Lettera aperta di Ivana Castello alla Maggioranza Comunale

Si può vivere a lungo quanto si vuole ma l’uomo non finirà mai di meravigliarmi. Il 6 novembre scorso è stato riunito il Consiglio comunale di Modica e ne è sortita una baraonda che, in un crescendo di toni e semitoni, tutto inaspettato sia ben chiaro, come onda marina che non si sente ma si vede avvicinare e, quand’è vicina, si frange in incredibile frastuono di stille, che sorprende e coinvolge, così nella seduta s’è levato un contrasto tra maggioranza ed opposizione, prima con toni pacati ma focosi nei contenuti (Civello), poi con sorpresa per un mio discorso teso ad attenuare il crescendo e, ingenuamente, a spiegare le ragioni di taluni fatti più e meno recenti, che solo grazie all’interruzione del Consiglio si è riusciti a contenere. All’ordine del giorno alcune interrogazioni, alcune delibere di riconoscimento di piccoli debiti fuori bilancio e l’elezione della quarta commissione per i servizi sociali. L’avvio è stato segnato da una mia interrogazione. Di prammatica si chiamano «comunicazioni». Sintetizzo per non tediare.

La interrogazione è stata del seguente tenore: caro sindaco, nonostante il personale della IGM lavori senza sosta, la Città è regolarmente coperta di rifiuti. Vorrei conoscere le ragioni di questa incredibile situazione. La risposta è stata un po’ questa. Sì, è vero, Modica è coperta di rifiuti. Non è però da meravigliarsi, perché in queste condizioni non c’è solo la nostra città ma l’intera Sicilia. La colpa è dei cittadini che depositano a terra i sacchi di immondizia, quando trovano pieni i cassonetti. Risolveremo presto il problema. E’ inutile dire che i quadri alle pareti erano sbalorditi.

Dopo aver discusso ulteriori tre interrogazioni presentate dai consiglieri Cavallino e Medica, si è passati all’elezione della Quarta Commissione. Appena annunciato il tema, però, il consigliere di maggioranza Civello ha chiesto la parola. E qui è partita la lite. Civello è persona assolutamente onesta; allo stesso tempo, però, è anche, come dire, un po’ agli esordi dell’attività politica. Ha accusato l’Opposizione di assenteismo. L’Opposizione –scrivo la parola con la maiuscola ma lui la nominava con la o minuscola- una volta attraverso il consigliere Filippo Agosta, un’altra per voce della consigliera Castello, accusa la maggioranza, questa in sintesi la dichiarazione di Civello, di non aver permesso di approfondire la conoscenza degli argomenti su cui il Consiglio è chiamato a deliberare. In realtà, lo ha detto senza mezzi termini, i consiglieri di opposizione non hanno approfondito o perché non hanno il tempo per farlo o perché gli manca la voglia di studiare. Le mie, riporto quasi testualmente, sono constatazioni e non illazioni. Spesso l’opposizione (siamo tornati alla minuscola) diserta il Consiglio e le Commissioni nei momenti delle votazioni. Ciò è poco rispettoso per la Città e per i cittadini. E di poi, rivolgendosi all’opposizione (io e Cavallino): Voi continuate pure a disertare il Consiglio o a dimettervi dalle Commissioni: sappiate però che non siete un modello di collaborazione. L’odierna opposizione sarà ricordata per la vostra latitanza. Il suo discorso è stato più volte interrotto dai richiami della Presidente Minioto, assai meno ingenua di Civello e certamente intenta a non inasprire i rapporti con l’opposizione.

Subito dopo ha parlato la sottoscritta che, al suo solito, nel tentativo di pacificare gli animi con le dovute spiegazioni, ha finito per infiammarli con molto impegno. L’intento, però, era di pacificazione. Ho esordito, rivolta a Civello, con una frase ch’è tutta un programma: «Da lei non me l’aspettavo. Pensavo che fosse in grado di capire che nella vita ci sono delle priorità. Una di queste è il rispetto delle leggi». Se non ci fossero le leggi, questo volevo dire, cadrebbe l’intera impalcatura dello Stato e si tornerebbe nella barbarie più crudele. Già oggi un ampio residuo di essa permane nonostante i secoli di leggi e i tentativi, più varî e studiati, di educazione popolare. Credo, spiegai, di aver dimostrato con tutti i miei interventi, riguardassero il bilancio o la sbrigativa amministrazione del quotidiano, quali sono gli obiettivi che perseguo. In alcune occasioni ho accusato l’Amministrazione di falso in bilancio o di altre specifiche violazioni ma voi avete fatto orecchie da mercante. Il vostro atteggiamento avrebbe dovuto essere, quanto meno, quello di procurarvi i documenti per verificare le mie accuse e dimostrarne, perché no? l’infondatezza. Invece avete votato supinamente: questo è l’avverbio appropriato, omettendo i dovuti approfondimenti. Ho parlato di un appostamento insufficiente di fondi nel capitolo per il ricovero di persone con diversa abilità; lo stesso ex assessore al ramo, forse per mia autosuggestione, ha assentito e la ringrazio ancora per questo; vi dico che tale insufficiente appostamento è la premessa per determinare nuovi debiti fuori bilancio e accrescere il pericolo di dissesto e voi che fate? Votate il bilancio, ancora una volta supinamente. Ma di che stiamo parlando. Se ci sono alcuni che farebbero meglio ad assentarsi sono proprio nella maggioranza, perché coi vostri voti rischiate a titolo personale e fate rischiare il dissesto alla Città. Per quanto attiene alle mie reiterate dimissioni dalle Commissioni è, ancora una volta, un problema di legalità e di coerenza. Lo spiegai per iscritto già nel 2018. Qui a pro del lettore ma, sopratutto, per rinfrescare la memoria a taluni della maggioranza, un breve richiamo è opportuno. L’articolo 38, comma 6, del Decreto legislativo n. 267/2000, dispone:

