La vicenda giudiziaria Marsa Siclà. Riceviamo e pubblichiamo

La vicenda riguardante il sequestro delle strutture turistiche Marsa Siclà e Baia Samuele di Sampieri, nello sciclitano, continua a rimanere oggetto di attenzione. I fatti risalgono al 2012, quando ci fu un’importante indagine eseguita dai carabinieri di Modica. All’epoca la stampa ne parlò a livello nazionale. Due giornalisti modicani, Paolo Oddo e Giovanni Antoci, quest’ultimo fotoreporter, si occuparono degli scarichi di liquami lungo il litorale. Antoci, in particolare, fu autore di “scritti” molto pesanti che toccarono principalmente l’ex comandante della Compagnia di Modica, che per questo lo querelò. Il processo per calunnia si è chiuso davanti al Tribunale di Ragusa, con l’assoluzione del giornalista dall’accusa perchè gli elementi non erano invenzioni sue ma solo inopportune, come avevano invocato il difensore, l’avvocato Giovanni Di Pasquale(nella foto). In queste ore Antoci è venuto a conocenza delle motivazioni della sentenza assolutoria. Il giornalista ha deciso di scriverci, per chiarire la sua posizione di innocenza. Di seguito la sua nota.

Sono un giornalista fotoreporter; da anni mi occupo di giornalismo di inchiesta. Alcuni anni fa, nel 2012-2013 mi sono occupato degli scarichi di liquami ed altri materiali inquinanti nel tratto antistante il litorale tra Modica e Scicli.

I villaggi turistici Marsa Siclà e Baia Samuele erano stati sottoposti a sequestro a seguito di unindagine condotta dall’allora comandante dei Carabinieri, Capitano Alessandro Loddo.

Una prima circostanza assai strana quando iniziai ad occuparmi della vicenda, unitamente al giornalista Paolo Oddo, fu che nonostante i due villaggi turistici fossero sotto sequestro da tempo, l’inquinamento nel tratto di Mare Marina di Modica-Sampieri, come nel restante tratto costiero dello sciclitano, persisteva.

Accadeva poi che in diversi sopralluoghi io e il caro amico giornalista Paolo Oddo individuavamo con una certa facilità almeno otto scarichi di reflui a mare allocati nel tratto costiero interessato: io li segnalavo

In effetti, continuando ad indagare, venivo a conoscenza dai proprietari del Villaggio turistico Marsa Siclà che, mentre la struttura era sotto sequestro, agli stessi era pervenuta una richiesta di acquisto immobiliare, con coinvolgimento di un emiro arabo il quale, attraverso l’intermediario Gruppo Matarrese, con l’intervento della compagna del predetto Capitano Loddo, proponeva l’acquisto del Villaggio Marsa Siclà ad un prezzo di gran lunga inferiore al valore di mercato.

Altra circostanza che mi aveva stupito era che continuando ad indagare ed ascoltando i dipendenti del villaggio turistico Marsa Siclà, scoprivo che l’emiro arabo alcuni mesi prima del sequestro aveva soggiornato presso Marsa Siclà e aveva usufruito per gli spostamenti dell’autista Marzana: strana circostanza visto che quest’ultimo era un appuntato dei carabinieri allora in servizio proprio presso la Compagnia di Modica.

Quando segnalai le circostanze oggettive che avevo riscontrato nella vicenda, fui denunciato dall’allora Capitano Loddo, il quale si riteneva calunniato dal sottoscritto.

A distanza di anni, dopo avere sentito una moltitudine di testimoni, sono stato assolto dal giudice del Tribunale di Ragusa, Elio Manenti, che ha accolto la richiesta di assoluzione del mio Avvocato Giovanni Di Pasquale, rigettando la richiesta della parte civile Loddo Alessandro, seguito dall’Avv. Gentiloni Silveri.

Il Giudice, ricostruita la vicenda, ha capito perfettamente come sono andate le cose tanto è vero che scrive nelle motivazioni che “L’Antoci evidenziava di avere, correlativamente, maturato il dubbio che l’indagine fosse stata indirizzata verso il sequestro del villaggio, “con fini extra giudiziari eventualmente collegabili all’interesse privato” .

E poi, ancora, dopo avere ricostruito la vicenda scrive il giudice nella sentenza “Detti elementi delineano la sussistenza di rapporti tra la compagna del Loddo e soggetti direttamente o indirettamente interessati alla compravendita del Villaggio Marsa Sicla, come emerge da ulteriori risultanze processuali”.

Con riferimento al soggiorno dell’emiro alcuni mesi prima del sequestro scrive in sentenza il magistrato “Nell’occasione dell’ospitalità resa ai soggetti arabi, il servizio di sicurezza e le funzioni di autista furono svolte dal Carabiniere Marzana.”

Conclude il Magistrato in sentenza rappresentando che “I dubbi maturati dall’Antoci, …vennero ingenerati da una occasionale ed inopportuna coincidenza

Ma la storia, anche a seguito dell’assoluzione dello scrivente – non può dirsi conclusa visto che l’odierno esponente è anche teste del PM innanzi alla Corte di Assise di Siracusa, dove si sta svolgendo il processo per accertare le responsabilità nel reato di avvelenamento delle falde acquifere.

Dott. Antoci Giovanni

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