La questione meridionale può essere realmente considerata ormai superata?…di Carmelo Cataldi

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Come un refrain ritorna periodicamente in auge la questione meridionale, ovvero la revisione di quella che per tantissimo tempo, sin dai banchi di scuola ci è stata propinata come un’epopea nazionale istituzionalizzata nel fenomeno politico e storico inteso come “il Risorgimento”.
Dopo anni che studi come vi furono addirittura martiri del Risorgimento e che Garibaldi fu un eroe oltre che un grande condottiero probo e stratega, vai a fare il servizio di leva e ti senti chiamare “terrone”, termine dispregiativo che ti squalifica anche moralmente ai tuoi stessi occhi ed alla fine, talmente te lo senti ripetere che magari lo somatizzi come un tuo stato naturale!
Ritorni al tuo paesello appena ventenne e ti accorgi che non c’è lavoro, o almeno non quello per cui magari hai studiato anni, compresa quella parte di storia, appunto il Risorgimento e quella post-unitaria, almeno fino alla I Guerra Mondiale.
Parti quindi al nord per trovare un lavoro e qui, quando lo trovi, ti senti in uno stato soggettivo di inferiorità, perché sembra elemosini il lavoro e di conseguenza la tua stessa dignità e ti senti, come oggi si sentono, quegli extra-comunitari che sbarcano periodicamente sulle nostre coste, quelle del sud per l’appunto.
Cerchi di “emanciparti” e di superare quello stadio di “minus habens”, a cui sei costretto perché ti manca la dignità di un lavoro al sud, al tuo paese, e ti ritrovi politicamente un muro di “barbari”, “nibelunghi”, “pseudo-celti” che ti urlano addosso dicendoti di ritornartene al sud, che Garibaldi fu un “delinquente” ad aver unificato il nord e il sud, per poi ritrovarti gli stessi “celti” che ti blandiscono, proprio a casa tua, per una manciata di voti!
Insomma non è che si sta parlando di secoli fa, tutto questo accade ancora oggi, seppur in forme più soft; sicuramente, in ognuno di noi, ossia tutti coloro che hanno avuto sulle spalle la medesima esperienza di “emigrante”, perché così ti senti e ti fanno sentire, seppur sei in quella stessa Nazione per cui magari tuoi avi sono morti sul Carso per unificare l’ultima parte, è un fatto che ha lasciato tracce indelebili.
Purtroppo il divario economico e sociale tra nord e sud ancora oggi è presente, è presente quando devi prendere un treno da Roma per la Calabria o la Sicilia, e ti accorgi che da Roma in su per fare la medesima tratta ci impieghi tre volte in meno che a raggiungere il tuo paese; ti accorgi di questo divario quando devi ancora spedire anche un solo pacco, perché i tempi richiesti sono maggiori, te ne accorgi quando vieni pagato per il tuo lavoro, con una remunerazione che raggiunge in alcuni casi anche la forma di un fenomeno di nuovo schiavismo.
Insomma per tutti coloro che pensavano che la questione sia stata conclusa con la vittoria sull’Austria nel 1918, è bene svegliarsi e rendersi conto che il rapporto di divario sociale è stabile sull’1:2 e in alcuni casi sull’1:3 e che le motivazioni arrivano da un peccato originale e cioè quello di non aver affondato i piroscafi Piemonte e Lombardo e ributtato nelle acque antistante Marsala quelli che furono considerati eroi e che da eroi nemmeno si comportarono a Bronte, come in altre parti dell’Isola e della Penisola, con buona pace anche dei “collaborazionisti” che localmente si dimostrarono anche peggio (vedasi ad esempi il così detto Eccidio dei nove a Modica).
Di questo e di altro, prossimamente, a metà mese prossimo, presso la Società Carlo Papa di Modica, grazie alla volontà e l’organizzazione di un gruppo di studiosi e ricercatori modicani, ne parlerà un esperto del settore, la cui produzione letteraria e storica in merito ormai è divenuta un’antologia vera e propria e cioè Pino Aprile.
Pino Aprile, per chi non lo conoscesse è stato vice direttore di Oggi e direttore di Gente, nonchè autore di: Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del sud diventassero meridionali, Giù al Sud, Perchè i terroni salveranno l’Italia, Carnefici, etc. etc. .
Con dati alla mano l’autore e storico illustrerà come sistematicamente il “Nord” a proprio vantaggio impoverì il “Sud”, prima schiacciandolo militarmente e poi deupaperandolo in tutti i settori, industriale, finanziario, agricolo, etc., impoverimento che ancora oggi ghermisce violentemente la vita di ogni italiano che vive al di sotto della linea ideale di Montecassino.

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