Un mare di miliardi di buco fiscale….di Giannino Ruzza

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Not Now John

Riporto quanto Ernesto Maria Ruffini direttore dell’Agenzia delle Entrate ha riferito alla Camera lo scorso mese di aprile. Sotto esame la posizione dell’Agenzia delle Entrate in merito ai crediti vantati dallo Stato, alla sua reale capacità di incassarli e quale impatto avrà sui crediti, che nessuno in buona sostanza pagherà mai, meglio conosciuti come crediti non esigibili. Emerge, infatti, che lo Stato vanta quasi 1.000 miliardi (avete capito bene) di crediti sulle imposte, dei quali circa il 40 per cento di questi sono ormai dati per “persi” ovvero, non riscuotibili. Viene da chiedersi, allora perché lo Stato non incassa i crediti? I vari Governi, negli anni, si sono ben guardati dal fare chiarezza sulla situazione contabile, pur essendo consapevoli dello zoccolo continentale in cui è sprofondato il Fisco. Ma allora perché stanno tutti zitti? Perché l’eventuale svalutazione di 400 miliardi di crediti intaccherebbe i delicati equilibri del claudicante e scassato bilancio della Nazione e  metterebbe in discussione gli accordi con la UE, con le prevedibili conseguenze politiche e sociali. Ecco le “sommette “che emergono dai dati: 150 miliardi di imposte dovute da soggetti dichiarati falliti, 120 miliardi di crediti verso persone decedute, e altri 110 verso nullatenenti. Senza dimenticare che tutta sta storia ha dei costi economici non indifferenti per l’Agenzia. L’alternativa? Il condono tombale. Un termine che in gergo politico si chiama “rottamazione”. Insomma, “i soldi non ci sono” come scriveva anni fa Indro Montanelli, riferendosi ai samizdat del dissenso sovietico” e questo andrebbe spiegato ai cittadini. Il caro Ministro Gualtieri ha recentemente coniato il termine “debonusizzazione”. Indica proprio così, la necessità di ridurre i benefici fiscali nei prossimi mesi. Un orizzonte nebuloso con manovre di austerità necessarie per far rifiatare il Paese. La cancellazione definitiva riguarderebbe solo crediti divenuti oramai inesigibili. Quindi, furbescamente, nessun flusso di cassa in “picchiata” ma la necessità di ridefinire le future politiche fiscali. Per equilibrare la situazione tra contribuenti e Fisco, l’Agenzia delle Entrate intenderebbe semplificare le procedure di compensazione fiscale e lo stralcio delle posizioni incancrenite da un paio di lustri. Ma si studia (voglio vedere, come, quando e quanto incasserà lo Stato) la possibilità di accordi tra il Fisco e i contribuenti, nel tentativo almeno parziale del recupero dell’Iva e auspicabilmente delle restanti imposte. In conclusione, quello che si sta facendo in tutto questo tempo è mantenere artificiosamente a bilancio dei crediti che al momento nessuno paga e che costituiscono una bella spesa per lo Stato. Succede anche questo in Italia tra “segrete” di Stato e politica. Si raccomanda silenzio assoluto su tutta la vicenda, e soprattutto niente assunzioni di responsabilità.

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