E’ scontro tra assessore Lorefice e 100 Passi per Modica. Riceviamo e pubblichiamo

“In riscontro alla nota pubblicata a firma dell’assessore Pietro Lorefice, potrei usare gli stessi toni ma, citando Oscar Wilde, egli mi trascinerebbe al suo livello battendomi in esperienza, per cui mi limito a ricordare che, ai sensi dell’art. 49 della Costituzione, tutti i cittadini concorrono a determinare la vita politica, come singoli o nelle formazioni partitiche. Ciò perché, secondo i nostri padri costituenti, la partecipazione democratica non coincide necessariamente con l’assunzione di ruoli elettivi ed anzi dovrebbe essere esercitata a prescindere da tali ruoli.
L’aspetto che evidentemente sfugge al Lorefice, quindi, è questo: non si può impedire a nessuno di partecipare alla vita politica per il solo fatto di non sedere tra gli scranni di un Consiglio Comunale. Credere il contrario, come sembra fare l’assessore, significa non avere chiare le idee sul concetto stesso di Democrazia.
Tentare, poi, di mettere il bavaglio, con affermazioni futilmente screditanti, come quelle di cui alla nota in commento, alle quali non ritengo necessario replicare per la loro fonte e la loro inconsistenza, dimostra chiaramente i limiti politici (e non solo politici) del Lorefice e la sua incapacità di reggere un confronto di merito.
Evidentemente l’assessore non ha compreso che, dietro la vena ironicamente polemica del comunicato, da me sottoscritto in nome e per conto di un gruppo politico che, per buona pace del Lorefice, mi ha dato espresso mandato in tal senso, c’era e c’è la volontà di scuotere anche la sua coscienza politica, facendogli capire che un assessore, in quanto rappresentante di tutti i modicani, non può scadere al livello di comica. La nota oggi in commento dimostra che il Nostro non ha capito ed è scaduto ulteriormente, in termini di dignità e di incapacità di argomentazione.
Vorrei ridere anche io, caro assessore, e fare ridere anche gli altri, visto che, a differenza Sua e per Sua stessa ammissione, di norma riesco in tal senso, e lo potrei fare con altrettante battute da bar sulle cause del Suo essere pensionato baby e sulle future visite che le farò, da avvocato, in altre sedi. Tuttavia, se lo facessi, lo squallore con il quale Lei mi avrebbe contagiato mi impedirebbe di guardare negli occhi le mie figlie. E non ne vale la pena…
A prestissimo, caro assessore, a “suon di tromba” sentirà ancora la mia voce”.

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