Redde rationem….l’opinione di Rita Faletti

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Troppo facile insultare Bruxelles e dire abbasso l’Europa se non chiude un occhio sul nostro debito pubblico ingrossato da manovre assistenzialistiche in deficit a moltiplicatorequasi nullo. Sarebbe come manifestare in piazza contro il capitale ed essere mantenuti di barba e capelli da un babbo ricco e indulgente. Gli eccessi gialloverdi mi ricordano i rivoluzionari e fannulloni figli di papà di altri tempi. Intanto, l’Europa è salva, un po’ ammaccata ma tuttora viva e attraente. L’avanzata dei populisti-sovranisti si è fermata a un quinto dell’elettorato europeo e, neanche in Francia, dove l’odio devastatore dei farabutti in giallo ha imperversato per mesi, il partito di Marine Le Pen è riuscito a sfondare. Un misero 0,6 per cento la distanza da En Marche di Macron, che ha già incontrato AngelaMerkel per parlare dei nuovi assetti dell’europarlamento e delle principali rappresentanze delle istituzioni dell’Unione.L’Italia rischia di essere ininfluente grazie agli undici mesi di insensato isolamento imposto dal governo, colpevole, tra le altre cose, di aver messo in piedi alleanze inutili e dannose. Salvini, con i sovranisti, i meno comprensivi con il nostro debito, e Di Maio, che doveva essere “l’ago della bilancia” in Europa, con un raffazzonato gruppo di movimentini di cui uno soltanto ha raggiunto un risicato 1 per cento. Chi si prefigge di cambiare l’Europa non può farlo con la pistola sul tavolo, ma con la costruzione di solide alleanze. L’Italia sta per perdere la presidenza del Parlamento europeo, la presidenza della Bce, l’Alto rappresentante per la politica estera e Salvini, se vuole che il suo 35 per cento valga a Bruxelles, deve cercare almeno di far eleggere un commissario italiano. Può farlo, se propone una persona di alto profilo condivisa dal Partito democratico, l’alleato necessario per questa nuova partita che si giocherà a fine luglio. Sarebbe una “collaborazione per la bandiera” che il Pd ha già offerto. Ora che il movimento 5 stelle è all’angolo e Di Maio vacilla sulla poltrona di leader, i primi due partiti dovrebbero trovare l’occasione di scambiarsi qualche parola per il bene del paese. In economia, cardine imprescindibile dell’azione di un governo che punti allo sviluppo e al benessere dei cittadini, potrebbero intendersi. E’ inconcepibile sia per la Lega che per il Pd bloccare le grandi opere, le infrastrutture e, in generale, qualunque iniziativa che comporti investimenti corposi di denaro pubblico per timore di infiltrazioni mafiose. L’idea che il movimento 5 stelle ha dell’economia, invece, può andare bene al massimo in un paese dell’America Latina, non nell’ottava potenza industriale. Un governo di persone esperte e competenti vigila, non si arrende all’illegalità e alla delinquenza organizzata, non nasconde la propria inadeguatezza e paura dietro a dei no. Se non è in grado di affrontare le sfide molteplici del progresso, ha due solealternative: andare a casa o all’opposizione. Cambiare leadership, che è quello che all’interno del movimento alcuni propongono, non cambierebbe la situazione. Squadra che perde cambia allenatore. E’ la regola nel mondo del calcio. Vale in politica? In questo caso bisognerebbe cambiare l’intera squadra.

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