriormente alla violenza delle SS i cattolici e gli Ebrei rifugiati nelle strutture religiose – sono stati interpretati come codardia o accondiscendenza al progetto criminale del regime di Hitler e solo la recente apertura degli archivi segreti vaticani ha potuto finalmente fugare gli infamanti sospetti. Mentre, stranamente, la cecità della comunità internazionale al tempo in cui i nazisti perpetravano sistematicamente i loro crimini e il fiancheggiamento del fascismo italiano al Fuhrer e ai suoi folli progetti non hanno mai ricevuto adeguata stigmatizzazione.
Oggi si potrebbe positivamente pensare che il silenzio di Papa Francesco sia la strategia più efficace per aiutare la Chiesa cattolica a vivere dignitosamente la sua posizione minoritaria in Cina rispetto alla Chiesa cattolica patriottica del regime, ma è una forma di buonismo che ha dell’inverosimile perché taglia i viveri ai detrattori.
La risposta del Papa all’Islam non può che avere connotati di pace e di invito al rispetto reciproco, in continuità con i suoi predecessori.
Non è più tempo di crociate. La storia deve averci insegnato qualcosa.
Se si ritiene il respingimento, e la cacciata, la risposta più adeguata a chi è di fede islamica, cosa si può invocare per i suprematisti bianchi?
Se l’azione di un folle terrorista islamico – che sgozza e decapita persone inermi e innocenti solo perché di diversa confessione religiosa, meritando una punizione adeguata al suo delitto – scatena la riprovazione e la voglia di cacciare i musulmani da un territorio, quale rimedio si suggerisce come ritorsione contro i suprematisti americani e europei che fanno indiscriminatamente strage di persone con la pelle più scura della loro?
Non ritengo sostenibile considerare un commento argomentato pari ad un attacco, e a proposito di belati e ululati, di lupi e di agnelli, preferisco stare dalla parte di questi ultimi perché la loro, supposta, limitata intelligenza e la proverbiale mitezza li portano ad aver fiducia in chi le guida e ne ha cura, a differenza dei lupi che seguono il loro istinto, dediti a razziare, allo stato brado e liberi di aver fiducia solo in se stessi.
Ho sempre sostenuto che l’Occidente deve svegliarsi. Il suo destino è nelle mani di quei baracconi pachidermici che si sogliono chiamare Organizzazioni intergovernative internazionali e sovranazionali.
Il Papa ha in custodia la Chiesa universale, e non può pertanto essere di parte né decidere alcunché, se non affermare e salvaguardare i valori del Cristianesimo, tra i quali la regola aurea: fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te.
Ha mai sentito pronunciare queste parole a qualcuno dei potenti in un’assise internazionale o percepirne l’approvazione dei rappresentanti delle nazioni o, men che meno, la voglia di darne attuazione? E i filosofi, gli scrittori e gli intellettuali del pianeta di cosa si occupano, da quando il mondo gira al contrario?
Leprenellaluna,
Almeno una persona che mi dà dell’ignorante in modo elegante, tanto da non potermi nemmeno offendere, e non lo sono per carità. La sua prospettiva è condivisibile, nulla da eccepire, ma la Chiesa non è Gesù che dice date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio, se fosse cosi, non faremmo questa discussione. Non esistono organizzazioni Governative o Sociali o Umanitarie dove la Chiesa non è presente anche se non figura nei Consigli di Amministrazione. Gesù perseguiva i suoi fini, predicava la carità Cristiana, l’Amore, la Fratellanza fra gli uomini e la metteva in atto, la Chiesa per come la vedo io, predica Gesù, ma dimostra che Cesare poi non è cosi cattivo da non essere alla pari di Dio, anche lui era un grande. Quello che vedo nella chiesa, è uno Stato governato da preti che formano una Multinazionale Religiosa e Dio e Cesare in fondo hanno fatto la loro storia. La fede forse è un fattore emotivo, e a molti dà aiuto e conforto!
Ps: Non me ne voglia, quando la leggo ho la sensazione di leggere un libro di teologia, a volte è un po’ inquietante.
Cordialmente!
@Tonino
Lei è simpatico, onesto intellettualmente e intelligente. Tre virtù rare in un’unica persona.
Dott. Ruzza,
Grazie, sono commosso, ma è raro anche scorgere qualcuno che vede certe cose.
Sa tempo fa un mio amico che qualche volta ne ho criticato l’associazione che rappresenta, mi disse che sono “Urticante”. Non mi sono offeso, anche perché me lo ha detto affettuosamente, ma non ho dimenticato questa parola e sa perché? Perché in questa parola c’è un po’ la storia della mia vita!