Il senso della Pasqua al tempo del Covid-19…di Direttore

“E’ risorto, non è qui.” Sono le parole del vangelo che annunciano la risurrezione di Gesù. In questo tempo emergenziale che stiamo vivendo vorrei riflettere su ciò che questa festa cristiana, che è appunto la Pasqua, ha implicato ed implica nella storia che viviamo.
L’evento pasquale, sia per i credenti che non, è, dal punto di vista teologico uno “scandalo”, e lo scandalo è l’inciampo, qualcosa che trovi sulla strada in modo imprevisto e ti fa cadere. E che cosa è che cade, che non regge, davanti a Gesù?
Non regge il fatto che gli ebrei si trovano davanti un Dio che muore in croce (la crocifissione era la morte dei maledetti da Dio) rimanendo così scandalizzati, sentendosi offesi a livello di ragione, così da dire: tu, Gesù, non puoi essere Dio! Da qui la seconda parola: “stoltezza”. Solo uno stolto, uno stupido, secondo la mentalità ebraica, poteva pensare che la salvezza potesse venire da un Dio crocifisso; ebbene anche l’uomo del nostro tempo è portato a pensare la stessa cosa, affermando: non può che essere “stoltezza” il pensare che la salvezza, per uscire da questo tempo di pandemia, possa venire dall’insegnamento e dal vissuto di un Dio crocifisso. Chiaramente nessuno aspetta il miracolo divino, che non sappiamo se è nei progetti di Dio onnipotente, tuttavia è certo, atteso che il covid-19 sta facendo molto male seminando morti, che il Dio di Gesù Cristo ci chiede di riflettere su molte cose, uscendo dalle retoriche. E una riflessione etico-teologica Gesù la esige, partendo anzitutto dai termini che spesso utilizziamo, cioè “salute” e “malattia”.
Questi due termini sono come due vasi comunicanti e intendono esprimere la condizione in cui uno si trova a vivere. Il termine “Salus” significa salute, nel senso sanitario del termine, e significa anche salvezza, nel senso etico-spirituale e soprattutto religioso. Dunque la salute può intendersi in senso puramente biologico, e quando giunge una malattia questa ne turba o modifica – a causa di agenti interni o esterni – l’integrità biologica e fisica, ma bisogna anche andare oltre, e dire che essa è una “qualità umana e spirituale”, non soltanto del corpo, ma di tutta la persona nel suo essere anima, spirito e corpo. Ma anche in altri campi non strettamente religiosi, c’è chi questa riflessione l’ha posta. Chiediamoci perché il poeta satirico latino Giovanele (60 – 135ca. d.C.) scriveva “Orandum est ut sit mens sana in corpore sano”? Cosa voleva dire? Voleva asserire che la mente è sana quando lo è ( e se lo è) il corpo. Ma la mente può essere sana anche quando il corpo non lo è pienamente. L’antico poeta latino voleva in fondo dire che la salute della mente è, insieme a quella del corpo, dono divino, piuttosto che semplice conseguenza della salute del corpo, e che quindi la salute non è soltanto il benessere del corpo, ma anche l’equilibrio e la serenità della mente.
Così anche l’antico poeta greco Pindaro (520-442 ca a.C): perché questi celebra nel giovane vincitore di una gara olimpica non semplicemente il vigore fisico ma anche la sua “virtù”(“aretè”)? Perché la salute dell’uomo in quanto tale, non è commisurata esclusivamente alle sue prestazioni fisico-atletiche.
E’ molto importante, allora, capire che nell’orizzonte di una visione integrale e globale dell’uomo esiste una “concezione etico-spirituale e religiosa ” della salute, intesa come equilibrio e mutua integrazione di tutti i fattori che costituiscono l’essere uomini: corporali, emozionali, psichici, mentali, sociali e spirituali. Mi sembra utile riferire, a riguardo, anche la definizione di salute data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): “La salute è uno stato di completo benessere(“wellbeing”) fisico, mentale e sociale, e non consiste soltanto in una assenza di malattia e di infermità”.
