Politiche dal doppio binario…l’opinione di Rita Faletti

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Tragedy

Di tanto in tanto dalla palude mefitica dei segreti  inconfessabili  degli stati, si alza una bolla di gas miasmatico che preannuncia l’emersione di  materiale infetto impossibile da nascondere. E si scopre che il marcio è molto più diffuso di quanto si sospettasse.  I primi ministri dell’Ue sono tornati nei loro rispettivi paesi soddisfatti dei risultati raggiunti. I quattro giorni e le quattro notti di passione trascorsi ai tavoli delle trattative sono stati ricompensati  dai bottini più o meno generosi  del Recovery fund  grazie ai quali avviare le operazioni di  “Repair, reform, recover” annotate nelle agende fitte di programmi da comunicare alla stampa ingorda di notizie e ai popoli messi  a dura prova dal provvidenziale virus, piombato, manco a farlo apposta, in un momento in cui l’economia era sufficientemente stremata da aver bisogno di qualche iniezione di quattrini freschi. Dunque, concluso il rituale delle gomitate, che volentieri  taluni  avrebbero trasformato in sgomitate, ognuno torna a casa a vedersela con le responsabilità che la mutualizzazione del debito comporta. Piani di rinascita che i paesi europei, Italia esclusa,  hanno già pronti, e proposte di progetti da presentare alla Commissione come condizione per l’accesso ai fondi. L’Italia, bravo Conte, riceverà più di tutti e più di quanto si aspettasse: 209 miliardi al posto di 172. Trionfalismi a parte, sarebbe però  interessante scoprire se tra i capitoli di spesa e le finalità comuni in capo all’Ue sia menzionata la voce “erogazione fondi a favore di organizzazioni non governative che svolgono attività destinate a cause benefiche”. E qui sta il marcio cui alludevo. Mi spiego. Milioni di euro vengono erogati ogni anno dai bilanci di alcuni stati a gruppi politicizzati che svolgono attività tutt’altro che benefiche. Le sovvenzioni  sono tenute  nascoste al pubblico e non ci sono documenti che espongano nel dettaglio i criteri con cui sono scelti i beneficiari delle sovvenzioni né che ne  riportino l’ammontare. Tra i paesi che si sa per certo  destinano soldi dei contribuenti a Ong che operano in Medio oriente, ci sono Olanda, Spagna e Italia. Gran Bretagna e Canada hanno già fermato tale spreco di denaro pubblico, seguiti dal governo dell’Aia dopo che il ministro degli Esteri olandese, Stef Blok, ha rivelato che il suo paese ha pagato gli stipendi a due terroristi coinvolti nell’omicidio di una 17enne israeliana uccisa da una bomba in Cisgiordania. Uno dei due figurava come contabile presso l’unione dei comitati del Lavoro agricolo palestinese. In realtà era comandante della cellula terroristica del Fronte popolare per la liberazione della Palestina a cui l’Olanda ha versato negli ultimi sette anni 20 milioni di dollari. Una vergogna che prova i legami tra terrorismo  e organizzazioni non governative che falsificando la storia e sfruttando il linguaggio peloso dei diritti umani  giocano un ruolo centrale nella campagna di demonizzazione e delegittimazione di Israele. Si tratta di organizzazioni  semi o para terroristiche a tutti gli effetti, in quanto, pur non avendo parte attiva in azioni terroristiche,  ma negando a Israele  il diritto di esistere e difendersi , spingono per la sua eliminazione. Anche certa  stampa si presta a questo sporco servizio circondando di un’aura di sacralità le Ong che alimentano l’odio anti-israeliano e contribuiscono  ad inasprire rapporti già tesi  in un’area incandescente, senza peraltro aiutare i palestinesi, sotto il controllo di Hamas, ad emanciparsi  dallo stato di dipendenza dagli aiuti internazionali.   D’altro canto sarebbe  ipocrita fare finta di aver dimenticato quanto Hamas dichiarò nel 2006 dopo aver sconfitto il rivale Al Fatah: “Il dialogo con Israele non è in agenda”. Nonostante quelle parole e gli attentati  che da soli bastano a chiarire le intenzioni di quel  gruppo terroristico, Il governo italiano e le autorità locali, pur sostenendo ufficialmente Israele e pronunciando parole di amicizia nei confronti di quello Stato, hanno continuato per più di dieci anni a utilizzare i soldi dei contribuenti  per foraggiare organizzazioni che fanno mostra di appoggiare il processo di pace e intanto stigmatizzano Israele. Un rapporto imbarazzante che segue un doppio binario e dà ragione a Israele che ha smesso di fidarsi di noi. Facile per gli israeliani accedere alle informazioni sull’argomento dei  finanziamenti alle Ong che operano in Palestina,  più complicato in Italia dove delle 20 regioni, 7 non permettono pubblico accesso ai dati. Sono Valle D’Aosta, Piemonte, Molise, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia. Come mai? Cosa si vuole nascondere?

 

 

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