Presentato il volume di Ciccio Pellegrino “La Contea di Modica nei primi anni del Cinquecento”

0
423

E’ stato presentato ieri sera, ad un pubblico numeroso e molto interessato, presso il salone d’onore della Società Carlo Papa di Modica, il volume del noto ricercatore “iberico”, Francesco Pellegrino, per gli amici “Ciccio Pellegrino”: La Contea di Modica nei primi anni del Cinquecento. Storia di un giallo e di una contabilità ritrovata.
Ha fatto gli onori di casa il Presidente della Società, Giorgio Casa, mentre è spettato al dr. Carmelo Cataldi introdurre il volume dell’autore richiamando l’attenzione del pubblico sulla validità documentale e storiografica locale del volume, atteso da tanto tempo dai cultori di storia patria della Contea di Modica; in esso, infatti, oltre alla parte storica, ma anche romanzata della vicenda, il dr. Cataldi ha fatto rilevare una seconda parte molto interessante, quella della documentazione archivistica, che permette al lettore di crearsi esso stesso una personale storia sulla Contea del periodo, senza bisogno di affidarsi a resoconti, più o meno aderenti alla realtà, per anni raccontatati come verità inoppugnabili e dove è possibile rinvenire persone e personaggi di cui oggi possono essere ancora vivi sul territori, dopo oltre 5 secoli, i diretti discendenti.
E’ stato così sottolineata la rappresentazione cinquecentesca della società comitale, in un contesto insulare di sudditanza al potere spagnolo e feudale, fatta di intrighi, scandali, sotterfugi, scontri personali, fino alla soppressione dell’avversario, anche da parte di complici non estranei alle attività stesse di malversazione che sconvolsero l’amministrazione della Contea per decenni.
Ma è stato l’autore stesso a chiarire e rappresentare al meglio le figure principali della vicenda, a partire dai conti e le contesse Cabrera (Anna I e Anna II) ed Henriquez (Federico e Luigi I) e quindi dei Governatori e arrendatari della Contea e soprattutto dei gestori del caricatore di Pozzallo.
L’autore ha evidenziato che la causa oggettiva delle malversazioni era dovuta al fatto che i conti vissero effettivamente a Medina de Rio Seco, in Spagna e delegarono l’amministrazione della Contea a personaggi a volte di dubbia moralità ed eticità, motivo per cui furono costretti quasi sempre a inviare altri funzionari che potessero mettere in sesto la gestione amministrativa della stessa “hacienda”.
Anche l’autore si è soffermato sulla dicotomia presente nella sua opera, che in una parte fornisce uno spaccato documentaristico di vita concreta e spicciola del popolo, interessata ai piccoli commerci, alle piccole attività artigiane, e soprattutto alla loro stessa sopravvivenza e quindi una rappresentazione sociale che nasce dalla lettura dei documenti di archivio e l’altra, la prima, la parte narrativa vera e propria che permette al lettore di immergersi nella storia nella quotidianità stessa della vita della Contea del XV-XVI secolo, con un pizzico di disillusione rispetto a quella “mitologia” di una Contea edulcorata, ideale e illusoria,
La serata è stata allietata anche dal prof. Michele Armenia che ha letto, in anteprima assoluta, il testamento effettivo di Fadrique, il conte, nonché, con piglio poetico, quello che può essere considerato il suo “testamento morale”. Eccezionale l’intrattenimento musicale del duo Pino e Marcella con un repertorio musicale tradizionale e innovativo.
La serata si è conclusa con un vivace dibattito con il pubblico sull’aristocrazia modicana del periodo, sulla sua originarietà, ma soprattutto sul mancato ruolo all’interno della vicenda narrata e documentata dall’autore.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci un commento
Inserisci il tuo nome

18 − 17 =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.