Ecco, nel contesto attuale nel quale viviamo, il senso della Pasqua è allora tutto nell’accoglimento di Gesù crocifisso nel corpo e nello spirito ( “La mia anima è triste, afferma Gesù nell’orto degli ulivi!), non solo, poi, Gesù risorge nello spirito ma anche nel corpo; da qui, pertanto, l’importanza della corporeità umana e la considerazione del fatto che “le minacce alla salute del corpo – come afferma l’Osservatorio internazionale per la Dottrina sociale della Chiesa – inducono cambiamenti negli atteggiamenti, nel modo di pensare, nei valori da perseguire. Essi mettono alla prova il sistema morale di riferimento dell’intera società. Esigono comportamenti eticamente validi, denunciano atteggiamenti egoistici, disinteressati, indifferenti, di sfruttamento. Evidenziano forme di eroismo nella comune lotta al contagio e, nello stesso tempo, forme di sciacallaggio di chi approfitta della situazione”.
Fare dunque gli auguri di Pasqua, in questo tempo di emergenza sanitaria, è paradossalmente invitare gli altri a vivere l’etica pasquale divenendo, come Gesù, “scandalo” e “stoltezza” per la mentalità del nostro tempo, tutta radicata nella potenza e nella forza piuttosto che nell’amore, nell’avere più che nell’essere, nell’apparire più che nel donare, nella tentazione di non rispettare regole, norme sociali, giuridiche, ambientali che sono per il bene di tutti, proprio come ci viene chiesto adesso in quanto la salute non è solo uno dei diritti fondamentali dell’uomo, di ogni uomo senza alcuna discriminazione, ma implica anche un dovere di solidarietà sociale.
Paradossalmente in questo tempo di epidemia sentiamo ancora più forte il bisogno di vivere la Pasqua, perché tutti avvertiamo che il nostro cuore è una tomba ricoperta da un masso sepolcrale; ebbene la nostra fede in Cristo Risorto ha il potere di rotolarlo via, e di far tornare il nostro cuore nuovamente un giardino nel quale fioriranno alberi di pace, di amore, di gioia, di speranza. In questa Pasqua allontaniamo, dunque, ogni pensiero che impedisce a Gesù di rotolare questo masso e di farlo risorgere dentro il nostro cuore.
Con la Pasqua abbiamo la possibilità di riaprici la strada di una nuova esistenza, nella quale l’evento della risurrezione non sarà una mera verità da credere, ma una esperienza da vivere ogni giorno e da celebrare ogni domenica. La Pasqua di risurrezione è insomma non soltanto un evento da celebrare ma da vivere e praticare. Chi crede e vive nel Risorto, diventa prova tangibile che Gesù è davvero risorto. La nostra conversione, in buona sostanza, è la prova che Gesù è risorto ed è vivente, che lui non appartiene al regno dei morti ma dei vivi; solo il nostro lasciarci cambiare e ogni giorno convertire da Gesù, diventa segno dimostrativo della risurrezione del nazareno. Il vero cristiano allora turba, diventa scomodo perché non accetta il male e l’ingiustizia, per cui si fa “scandalo”, “pietra d’inciampo” come il Cristo, diventa un perseguitato.
Quando ognuno di noi non guarda la pagliuzza nell’occhio dell’altro, risponde al male con il bene, all’odio con l’amore, alla vendetta con la misericordia; quando vive la solidarietà verso il prossimo, si impegna per la giustizia, agisce nel rispetto della legalità, allora diventa una “persona pasquale” che testimonia che Gesù è veramente risorto, che Gesù nel suo cuore ha ribaltato la pietra sepolcrale, trasformando in luce le tenebre e in vita ogni germe di morte.
Augurare Buona Pasqua è l’invito ad essere persone credenti che riescono a testimoniare che laddove sembra esserci solo fallimento, dolore, isolamento, morte e sconfitta, proprio lì c’è, invece, tutta la potenza dell’Amore sconfinato di Dio, perché la Croce è espressione di amore e l’amore è la vera potenza che si rivela proprio in questa apparente debolezza. La risurrezione di Gesù è l’invito all’umanità ad accogliere lo “scandalo e la stoltezza della croce” per rendere il mondo più umano e fraterno.

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