«Quando lo Statuto lo preveda, il consiglio si avvale di commissioni costituite nel proprio seno con criterio proporzionale.»

La norma è perentoria: ogni commissione deve rispecchiare la consistenza dei gruppi presenti in Consiglio. Questa è la proporzionalità. Spiego meglio: non dice che le commissioni, nella loro totalità, debbono rispecchiare la consistenza dei gruppi presenti in Consiglio: parla di «ogni commissione». Ma entriamo, in maniera pur approssimativa, nella materia. Se ogni commissione è costituita da sei consiglieri e se sei consiglieri spettano ai ventiquattro componenti dell’intero Consiglio, quanti membri toccheranno all’opposizione costituita solo da sette elementi? Questa domanda, sottesa al criterio di proporzionalità voluto dalla legge, dà luogo a una proporzione aritmetica:

6 : 24 come x : 7 o, che è lo stesso:

6 : 24 = x : 7.

La soluzione è pari a: 6 x 7 /24 = 1,75.

Ciò significa che alla minoranza spettano un componente e tre quarti per commissione.

Se ci poniamo il quesito con riferimento alla maggioranza, il discorso va articolato secondo la stessa logica: se sei membri, ossia l’intera commissione, spettano all’intero Consiglio costituito da 24 consiglieri, quanti ne spettano alla maggioranza costituita da 17 elementi?

6 : 24 = x : 17

6 x 17/24 = 4,25.

Alla maggioranza, dunque, spettano quattro membri e un quarto per commissione.

A riprova della correttezza del ragionamento è sufficiente sommare i membri spettanti alla maggioranza (4,25) a quelli spettanti alla minoranza (1,75): sommati debbono comporre il totale dei membri della commissione che, come già detto, è 6:

4,25 + 1,75 = 6,00.

