Soldi a fondo perduto. Nessuno s’illuda…di Michele Giardina

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Inevitabile sospendere la democrazia in casi di grave emergenza? Domanda da oltre duecento milioni di euro. Tanti quanti l’Europa, costretta dal Coronavirus a vestire i panni di madre generosa e benigna, assegna in prestito all’Italia con il Recovery fund. Soldi a fondo perduto in buona parte e a prestito la maggior parte. Manna dal cielo? Nessuno si illuda. I progetti che l’Italia è chiamata ad esibire entro una data ben precisa saranno attentamente esaminati e giudicati  dalla Commissione europea. Fermo restando che l’arrivo della prima trance di questi milioni è prevista, ad andare bene, non prima del mese digiugno 2021, certo è che finirebbe tutto a carte quarantotto ove i progetti elaborati dall’Italia non venissero esibiti in tempo oppure, anche se esibiti entro la data stabilita, non dovessero essere ritenuti funzionali dal punto di vista strutturale alla crescita economica. Senza la quale (chiaro al riguardo il timore dei partner europei),  i milioni ottenuti in prestito non potrebbero nemmeno essere restituiti.

Premessa assolutamente necessaria, questa, per conservare una visione realistica dei problemi da risolvere con riferimento particolare alla situazione economica e sociale di ogni Paese membro e ai legittimi spazi di sovranità nazionale spettanti a ciascuno di essi. L’Italia, diciamolo francamente, accusa nei confronti dell’Europa un pesante debito pregresso di credibilità. Dopo Spagna, Polonia e Romania è, ancora oggi,  quarta in graduatoria fra i Paesi guardati a vista per i reati di frode e truffa. Considerata la pesante e difficile situazione economico-sociale del Paese, occorre pertanto, ora e subito, dare precisi segnali di cambiamento. Di serietà. Di rispetto delle regole. A tutti i livelli. Diversamente il grigio di oggi è destinato a diventare buio pesto.

Purtroppo da Roma arrivano messaggi negativi. Uno su tutti il decreto semplificazioni firmato dal presidente della Repubblica. Le osservazioni sollevate e le raccomandazioni fatte pro forma dal Capo dello Stato al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ai presidenti di Camera e Senato servono solo a coprire con un velo, non sappiamo quanto pietoso, il mancato rispetto della Costituzione. Per l’ennesima volta la Costituzione ha subito una grave forzatura. Quel decreto è anticostituzionale! Il garante avrebbe dovuto e potuto fare di più. Fra le sue prerogative, così come previsto dall’art. 66 – lettera g – della Costituzione, quella di chiedere il riesame del decreto. Se poi il governo lo avesse approvato nuovamente, amen. Il presidente della Repubblica, a questo punto, non avrebbe potuto non emanarlo. Ma questo passaggio andava consumato: per mettere il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, di fronte a precise responsabilità e per dimostrare comunque maggiore e più energica vigilanza e attenzione nei confronti di un governo che, con la scusa della pandemia, continua ad accarezzare la forsennata idea di considerare la democrazia un optional.

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