La Cgil e la drammatica situazione del Consozio di Bonifica di Ragusa

Sempre in primo piano la drammatica condizione del Consorzio di bonifica di Ragusa, dopo essere stato attraversato per un lungo periodo da un interessato disinteresse da parte di tutti, in particolare dalla politica, dovuto forse al fatto che affrontare veramente il dramma gestionale dell’ente non è una attività semplice né di svago. Perché il Consorzio è stato ed è forse ancora il reticolato di interessi e di scelte che tira in ballo politici, amministratori e dirigenti ed affrontarne le criticità e i problemi potrebbe portare a rendere pubbliche responsabilità diffuse e le distorsioni cui esso è andato incontro negli anni.
Per cui se ne parla solo di rado e quando avviene se ne discute con attenzione di superficie, con il piglio di non affondare l’analisi e le valutazioni, attenti che non “transfughi” nulla che possa mettere in crisi o meglio in difficoltà carriere politiche e/o amministrative. E difatti si parla del Consorzio ma senza scalfirne la coltre di controllo cui è stato sottoposto e per non modificarne la trasfigurazione istituzionale.
“Ora che è arrivata la stagione o meglio la moda della riforma dei consorzi – dice il segretario della Flai Cgil, Salvatore Terranova – viene difficoltoso accordarsi al coro dei tanti difensori di quello di Ragusa, soprattutto se sono gli stessi che all’epoca erano in prima fila ad applaudire e ad assecondare politiche gestionali, che lo hanno indebolito nei fondamenti economici e istituzionali. Come è complicato, dall’altro, convergere sul merito delle recenti pubbliche posizioni della politica siciliana, che rischiano di divenire anch’esse una operazione indigesta. Infatti, essa interviene nel momento in cui i consorzi stanno vivendo la crisi più grave e dopo avere lasciato campo libero, senza alcun serio e strutturale intervento per quasi 2 anni, all’incancrenirsi dei fattori di crisi che li attraversano.
Tutto questo insinua qualche dubbio sulle ragioni reali del Governo, tanto che pensiamo voglia utilizzare la necessità ri-organizzativa dei consorzi solo come strumento per alleggerire le pressioni e il malcontento che monta sempre di più. Evidenziando tra l’altro che la riforma, per come sta per essere impostata, rischia di diventare l’ennesimo tentativo infruttuoso, da far propendere verso l’idea che essa viene messa in moto per spostare, senza affrontarla, ancora in avanti la grave malattia (l’eccessivo debito) di questi enti, dei quali forse la più grave è quella di cui è affetto l’ente di Ragusa. Non ci meraviglierebbe, pertanto, se questo disegno di legge, una volta divenuto legge, restasse lettera morta, alla stregua della precedente buona legge di riforma, fatta nel 2104, rimasta pietrificata dalla polvere e dal disuso.
Invero, l’attuale giunta di governo sta ricalcando nei suoi interventi sostanzialmente quelli della precedente giunta, la quale scelse di ridefinire la cornice istituzionale dei consorzi, ma ne ha lasciato sostanzialmente inalterata la gestione e trascurato la vigilanza sull’utilizzo. Per questo siamo sempre più convinti che il vero antidoto per il Consorzio non sia più un’altra riforma. La Legge del 2014 era complessivamente una buona legge, ma è rimasta inapplicata fino a quasi tutta la legislatura Crocetta e solo nell’ultimo scorcio di essa è stato tentato di attivarne alcune sue parti. Ad un consuntivo, non si può dire che tale legge abbia risolto alcunché, anzi si può asserire con certezza assoluta che, pur in presenza di questa buona legge, il disastro economico-gestionale dell’ente consortile è cresciuto.
Oggi occorre impostare un piano serio di ricostruzione del profilo morale e socio-economico dell’ente e questo lo si può fare soprattutto con una attenzione quotidiana e con una visione e un controllo puntuale e di prospettiva della gestione.
Più di ogni altra intervento legislativo, è necessario sedersi attorno ad un tavolo, soprattutto a Ragusa, ma ad una ed una soltanto condizione: purché coloro che siano disponibili al confronto e all’obiettivo di recupero dell’ente abbiano a comprendere che esso non può assurgere al ruolo di scacchiera strategica del proprio futuro, sia in politica che nel rapporto con le altre istituzioni.
La vera riforma, in specie a Ragusa, sarebbe quella di mettere mano ad una riorganizzazione amministrativa e gestionale dell’ente, in primo luogo attraverso l’azzeramento degli assetti di vertice. Si può escludere che gli assetti consolidatisi nel tempo non siano diventati la causa prima del collasso economico e finanziario del Consorzio di Ragusa? Si sbaglia ad asserire che a Ragusa il Consorzio per un certo periodo è diventato una sorta di ufficio di collocamento per l’assunzione di manodopera, è diventato un carrozzone politico-clientelare”?
La Flai ha stigmatizzato e anche denunciato, in questi anni, alcuni comportamenti amministrativi che non sono parsi regolari; ha chiesto alla Dirigenza di vertice di fornire i dati relativi ai costi sia del personale tutto che di quelli degli acquisti dei servizi e materiali; ha evidenziato come sia non più accettabile che i costi di alcuni istituti contrattuali e dell’acquisto dei servizi siano abnormemente eccessivi e ha fatto presente come dalla loro razionalizzazione ne potrebbero venire fuori risorse per altri interventi; ha suggerito anche interventi in materia di stabilizzazione del personale per sanare situazioni intollerabili che determineranno, se lasciati irrisolti, ulteriori costi per l’ente, avanzando proposte precise per chiudere l’annoso problema dei lavoratori a tempo indeterminato a seguito di sentenza del giudice e lo ha fatto attraverso un piano in ragione del quale non si verificherà alcun aumento dei costi in capo all’ente.
La Flai ha posto al centro della sua iniziativa la scelta e l’impegno di riprendere le redine dell’ente, attrezzandolo di una nuova e adeguata gestione, col solo scopo di riavviare un percorso di ricostruzione dell’ente sotto il profilo economico ed organizzativo;
Si è resa disponibile al confronto, ma ottenuto solo delle non risposte. Nessuno degli atti richiesti le è stato fornito. A fronte dei suoi interventi, ha riscontrato spesso un atteggiamento di chiusura e di totale opposizione ad interventi di risanamento”.
Da qui a qualche giorno la Flai aspetterà che il Direttore convochi le parti per continuare la discussione avviata con la istituzione del tavolo del confronto, con la speranza che i primi interventi di discontinuità rispetto al passato abbiano finalmente possibilità di essere realizzati.

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