Le Vie dei Tesori. A Scicli apre Palazzo Beneventano

L’elenco dei siti culturali aperti. Ci sono le grotte di Chiafura
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Un fatto storico: palazzo Beneventano, patrimonio dell’umanità Unesco, per la prima volta aperto al pubblico.
Le Vie dei Tesori scoprono anche quest’anno brani di giacimenti culturali inediti. A Scicli per il terzo anno la collaborazione con la giunta Giannone permetterà di aprire palazzi nobiliari, farmacie ottocentesche, set delle fiction più amate. Il festival che “racconta” l’Isola, dal 3 al 18 ottobre, ritorna a Scicli, convinto che sia ancora più necessario, dopo l’emergenza, “rinascere nella bellezza”.

“Scicli partecipa con forza. Condividiamo il tema, “Rinascere nella bellezza” -dice alla Cultura di Scicli, Caterina Riccotti –. Il festival fa fruire beni culturali: quindi restituisce bellezza, e in questo momento è un vero presidio di speranza e di futuro. Guardando anche alla candidatura di Scicli a capitale italiana della Cultura”.

Sarà un’edizione diversa, di riscoperta non solo del territorio, ma del senso di comunità più autentico. Un progetto complessivo, che mira al rilancio sì, ma in completa sicurezza. Il festival che per primo nell’Isola ha spinto verso modalità 4.0, oggi insiste e rilancia; prenotazioni ovunque caldamente consigliate, distanziamento, acquisto dei coupon on line.
Il vero marchio di fabbrica del festival? Il racconto appassionato per storie, aneddoti, personaggi. Dove non sarà possibile farlo di presenze, ci si affiderà a audioguide d’autore, registrate da storici dell’arte, archeologi, studiosi del paesaggio, esperti della città e curate dagli Amici delle Vie dei Tesori, il neonato club di appassionati che scelgono di restare accanto a Le Vie dei Tesori tutto l’anno, usufruendo di una serie di agevolazioni.

Scicli lo scorso anno ha registrato la presenza di 7520 visitatori e quest’anno mette insieme un programma di dodici siti, e due passeggiate; ma le vere sorprese sono di certo l’apertura per la prima volta di Palazzo Beneventano, e le case scavate nella roccia di Chiafura, abitate dalla povera gente fino agli anni Sessanta, quando le condizioni inumane di questa comunità furono denunciate su iniziativa di un gruppo di intellettuali, tra cui Renato Guttuso, Pierpaolo Pasolini, Carlo Levi. Il sito di Chiafura venne abbandonato, oggi è un museo del “vivere povero”, da visitare come anche quello dentro la chiesa di san Vito, dedicato alle “carcare”, le antiche fornaci. Da non perdere l’antica farmacia Cartia, il portale di Santa Maria della Consolazione; la storia del Convento del Rosario, da monastero Domenicano a centro per giovani in difficoltà; o anche il Museo del costume e della cucina, profondamente legato al territorio e al “famoso” cioccolato. Due le residenze storiche: oltre al settecentesco Palazzo Beneventano con i suoi “mensoloni grotteschi”; ecco Palazzo Spadaro, con il ponticello “degli innamorati”, per romantiche promesse. E per chiudere si può salire a San Matteo, per guardare da quassù l’intera vallata. Due le passeggiate, tutte e due veramente interessanti: una partirà alla scoperte delle delicatissime chiese rupestri sopravvissute al terremoto; e una seconda condurrà al borgo trogloditico dei Marafini, tra cisterne, grotte, abbeveratoi, palmenti, lavatori e muretti a secco, ipogei e sepolture.

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