Il procedimento è dunque esatto. Considerato che i membri interi spettanti a ciascuno dei due gruppi sono 4 e 1, il sesto dovrebbe essere distribuito per tre quarti alla minoranza e per un quarto alla maggioranza. Ciò presupporrebbe un assassinio, uno sbranamento, per ogni commissione. Si conviene, in questi casi, di attribuirlo a chi ha il cosiddetto resto più ampio. Considerato che 0,75 è tre volte 0,25, il sesto membro va attribuito, con lievissimo sacrificio, alla minoranza. In breve, i sei membri vanno 4 alla maggioranza e 2 alla minoranza. Su questo risultato non ci sono interpretazioni che tengano. Per cambiarlo occorre o ammazzare il sesto membro e, dopo il funerale, dichiarare costituita, su due diversi catafalchi, la commissione, o si deve decidere di attribuirlo a chi ha il minor resto. Che sarebbe, quanto meno, dissennato. Ripeto: non ci sono, come ventilava più d’uno della maggioranza, interpretazioni alternative. O chistu o petri. Vediamo, ora, come sono costituite le commissioni, in atto. Questo ulteriore passaggio serve per rispondere al consigliere Civello e al Consigliere Medica. Entrambi hanno sostenuto che tutto quanto sin ora compiuto è assolutamente legittimo e che le dimissioni della Castello costituiscono un modo per impedire alla maggioranza di «lavorare» per la città. Basta, per brevità, osservare la composizione della seconda commissione per l’attività urbanistica: alla maggioranza dovrebbero essere andati 4 membri e 2 alla minoranza. Così abbiamo assodato. Invece ne sono andati cinque alla maggioranza e uno alla minoranza. In questa commissione non esiste, dunque, la proporzionalità voluta dalla legge. Che ne pensa, parlando di legalità, il consigliere Civello? La consigliera Ingarao è sempre convinta, glielo chiedo molto umilmente, di aver capito tutto? Nessuno si può permettere di accusarla di qualcosa e men che meno io, ma lei ha votato questa commissione attribuendo cinque membri, anziché quattro, alla maggioranza. Se ha capito tutto, come dice, debbo pensare che anche lei è responsabile dell’illegalità perpetrata attribuendo cinque membri alla maggioranza quando la legge ne impone quattro. Chieda, per puro vezzo, consiglio al suo avvocato. Alla consigliera Floridia preciso, invece, che non è la partecipazione ad una o più commissioni ad essere illegale, ma l’attribuzione di cinque, anziché quattro, membri alla maggioranza. E questo l’ha fatto anche lei, perché io ho votato contro. A Marcello Medica che dire? Basta ricordargli quanto ha già detto: «La Castello si dimette dalle Commissioni per rispetto della legge. Come se a Modica fosse lei sola a rispettare la legge. Io, che sono entrato in commissione nell’interesse della città, non posso condividere una siffatta affermazione». Non condividerla, Marcello, ma il tuo discorso resta egualmente fuori da ogni logica. Non è, ripeto ancora, illegale la partecipazione a una o duemila commissioni permanenti, ma la stessa commissione (e dunque anche la partecipazione a essa), se è stata, come è stata, definita secondo procedimenti illegali. Nella legge, nello Statuto comunale e nel Regolamento del Consiglio, si parla di designazione da parte dei capigruppo e, addirittura, di sostituzioni, temporanee o definitive, dei membri di una commissione ad opera dei capigruppo medesimi. L’indicazione dei membri di ciascuna commissione non può venire dal Consiglio. Secondo la legge il Consiglio elegge o non elegge la commissione nella sua interezza. Non può la maggioranza scegliersi, all’interno del Partito democratico che rappresenta (insieme ad altri) l’opposizione, il o i membri che gradisce maggiormente. I membri del Partito democratico (per ogni commissione) li sceglie il Partito democratico, li indica al Presidente del Consiglio e il Consiglio, formata per designazioni la Commissione, la vota. Non si è mai detto, caro consigliere Medica, che la maggioranza scelga i proprî membri (che potrebbe essere anche lecito quando agisce in casa propria) e poi abbia il còmpito di scegliere, in quanto maggioranza, anche coloro che dovranno rappresentare l’opposizione. Stabilendo, altresì, a quale commissione dovrà partecipare la Castello e a quale altra è più gradito Giovanni Spadaro. Ma siti fora comu ‘nu baccuni! E’ questa la ragione per cui non ho accettato e non accetterò mai la elezione ad una commissione costruita fuori dalla legge. La legge prevede che i membri (con nome e cognome) che spettano ad un gruppo, il cui numero discende dal calcolo di proporzionalità testé delineato (ma da allargare ai gruppi politici), siano indicati da ciascuna compagine presente in Consiglio. Il Presidente del Consiglio si organizza per costituire una bozza di ciascuna commissione e, infine, tale bozza viene votata, più esattamente si dovrebbe dire sancita, dal Consiglio. Da questo discorso discende che se voi mi avete eletto trenta volte, avete compiuto trenta violazioni di legge. Lo capite o no? Lo volete capire che con questo sistema io sarò sempre costretta a dimettermi non dalla commissione qualsivuole, ma dallo stesso paradiso, ammesso che possa scambiarsi con un posto in commissione al comune di Modica. Fuori luogo, dunque, qualunque discorso della maggioranza e di Marcello Medica al quale dico che si deve lavorare nell’interesse di Modica, ma tale lavoro non va bene, non si può qualificare neanche lavoro, se si compie fuori della legge. A questo punto chiederei alla garbata consigliera Puglisi se, all’interno della sua sentita consapevolezza, era a conoscenza di questa illegalità. Avete parlato anche di differenza, tra me e voi, nell’interpretazione della legge. Volete chiedere al Segretario comunale di spiegarci, al prossimo Consiglio, qual è la vostra interpretazione? Non propriamente la Vostra, ma quella che ufficialmente sostiene l’Amministrazione. Ditegli che ce la spieghi in modo che sia, di poi, tutto verbalizzato. Ovviamente senza temerne le conseguenze. E tanti saluti, in onesta amicizia, all’intera Maggioranza. Ho trascurato il tema, sollevato da Civello, dello studio che la maggioranza impedirebbe alla minoranza, ma lo affronterò, quanto meno per chiarirne i termini. E vi anticipo che Civello mi darà ragione. Scommettiamo? Coglierò l’occasione di qualche vostra (eventuale) risposta.

Ivana Castello

consigliere comunale del PD

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