Modica. L’intervento comunale al colombario cimiteriale “Di Vittorio” pericolante. Il dibattito prosegue

L’intervento comunale al colombario cimiteriale “Di Vittorio” pericolante ha generato un “sano” dibattito. Dopo Piergiorgio Barone era intervenuto sull’argomento l’ing. Nino Belluardo che ha determinato la controreplica dello stesso Barone.

“In un garbato intervento inviato a RTM ed in risposta alla mia Lettera aperta al Sindaco ed all’Amministrazione Comunale di Modica circa la fatiscenza e la chiusura pluriennale – per pericolo di crollo – ai parenti dei defunti tumulati nei loculi della Società Cooperativa “G. Di Vittorio”, prospicente il Viale San Massimo, l’Ing. Antonino Belluardo, cui mi lega antica amicizia, collaborazione e soprattutto condivisione di molti ideali, contesta la mia proposta di chiedere al Consiglio comunale di farsi carico della manutenzione dei loculi dei sodalizi e confraternite del cimitero di Modica – e aggiunge: dopo un certo numero di anni, non mi pare condivisibile.

Primo appunto – L’Ing. Belluardo, infatti, ritenendo che la vita media di una costruzione di civile abitazione è di circa 50 anni, appare normale il decadimento. Siccome so che i loculi e quindi il Colombario abbiano la stessa valenza costruttiva di una abitazione, essendo ‘casa per civile abitazione’ dei nostri defunti, siamo abbondantemente entro questo lasso di tempo, anzi la metà di questo naturale decadimento, considerando la loro costruzione intorno alla metà degli anni Ottanta e l’inizio dei problemi statici intorno al 2012. Dunque gatta ci cova: probabile problema di progettazione e soprattutto uso di materiali … scadenti o a risparmio.

Secondo appunto – Tuttavia il discorso – e l’Ing. Belluardo lo sa benissimo – è ben altro: a chi tocca la ordinaria e straordinaria manutenzione se non ad una struttura cooperativa societaria che quando ha ceduto i loculi ai soci ha incassato una somma che evidentemente serviva non solo a pagare il costruttore e i materiali ma chiaramente una parte di essa rimaneva nelle casse della Cooperativa. Cosa prevista certamente dal provvedimento di concessione, che può essere visionato ai sensi della legge 241/90.

Terzo appunto – Si è chiesto l’Ing. Belluardo dove sono finite le somme accantonate dalla cooperativa? Come sono state spese? Si tratta di migliaia di loculi ed anche se la percentuale che rimaneva alla “G. Di Vittorio” era minima, moltiplicando questa per migliaia di situazioni, credo che ne venga fuori un bel gruzzolo. Mettiamo pure che questo gruzzolo fosse stato capitalizzato in strutture come i locali stessi della “Di Vittorio”, come mai, quando la società non aveva più soci, tali locali son stati – credo, ma posso tornare indietro su questa affermazione se dovesse esser falsa – ‘donati’ al sindacato CGIL? A quale titolo? E perché non accantonarli in altro modo – che io non conosco né mi spetta conoscerlo – per eventuali interventi di recupero e salvaguardia del colombario?

Per la verità attendo da qualche giorno un riscontro da parte dell’ex presidente Enzo Roccasalva, con cui abbiamo avuto già un abboccamento telefonico”.

Desidero capire.
Così come desidero capire il silenzio di Consiglieri Comunali che hanno letto l’articolo e non ha detto nulla; di componenti dell’Amministrazione o del Sindaco stesso che di solito è tenuto al corrente di tutto ciò che lo riguarda nella stampa locale. Compreso il silenzio di 1600 persone che hanno letto la notizia negli ultimi 10 giorni e solo un paio si son fatti avanti per proporre qualcosa.

Quindi mi pare giusto che sia il Sindaco Ignazio Abbate e la sua Amministrazione a farsi carico del problema da me sollevato, che non si regge – come credo l’Ing. Belluardo abbia inteso – su una ‘natura venale’ (cui semmai deve rispondere la ‘Di Vittorio’), ma solo su quella che i latini chiamavano “pietas”, cioè devozione e religioso rispetto, sentimento d’amore che lega chi vive a chi è trapassato.

E ricorrendo ancora al latino – mi perdoni la franchezza l’Ing. Belluardo – questa difesa per un non-intervento del Sindaco, ha il sapore di un “Cicero pro domo sua”: per settanta mila euro che il Sindaco può stornare da festini e luminarie varie in favore di 4.500 defunti e di almeno 10.000 parenti vivi e anche suoi elettori, questa mi pare davvero una … difesa d’ufficio.

Cosa accadrebbe a livello di opinione pubblica se il colombario o parte di esso fra uno o due anni dovesse crollare?

Diverremmo il ludibrio e lo zimbello non solo di una intera Nazione, ma anche a livello mondiale.

Piergiorgio Barone

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