L’ultimo giorno di scuola… di Francesco Roccaro

Quand’ero ragazzo, aspettavamo tutti “l’ultimo giorno”. Non era solo la “liberazione attesa” da un faticoso anno di sveglie, preparazioni affrettate (a volte senza lavarsi la faccia), colazioni veloci o magari saltate, puntualità, ritardi (su questo io ero da guinness), studio forzato, spiegazioni, interrogazioni, impreparazioni, patemi d’animo vari……..ma era anche il giorno in cui, sempre col sorriso, ci si salutava. Semplicemente ci si salutava, ci si dava appuntamento al “dopo estate”.Un’estate per tutti sempre piena di speranze, di attesi divertimenti, di grandi svaghi (a volte illusori), di delusioni (spesso) e di noia ….si, tanta noia pomeridiana, come perfettamente scandito dalla famosissima canzone “azzurro”cantata da Celentano.

Era il giorno in cui, a parte la sentita catarsi interiore, ci si salutava con i compagni, con il preside e con gli amati/odiati professori. “L’ultimo giorno” insomma era un rito sacro, da tramandare e difendere, un giorno di scuola tradizionalmente ed universalmente intoccabile. Poi di colpo, quando nessuno se lo aspettava, arriva un violento microrganismo e colpisce solo gli umani mortali. Tutto si ferma in tante parti del mondo, la scuola per prima. “E’ un focolaio sicuro di contagio! “, dicono in coro i santoni che si aggirano fra i tanti studi televisivi, che fermentano la purulenta fanghiglia di internet e rilasciano ridicole interviste a giornalai prezzolati al miglior offerente. “Lo dicono gli esperti”, si, quelli che pontificano e proclamano in ogni momento, contraddicendosi fra loro in modo vergognoso. Una schiera di virologi, infettivologi, pneumologi, internisti, medici tuttologi, molti dei quali, il letto del paziente l’hanno visto solo sui libri di semeiotica.

Così ai nostri ragazzi è stato tolto tutto. E’ stata tolta anche l’ultima cosa rimasta: “la sacralità dell’ultimo giorno di scuola”. Non è stata concessa loro neanche una “ semplice ora”, seppur fra distanziamenti, mascherine, disinfettanti, guanti, turnazioni varie, sia stata vietata loro, una” piccola ora” per potersi incontrare e rivedere, almeno nell’ultimo giorno.

Di contro, si concede “la movida serale” (con i sindaci che giustamente s’indignano), a migliaia di giovani che, senza alcuna protezione, con il bicchiere in mano e a braccetto, si lasciano andare agli innovativi “respiri di gruppo”. Non si concede nulla invece, ai nostri ragazzi, alla scuola, ai professori, al personale, per potersi fissare appuntamento e salutare anche ad un metro di distanza.

Troppo fastidio “riaprire” anche per una settimana o per un solo giorno o anche per poche ore…..Troppo problematico, sanificare gli ambienti, organizzare, pulire, risistemare………..

Così i ragazzi che chiuderanno l’iter scolastico non si saluteranno, non saluteranno i professori, presidi, segretari, bidelli (collaboratori scolastici).I ragazzi che invece termineranno un ciclo (e avranno nuovi compagni di classe nel futuro) cancelleranno, come nei film, tuttociò che resta, magari non vedranno più i vecchi compagni, ma tanto, che importa………

L’ultimo giorno era però anche quello dei maestri, dei professori, degli insegnanti di tante discipline che si vedono di colpo, cancellare un anno di vita passata con gli studenti, senza poter dar loro neanche un piccolo saluto, una tiratina d’orecchie, un incoraggiamento, un “arrivederci di cuore” all’autunno, se di “autunno scolastico normale “ si potrà parlare…….L’ultimo giorno avrebbe sicuramenteconsegnato a tutti, allievi, genitori, docenti ed opinione pubblica, un vero messaggio di fede, di speranza nelle proprie forze e nelle capacità di ripresa. E’ così che si forgia l’identità di un popolo, nel coraggio di resistere, di rialzarsi e ritornare più forte di prima. Ed il “primum movens” è  proprio la scuola. La scuola è il volano d’ogni cosa. Dalla cultura, dall’apprendimento, dalla capacità di “ edùcere” adeguatamente, nasce la “grandezza ed il futuro di un popolo”. Per questo tutti “i grandi popoli” della storia sono diventati tali, attraverso l’erudizione e acculturamento dei propri cittadini” e al mantenimento di “piccole tradizioni”. ”L’ultimo giorno” andava celebrato, a maggior ragione, in questa delicata situazione in cui ci troviamo. C’era solo un messaggio che lo Stato avrebbe dovuto dare all’interno di questo “ritrovarsi a scuola”: “Ci siamo piegati, siamo arrivati allo stremo delle forze, ma non siamo stati sconfitti. Non ci siamo arresi e non ci arrenderemo mai!” E invece questo Stato (come del resto in tante fasi di questa disgrazia) ha dimostrato debolezza, paura, e soprattutto disorganizzazione…. tanta disorganizzazione.

I nostri ragazzi, la nostra unica speranza futura, rimarranno a casa, non si saluteranno nel loro “abituale luogo d’impegno e di lavoro d’apprendimento”. Nessuna carezza o abbraccio dei professori potrà sfiorarli, nessuno sguardo di complicità con i compagni potrà rassicurarli. Un futuro lasciato al caso del “si salvi chi può”, un orizzonte lasciato in mano  al tanto famoso “arrangiatevi” del grande Totò. I ragazzi, i nostri amati ragazzi, restano le vittime innocenti di un sistema senza spina dorsale e senza linfa vitale, in cui questo Governo (su troppe cose perdente) purtroppo rappresenta “lo Stato” che, come diceva un grande della storia, sa essere solo “ debole con i forti, e forte con i deboli”.

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