Reset Vittoria: “I prezzi dell’ortofrutta ai minimi storici”

Sono necessarie scelte coraggiose
Tempo di lettura: 2 minuti

Ai minimi storici i prezzi dell’ortofrutta. E’ l’allarme lanciato da Reset Vittoria. Sembra che, in tutto il settore, non ci sia richiesta alcuna. E questo vale per quasi tutti gli articoli in produzione: dal pomodorino ciliegino alla melanzana e così via. Come mai subito dopo il lockdown si è registrato il crollo delle richieste? Eppure, i ristoranti riaprono, la stagione estiva nei luoghi turistici sembra ripartire sebbene a rilento mentre la grande distribuzione organizzata non si è mai fermata, visto e considerato che i punti vendita sono rimasti sempre aperti. “Ma è proprio la Gdo – dice il segretario di Reset, Alessandro Mugnas – che intendo chiamare in causa. Con la chiusura e il blocco quasi totale del Paese dovuti all’emergenza Covid-19, si è creato un precedente storico, quello, cioè, d’avere fatto registrare un’impennata dei prezzi subito dopo i primi giorni di chiusura. E ciò sembra sia stato dovuto alla carenza di merce in tutta la nazione. Come a dire che, se dovessimo alimentarci con le nostre produzioni soltanto, la competizione e la concorrenza sleale arriverebbero al massimo. Nel periodo del lockdown, sono venuti meno i trasporti di merce estera: non avevano limitazioni d’entrata ma non c’era alcun carico per il ritorno. E tutto ciò incideva in maniera esosa sul trasporto nei carichi di ortofrutta. Di fatto, è stata limitata drasticamente l’entrata di merce estera. Da lì l’impennata dei prezzi, davvero preoccupante. E però occorre sempre precisare che i produttori agricoli e non solo non operano per creare prezzi esagerati, ma semplicemente delle quotazioni che possano consentire di pagare le spese fatte e di impiantare la successiva annata agraria oltre a un ricavo dignitoso a compenso dei sacrifici fatti”.

Mugnas aggiunge: “Fino a quando la politica nazionale e regionale, rappresentata nel nostro territorio da deputati all’Ars e parlamentari a Roma, non si batterà a tutela del settore agricolo, portando alla modifica degli accordi europei, limitando a non oltre il 50% l’entrata di merce estera, vedremo morire le aziende una dopo l’altra e parliamo di quelle che si occupano di produzione dell’ortofrutta ma anche le partite Iva che girano intorno al mondo dell’agricoltura. Adesso è il momento in cui saranno avviate diverse produzioni con ortofrutta di estrema qualità e genuinità che probabilmente andrà ad essere venduta per pochi centesimi al chilo. Insomma, l’inizio della fine per un intero territorio. Auspichiamo che in città arrivi quanto prima una classe dirigente che possieda le giuste competenze. Occorrerà rappresentare il territorio assumendo come impegno primario l’onere di traghettare problematiche del genere ai vertici governativi. Non c’è altro da fare se non consentire alle urla di disperazione degli operatori del comparto di arrivare sino ai tavoli in cui si decide lo sviluppo del paese. Se i vertici continueranno a fare orecchie da mercante, quella dell’intero settore dell’ortofrutta sarà una vera e propria fine annunciata”.

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