Il calcio deve ripartire dai vivai. Anche quello della Sicilia

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È lontano il tempo di Palermo, Messina e Catania in Serie A. E si è passati da 24 siciliani tra i grandi ad appena 1.

Il calcio italiano non è roba per giovani e la Serie A, da almeno qualche anno, non è più la serie della Sicilia. Forse lo sarà il prossimo anno, visto che il Palermo è saldamente in terza posizione nel campionato cadetto e sogna la nuova promozione, ma per il resto sono ormai lontani i tempi di Messina e Catania nel maggiore dei nostri campionati.

A guardare bene le rose, inoltre, anche di calciatori siciliani ce ne sono gran pochi. Nella lontana stagione 2006-2007 i figli di Sicilia erano ben 24. Oggi invece tra fallimenti, Serie D e altre storie, anche la fucina di talenti della Trinacria sembra essersi fermata. L’unico talento siciliano è Antonio La Gumina, attaccante dell’Empoli e della nazionale Under21 classe 1996. Cresciuto nel Palermo, dove ha conquistato anche l’esordio in A, ha segnato proprio con la maglia dei toscani i suoi primi gol. Solo 22 presenze per lui quest’anno, con 2 reti all’attivo, 9 in meno rispetto a quelle messe a segno lo scorso anno in Serie B. Fino a qualche mese fa c’era anche Marco Tumminello, nativo di Erice, considerato tra i migliori prospetti della scuola Roma. Passato all’Atalanta per 5 milioni di euro ha visto il campo solo 2 volte, prima essere prestato, lo scorso gennaio, al Lecce in Serie B, dove ha segnato la prima rete nel 4 a 1 contro il Carpi.

Il problema del calcio italiano sembra essere proprio questo: la troppa fretta, la poca pazienza, i mancati investimenti. Tra gli unici esempi virtuosi c’è senza dubbio l’Atalanta che con 24 anni di media è la squadra più giovane della Serie A, capace di schierare quest’anno ben 104 under21, in totale, dal primo minuto. Altri esempi da cui prendere spunto sono il Mainz in Germania, la Real Sociedad in Spagna, il Lille in Francia, il Southampton in Inghilterra. Per non parlare dell’Ajax, i cui effetti li conosce bene la Juventus, oppure il Groningen, che con 22.6 anni di età media è il club più giovane d’Europa. A voler guardare in alto, il binomio vittorie-giovani è ben esemplificato dall’Atletico Madrid, che ha un’età media di 26.75 anni, o dal Liverpool, che si giocherà Premier League e Champions con una rosa di 26.5 anni di media.

Formazioni che fanno degli investimenti sui giovani il loro punto forte. Perché il calciomercato, e il potere di acquisto, è importante ma contare su una solida struttura di vivai, di academy e di scouting diventa addirittura fondamentale. La Juventus, ad esempio, accanto a trasferimenti record come quello di Cristiano Ronaldo, sta puntando forte su un settore da cui è appena uscito un certo Moise Kean, già 6 reti in 320 minuti tra i grandi. La Vecchia Signora, che come dice il nome è anche tra le più anziane della Serie A con una media di 28 anni, è anche la prima ad aver fatto segnare un millennial.

Insomma, il calcio italiano deve ripartire da qui. E anche quello siciliano. In modo da veder uscire dai vivai isolani i nuovi Geatano D’Agostino, Giuseppe Mascara, Christian Riganò, Emanuele Calaiò, Totò Schillaci. E sognare ancora nuove notti magiche.

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