Il pensiero di un ristoratore modicano. Riceviamo e pubblichiamo

Buona giornata, al momento che scrivo è ancora buio.

Io sono Roberto, una partita iva come si usa dire oggi, sono il contitolare insieme a mia moglie di una trattoria a Modica in provincia di Ragusa (Sicilia) estremo sud, a proposito, questa vuol essere una risposta pratica a chi dice che noi del sud siamo statici e parassiti. Vorrei pian piano sviluppare il mio pensiero e proporlo anche ai miei fratelli del nord.

Come già detto è mattina presto, normalmente dormo, ma come tutte le partite iva, al momento ho sospeso questa buona abitudine, ispirato da chi so io …. Perché questa non è farina mia.

L’Italia nei momenti peggiori sa esprimere il meglio di se stessa. La solidarietà.

L’abbiamo tirata fuori giustamente per le persone in difficoltà, con le famiglie in primis, con i dottori, con gli infermieri, con le forze dell’ordine, con la protezione civile, con chi fa pulizie, con gli autotrasportatori e con chi ne ha avuto merito.

Ora è il momento di spostare l’attenzione ad altre categorie, anche perché se Dio vuole, la pandemia tende ad allentare la morsa.

Io propongo di spostare la solidarietà alla parte del paese che oggi soffre, alla parte produttiva, piccole e grandi aziende, commercianti e artigiani.

Solidarietà che consiste in piccole azioni oltre agli aiuti statali che tardano ad arrivare, solidarietà morale perché a volte un amico, un conoscente con semplici parole, piccoli gesti possono confortare tanto.

Nel mio caso è già avvenuta, io lo chiamerei piccolo miracolo, i miei condomini del locale commerciale che ho in affitto, dietro mia proposta, mi hanno ceduto a titolo gratuito, il permesso di utilizzare uno spazio condominiale privato allo scopo di sistemare tavoli esterni, che nella situazione attuale, sono paragonabili alla manna del cielo.

E’ un gesto nobile, che è costato a qualcuno farlo, di cui io sarò eternamente grato.

Non so se questa sarà una mossa utile, magari vincente o non porterà a nulla, una cosa è certa è stato un primo passo. A tal proposito vorrei lanciare un grido alle amministrazioni locali. Vista l’eccezionalità dei tempi e solo per questi mesi estivi, speriamo positivi, non si potrebbe fare uno strappo alla burocrazia e magari consentire di piazzare immediatamente tavoli esterni, magari eccezionalmente senza imporre pedane e altro rispettando le norme di sicurezza previste, anche questo sarebbe un bel gesto di solidarietà concreta e diretta.

Alcune attività che partiranno come noi lunedì 18 hanno il problema inverso del nostro, hanno esubero di prenotazioni e i titolari cominciano ad andare in difficoltà, beati loro spero che al contrario di me, ora possano dormire tranquillamente. Mi urta leggere proprio in questo momento, che qualcuno che è disposto a lavorare anche in orari extra con l’aggiunta di un piccolo contributo economico.

Ritornando al discorso solidarietà, può essere un inizio uscire con la famiglia questo per noi ristoratori è l’unico bacino di utenza rimasto utile al nostro lavoro, ovviamente riferito a tutte quelle famiglie che hanno la possibilità di poterlo fare. Anche perché dopo una lunga reclusione può essere positivo per tutta la famiglia, figli e mogli evadere dalle mura domestiche. Stessa considerazione per chi ha in mente di fare lavori di ristrutturazioni, riparazioni ecc. Si può dare un senso alla solidarietà anche con queste iniziative.

Quando poi ci sarà concesso la solidarietà si potrà esternare con gite nel territorio nazionale, in modo da far ripartire i nostri settori turistici, alberghieri.

Ora vorrei parlare un po’ più personalmente ai miei colleghi ristoratori, in questi giorni tutti abbondantemente arrabbiati, e dico giustamente, tutti parlano ma nessuno propone. Io una proposta la farei, nel nostro settore l’unica fonte di luce che si intravede sono le famiglie, non avendo al momento altre utenze.

Le famiglie hanno i figli e per attirare l’attenzione di quest’ultimi e di conseguenza dei genitori proporrei di lanciare l’idea di offrire come benvenuto delle porzioni di patatine fritte.

Queste possono servire come input a venire a trovarci.

Con questo non voglio farmi illusioni di aver risolto i nostri problemi no, ma almeno dirò: “Io ci ho provato”, l’amore per il mio lavoro lo butto li sul tavolo come un poker e magari al contrario d’altri invoglio ad uscire senza supplementi, giustamente questo ho e questo offro, in altri settori potrebbero fare ugualmente in base alle loro possibilità. I supermercati lo fanno da sempre, un riscontro ci sarà.

Magari per qualcuno è l’uovo di colombo, però in pratica in giro ho visto solo proteste e nessuna proposta.

I risultati a volte arrivano da gesti umili senza tante pretese che però magari fuori evidenziano l’amore.

L’amore per il lavoro.

L’amore per il prossimo.

L’amore per la famiglia.

L’amore in Dio.

Contemporaneamente il muovere le famiglie, indurrebbe il mercato dei nostri collaboratori siano essi operai che prestano il loro servizio diretto a noi ,sia l’indotto che spera in noi da qui spiegato l’amore in Dio che apre strade.

La nostra insonnia non è egoistica dato che ci perseguita perché abbiamo a cuore le sorti dei nostri dipendenti.

Ho intenzione di sistemare all’esterno del mio locale uno “smile” felice che possa essere l’emblema vincente del dopo “Io sto a casa” e del “ Andrà tutto bene”.

Con affetto, passione e amicizia

Roberto Pulino

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