Peppino Impastato. “La mafia si combatte con la bellezza”

La notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978 Peppino Impastato, dopo diverse minacce per essersi candidato alle elezioni locali di Cinesi nelle liste di Democrazia Proletaria, veniva brutalmente ucciso dalla mafia. Gli esecutori per depistare le indagini, posizionaro il suo corpo sulla linea dei binari della ferrovia Trapani-Palermo, e lo fecero saltare con un carica di tritolo, così da innescare un suicidio e offenderebbe l’immagine pubblica di Peppino, che aveva fatto della sua vita una continua lotta alla mafia. Nonostante, tutto alle elezioni i cittadini di Cinisi votarono lo stesso Peppino, riuscendo a farlo eleggere simbolicamente, come consigliere comunale.

La vita di Peppino è stata un’ intensa attività politica e culturale incentrata tutta sull’antimafia. Da sempre a fianco dei disoccupati, dei contadini e dei lavoratori che venivano maltratti dalla mafia locale. Peppino ha combattuto la mafia con la vita, con la passione e soprattuto con la cultura.
La storia di Peppino Impastato è segno tangibile che la mafia può essere combattuta giorno dopo giorno con l’educazione alla bellezza e alla verità.

“Se si insegnasse la bellezza alla gente, – afferma Peppino Impastato – la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante nel davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione a rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”.

La storia di Peppino e di sua mamma Felicia non va dimenticata, ma va raccontata perché simbolo di una lotta alla mafia fatta di piccole cose incentrata sulla ricerca della verità e della bellezza. Le armi usate da Peppino non sono state da fuoco, ma sono state parole legate ad arte che divengono una spada a doppio taglio.

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