Bimbi uccisi a Vittoria, i genitori: “No a sconti di pena”

Alla vigilia della sentenza che emetterà il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Ragusa, Ivano Infarinato, nei confronti di Rosario Greco, vittoriese, accusato del duplice  omicidio stradale aggravato dall’alterazione psicofisica dovuta all’utilizzo di sostanze alcoliche e stupefacenti, verificatosi l’11 luglio dello scorso anno, quando col Suv  travolse e uccise i due cuginetti Simone e Alessio D’Antonio, i genitori hanno scritto al Ministro Alfonso Bonafede, che si era recato in visita privata dai genitori dopo la tragedia. “Le scriviamo – scrivono i fratelli Alessandro e Tony D’Antonio –  perchè non accettiamo quello che è successo a conclusione della seconda udienza che si è svolta il 19 maggio presso il Tribunale di Ragusa. In quella sede, il Pubblico ministero, partendo da una condanna a 15 anni e secondo il rito abbreviato, propone la pena a 10 anni di reclusione».

I D’Antonio esprimono «disappunto su questo modo di operare perchè se la legge prevede la condanna massima a 18 anni, come mai a noi non è stata applicata tale procedura? E se non è in queste situazioni che tali sanzioni vengono applicate, che senso ha che la legge esista e non venga utilizzata nel suo giusto essere, con la preoccupazione che possa ottenere un ulteriore sconto della pena proposta?».

Secondo i genitori dei bimbi, non sono state aggiunte le aggravanti e lamentano che il tragico evento sia stato ricondotto «ad omicidio stradale invece di essere applicato l’articolo 7 (omicidio colposo previsto dall’articolo 589 del codice) della Procedura penale».

Una modifica della legge, secondo quanto scrivono i genitori di Alessio e Simone, sarebbe stata prospettata proprio dal ministro, nel corso della sua visita. «In quella occasione ci disse che ci sarebbero stati dei cambiamenti sulla legge in merito agli incidenti stradali e che forse saremmo rientrati nella nuova legge che avrebbe portato il nome di Alessio e Simone D’Antonio. Quale aiuto possiamo chiedere per avere una giustizia appropriata per i nostri figli?»

 

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