Zona rossa ad Alzano e Nembro…di Michele Giardina

Zona rossa ad Alzano e Nembro. Dopo gli interrogatori portati a termine questa la domanda: il procuratore di Bergamo facente funzione, Maria Cristina Rota, a chi invierà la raccomandata con ricevuta di ritorno contenente l’avviso di garanzia? Al presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e all’assessore al Welfare, Giulio Gallera, oppure al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, e al ministro della Salute, Roberto Speranza?

Ai primi due se, a conclusione degli interrogatori, riterrà che la responsabilità del ritardo per l’istituzione della zona rossa ad Alzano e Nembro sia da imputare alla Regione Lombardia, o agli altri tre se, invece, avrà tratto la conclusione che la responsabilità di non avere istituito tempestivamente la zona rossa nelle due località sia da addebitare al governo nazionale.

A nessuna delle cinque persone sopra indicate? Teoricamente possibile. Praticamente da escludere. Il virus da quelle parti ha fatto una vera strage. Qualcuno ha sottovalutato il pericolo. Su questo non ci piove. In buona fede, per supponenza, sicumera, ignoranza? Vedremo. Parenti e familiari delle persone scomparse chiedono giustizia. Qualcuno deve pur dare conto del suo operato.

La giustizia farà il suo corso. Di questo siamo certi.  Molto improbabile che tutto possa concludersi con un interrogatorio formale. Difficile assai. Intelligente, attento, meticoloso, tosto, il pm che se ne sta occupando.  Cresciuta alla scuola di Armando Spataro, ex procuratore a Milano ai tempi del pool “Mani pulite, Maria Cristina Rota da settembre 2018 è procuratore aggiunto a Bergamo. E’ lei, che, da sostituto procuratore minorile, ha risolto il caso dell’omicidio di suor Maria Laura Mainetti avvenuto a Chiavenna il 6 giugno del 2000, incastrando tre ragazzine minorenni che avevano massacrato la suora a coltellate. Ed è lei che ha concluso con successo le indagini che portarono all’arresto di Antonino Porcino, per 31 anni direttore del carcere di Bergamo, così come quelle sul fallimento della Maxwork e sulla cosiddetta “Banda del Ragno” dedita ad usura ed estorsioni. C’è solo da aspettare. Vedremo.

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