Più di un motivo per attenzionare “Azione” di Carlo Calenda…………l’opinione di Rita Faletti

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Nel paese dei politici “surfisti”, per dirla con Renzi, che cavalcano l’onda del momento seguendo gli umori dell’elettorato volubile e volatile, piuttosto che navigare seguendo una rotta, tutti, prima o poi, sono destinati a tornare a riva, cioè spiaggiare. Il declino dei grillini, riconosciuto dal capo politico contestato dai suoi e salvato dall’intervento miracolistico di Grillo, è il fatto che meno sorprende chi abbia un briciolo di senso critico. Non si può governare facendo a pugni con la realtà. Non si può dichiarare di aver abolito la povertà quando si è abolito il lavoro, non si può cacciare ArcelorMittal con la scusa che voleva andarsene dopo avergli fornito l’alibi perfetto della sospensione dello scudo penale, non si può pensare di mantenere a vita una compagnia di bandiera fallita con i soldi dei contribuenti. Cose inconcepibili in un paese che non sia impazzito. Unico segnale che in questo marasma fa sperare che esista ancora una possibilità di riscatto dall’irrazionalità, è la nascita di Azione, il partito lanciato da Carlo Calenda, che alle Europee di maggio ha raggiunto il massimo delle preferenze per il Pd nel Nord est dominato dalla Lega. L’europarlamentare, già ministro dello Sviluppo economico, che, in onorevole contrasto con l’agire comune, prese la tessera del Partito democratico salendo sul carro dei perdenti, avvertì i dem che, in caso di alleanza con i Cinque stelle, se ne sarebbe andato, perché “non si fanno accordi con chi ha ideali opposti”. Malumori per l’abbandono in casa Pd, critiche e battute ironiche dei giornalisti del Fatto, patrocinatore del grillismo e promotore del governo giallorosso, intellettuali très engagé che in giornali très engagé spiegavano in modo très engagé quanto il movimento di Grillo avrebbe rigenerato il Pd e dato nuova energia ai suoi valori, oggi il Pd è un partito indebolito, forse consapevole di essersi infilato in un labirinto senza via d’uscita. Se decidesse di mollare i Cinque stelle, si troverebbe di fronte le urne, se decidesse, come pare più verosimile, di tenere in piedi l’alleanza, sarebbe risucchiato nel vortice grillino e non sarebbe in grado di fermare la corsa verso il declino economico, la paranoia giustizialista e la divisione sociale. Mal gliene incolse, perché a tre mesi dalla nascita dei giallorossi, si parla di rilancio dell’azione di governo. Calenda, che non parla per slogan, né teme di dire in modo chiaro e diretto quello che pensa, è anche uno che parla con convinzione e passione. “A maggio il Pd disse: mai con i Cinque stelle. Poi ha cominciato a dire che i grillini erano fantastici e che il Conte2 era discontinuo al Conte1. Se fossimo andati a votare avremmo perso e avrebbe vinto Salvini. Ma non credo ai “pieni poteri”. Se crediamo che un bullo in mutande al Papetee sia un pericolo, siamo preoccupati di cose che non esistono. Adesso stiamo meglio? Il governo è a pezzi. Forza Italia è tornata con il Centro destra. Dov’è la verità? Abbiamo fatto uno sbaglio”. Non gli si può dare torto. I distinguo tra sovranisti e populisti, la litania lacera del fascismo/antifascismo, le ciance sulla “mancanza di un’anima” sono un ozioso passatempo cui molti si dedicano con devozione per evitare di affrontare i problemi veri. Si vuole ravvisare l’anima del governo? Ma c’è, perbacco, è un gigantesco vuoto pneumatico. Il buco nero di una politica inerte. Il bradipo che si addormenta mentre avanza. La profezia renziana che si avvera e Renzi che si defila fondando Italia viva. La motivazione? I grillini al governo sono una sciagura, ma sono indispensabili. Il Pd che avrebbe dovuto educarli, ha ceduto alla cultura immobilista del grillismo rinunciando al riformismo. Da una parte l’ambiguità di Renzi, dall’altra la chiarezza di Calenda che ha fatto quello che aveva promesso, in coerenza con l’idea di una democrazia liberale e progressista. E chissenefrega se c’è chi dice che la coerenza in politica è un’idiozia. “Si tratta, dice l’europarlamentare, di quello che prometti di fare e di quello che farai. La politica non è un Tetris dove tu devi decidere dove stare. Dove stai lo decidono le azioni che compi. E se le azioni che compi non corrispondono a quello che dici, la volta dopo perdi credibilità”. Calenda parla anche dell’appuntamento elettorale in Emilia Romagna e si dice stupito del fatto che Bonaccini non abbia risposto alla sua offerta di sostegno. Eppure, i grillini nella regione sono quattro gatti. E le “sardine”? “Sono terrorizzato dal paternalismo nei confronti dei giovani. Non ho mai fatto il peana di Greta e non faccio pascolo abusivo sulle sardine”. Inequivocabile allusione alla tentazione del Pd di mettere il cappello sul movimento dei pesciolini e sottintesa dichiarazione di debolezza. ritafaletti.blog

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