Mascherine della solidarietà: i detenuti di Ragusa cuciono

Cosa significa cucire? Basta prendere un qualsiasi vocabolario per trovare più o meno questa definizione: “congiungere stabilmente, con una serie di punti fatti a mano con l’ago o a macchina, pezzi di stoffa, di pelle, di carta”. E il progetto “Chiamata alle Arti” che vede in campo centinaia di nonne e mamme (e qualche figlia) di Ragusa pronte a cucire a casa propria migliaia di mascherine da dare in dono alla comunità, ha già avuto il pregio di “cucire”, e dunque “congiungere stabilmente”, una serie di relazioni che nessuno si sarebbe mai immaginato. Da uno scambio di emozioni nascono nuove intese, nuove iniziative e un dare e ricevere dal grandissimo valore sociale. E così, come in una favola moderna, i clown dottori dell’associazione di clownterapia “Ci Ridiamo Sù” e i volontari in uno dei loro numerosi e quotidiani giri di consegna delle mascherine realizzate a casa da nonne e mamme, destinate ad associazioni di assistenza domiciliare, a casa di cura e a forze dell’ordine, programmano anche la consegna al carcere di Ragusa per dare le mascherine in dono all’istituto penitenziario di Ragusa. Qui trovano responsabili solerti e detenuti volenterosi che comprendono la valenza sociale del progetto e si mettono subito a disposizione per aderire e ricambiare. Un detenuto in particolare conosce bene la professione del sarto e dunque sa come utilizzare la macchina da cucire e come coinvolgere gli altri detenuti. Ma nonostante questa buona volontà, ci si è resi conto che la macchina disponibile non era utilizzabile per la realizzazione delle mascherine. Una difficoltà dinnanzi alla quale non ci si è fermati. E così con il passaparola si è trovata subito la soluzione: Triumph di Corallo, storico negozio di Ragusa, ha infatti accolto l’appello e ha donato una nuovissima macchina da cucine Singer. Ritirata nel punto vendita, è stata consegnata alla casa circondariale. Un vero e proprio momento di festa prima di iniziare a testarla per la realizzazione delle primissime mascherine. E così si “cuciono” le sinergie per diventare un unico pezzo di “stoffa” che avvolge la collettività intera, in un rapporto che riesce anche a coinvolgere da vicino il carcere.
“Questi momenti di vera bellezza ci hanno riempito di gioia e soddisfazione dando ulteriore senso al progetto già carico di scambi sorprendenti, di inaspettate e positive vibrazioni, di genuinità d’animo e di nonne e mamme che si mettono a disposizione per donare mascherine anche al carcere, ricevendo dal carcere la piena disponibilità a realizzarne a loro volta altre da donare alla collettività – evidenza Fabio Ferrito, presidente dell’associazione Ci Ridiamo Sù – La direttrice dell’istituto e gli agenti penitenziari, i vari collaboratori e gli ospiti della struttura ci hanno fin da subito dimostrato come in un istituto di riabilitazione si possa davvero respirare un’aria di comunità attenta ai bisogni di tutti. E quando si mette entusiasmo e cuore tutto accade con semplicità. Uno scambio meravigliosamente umano”.
Grande emozione nell’essere riusciti a superare le difficoltà trovando l’adesione da parte di Triumph. “Quando ci è stata presentata la difficoltà tecnica della macchina da cucire presente in carcere, è nata la volontà, ma anche il piacere, di trovare una soluzione per realizzare questo piccolo sogno di collaborazione – commenta Sergio Firrincieli, anche lui promotore del progetto avviato grazie alla iniziale donazione del gruppo Centro Revisioni e Officine Avir assieme a Gemini Service e con il supporto di altri sponsor – Abbiamo lanciato un appello e subito è stato accolto da un noto e storico esercente ibleo. Così si può dare continuità all’idea di un’azione di comunità anche da dentro al carcere”.
Il comandante responsabile dell’Area Sicurezza della Penitenziaria, dirigente aggiunto Chiara Morales, sottolinea l’importanza dell’interazione con l’esterno: “I detenuti hanno accolto con grande entusiasmo l’idea di confezionare mascherine da donare a chi ha bisogno, c’è stata da subito una naturale intesa tra detenuti, operatori penitenziari ed i ragazzi di Ci Ridiamo Sù, i vari promotori, i volontari. Ci hanno coinvolti, con la loro travolgente voglia di fare, in questo splendido progetto, che diventa un vero e proprio ponte tra il mondo “dentro il carcere” e il mondo “fuori dal carcere”. É un modo per far sentire alla comunità esterna che anche in un luogo di sofferenza e di marginalità, qual è il carcere, ci sono persone capaci di gesti di grande solidarietà. Il carcere é spesso oggetto di pregiudizi e luoghi comuni, ma anche in un carcere si può fare del bene, quando ci sono persone, come i clown dottori di Ci Ridiamo Su e i volontari, che riescono a tirare fuori il buono che c’è anche in chi ha commesso un reato e sta pagando il suo debito con la società”.
La direttrice del carcere Giovanna Maltese ha usato parole di gratitudine per il progetto: “Grazie a questo bel gesto di generosità si riescono a coinvolgere i detenuti dando loro anche la possibilità di rendersi utili alla società. A loro si offre la possibilità di essere considerati nella loro umanità, lasciandosi alle spalle il fardello del passato, guardando al futuro. Un ringraziamento di cuore per questo progetto che risveglia l’entusiasmo di tutti, anche il mio personale”.
Tra le consegne speciali anche alle forze dell’ordine. Nei giorni scorsi i volontari sono andati a consegnare le mascherine ai Carabinieri e alla Guardia di Finanza. I rispettivi comandanti hanno ringraziato ma avendo già a disposizione le mascherine fornite dal Governo nazionale hanno chiesto di girare il dono ricevuto ad altre realtà che ne hanno più bisogno. Anche questa è solidarietà.
L’iniziativa è svolta in collaborazione con l’Ufficio per la Pastorale della Salute e con la Diocesi di Ragusa e da subito ha trovato l’adesione di diversi partner

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