Variazione statuto dell’ente. Pd Ragusa abbandona aula

I consiglieri comunali del Pd di Ragusa, Mario Chiavola e Mario D’Asta, chiariscono perché ieri sera hanno abbandonato l’aula al momento di votare i punti relativi alle variazioni da apportare allo statuto dell’ente di palazzo dell’Aquila. “Anche in questa occasione – sottolineano i due rappresentanti democratici – la fretta, figlia di mancanza di cultura democratica e senso istituzionale, mista a prevaricazione per la forza dei numeri, è stata cattiva consigliera dell’azione politica portata avanti dalla maggioranza. Nonostante le nostre specifiche istanze, non ci è stato consentito di scendere più nel dettaglio con riferimento a 8 punti che, secondo noi, meritavano un approfondimento maggiore. Non è stato assolutamente democratico non consentirci di spezzettare questi punti per esaminarli più da vicino. Non dimentichiamo che lo statuto rappresenta la Costituzione dell’ente locale. E quindi era doveroso potere discutere su ogni aspetto per potere dissentire o eventualmente manifestare il nostro assenso. Questo modus operandi, da parte della maggioranza, sembra essere frutto di una cultura antidemocratica che rifuggiamo. L’unico interesse dei consiglieri della parte avversa era quello di arrivare al traguardo senza consentire di verificare alcuni passaggi che, invece, secondo noi meritavano tutte le attenzioni del caso. E tutto ciò a dispetto del fatto che, a un certo punto, la presidenza del Consiglio sembrava stesse per andare incontro alle nostre richieste. Ma il solito richiamo alla necessità di fare presto da parte della maggioranza ha sopraffatto, diciamo così, le buone intenzioni del presidente del civico consesso. E, attenzione, abbiamo deciso di non votare lo statuto non certo perché non vogliamo che i consiglieri Mirabella e Iurato siano riconosciuti come gruppi unipersonali. Piuttosto, ci è stato impedito di capire le ragioni che hanno portato all’abolizione della commissione Trasparenza e non lo diciamo, di certo, per interessi di parte, così come non si è compresa la ragione per cui, ancora sino a ieri, in seno allo statuto, insisteva la presenza dei consigli di quartiere che, invece, erano stati di fatto soppressi nel 2009 e nel 2011 non erano stati più rieletti. Per questo abbiamo ritenuto di comprendere meglio, di verificare che cosa non andasse. Lo statuto è stato variato, negli ultimi anni, almeno un paio di volte con riunioni fiume. Se i consigli di quartiere erano rimasti, perché non fare lo stesso con la commissione Trasparenza lasciandola, perlomeno, operativa sino alla conclusione dell’attuale mandato consiliare? Ecco, avevamo chiesto di fare luce su alcuni, per noi, punti oscuri. E, invece, quest’approccio destrorso, che caratterizza l’azione della Giunta Cassì, sostenuta da forze di destra radicale, fa sì che non riesca a prevalere la cultura del confronto che invece dovrebbe essere garantita in seno al Consiglio comunale che rappresenta tutta la città. Non abbiamo accettato questo modo di fare e, per questo, abbiamo deciso di abbandonare l’aula, in segno di protesta, al momento del voto”.

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