Corea del Sud: tornate a casa, basta produrre in Cina.

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La Corea del Sud esorta le aziende coreane che producono in Cina a ritornare all’ovile. Appelli accolti sinora solo da 80 delle 21.492 imprese sudcoreane. Nonostante lo Stato abbia esteso incentivi e sovvenzioni nel tentativo di arginare l’esodo del settore manifatturiero, i risultati rimangono deludenti. Sette società sudcoreane su 10 che operano in Cina e 9 su 10 che producono in Vietnam non hanno manifestato alcun interesse -secondo un recente sondaggio – a riportare la produzione in patria. Di tutte quelle che stando considerando di trasferirsi dalla Cina, sono più propense a spostarsi nel sud-est asiatico. “Ci sono troppi ostacoli in Corea. Un mercato del lavoro troppo rigido, costi di assunzione elevati e una rete di normative ambientali che ostacolano la produzione interna” ha dichiarato una ricercatrice di Seul. Le promesse del presidente Moon Jae-in per un salario minimo più alto, orari di lavoro più brevi e un aumento delle assunzioni di lavoratori regolari è spesso vista dai critici come un aumento degli affari, a scapito di reali nuove occupazioni. La Corea ha costi di produzione molto elevati, ha affermato un’economista di Seul . “In un mondo guidato dalle pandemie – ha aggiunto – le aziende coreane devono rimanere in Cina o nel sud-est asiatico se vogliono rimanere competitive e mantenere quote di mercato nel mondo globale.” Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, la retribuzione mensile dei lavoratori in Corea è stata di 3.400 dollari nel 2019, ovvero 13 volte superiore a quanto percepisce un operaio vietnamita e 4 volte superiore a quella di un lavoratore cinese. Tra le aziende che hanno ridimensionato la produzione in Cina, spiccano i colossi coreani Samsung e Hyundai. La prima ha chiuso lo stabilimento cinese che produce Smartphone, trasferito ora in India e Vietnam. Mentre Hyundai Motor ha trasferito una linea di produzione in Vietnam. “Le aziende più piccole tendono ad andare dove vanno quelle più grandi,” hanno detto alcuni consulenti che hanno aiutato i fornitori di Samsung e Hyundai a liquidare i loro beni in Cina prima del trasferimento.

 

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