Effetto gialloverde: l’Italia va da una parte, l’occidente dall’altra………l’opinione di Rita Faletti

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Quando si vuole sostenere a tutti i costi una tesi contro quella opposta, si ricorre agli scientifici numeri, quisquilie quando riguardano lo spread che si mangia a colazione, irrilevanti numerini quando riguardano il deficitdella manovra di bilancio, inesistenti quando riguardano il debito pubblico mai nominato (2358 miliardi) e l’evasione fiscale astronomica fin qui ignorata.Questo governo dice e si contraddice, fa e disfa, passa dallaTaval Memorandum con la Cina, con la velocità e l’apparente noncuranza con cui Salvini si cambia di felpa. Il risultato è la confusione su tutto, il rimando e lo stallo. Un gran polverone finalizzato a creare un’impressione di vitalismo, ma che svela la sostanziale incompetenza dei 5s che annaspano di fronte alla responsabilità delle scelte e il calcolismo di Salvini. Il capitolo Tav conferma l’approccio sbagliato che questo governo ha nei confronti dellarealtà. La Torino-Lione è parte integrante del “Corridoio mediterraneo”, una delle nove reti Ten-T (Trans european network transport), la futura metropolitana d’Europa che comprende le principali vie di comunicazione della Ue. Bloccare il tratto che collega l’Italia alla Francia,la cui importanza è perfino imbarazzante dover spiegare, significa fare harakiri. Chiudersi all’interno dei propri confini nazionali in un’economia di mercato globale è semplicemente insensato. Invece di invocare il solito contratto,Salvini e Di Maio, se ne hanno il coraggio,perché non ci spiegano le ragioni di una scelta così surreale che ci allontana dall’Europa e dal mondo? Un alibi in attesa dell’esito delle elezioni europee di maggio? Dove vuole portare l’Italia il governo Conte? Il No a tutto a prescindere è un no allacrescita e al lavoro, una resa al regresso economico e sociale, un attentato al paese impantanato in una crisiche il Rdce quota 100 acuiranno senza abolire la povertà e senza moltiplicare i posti di lavoro. Il ministro delle biciclette, il pensoso Toninelli, insiste con la fuffa dei costi-benefici, un capovolgimento della semantica lessicale, (si definiscono costi quelli che sono benefici: tre milioni di tonnellate le emissioni di CO2 in meno all’anno, taglio dei consumi di carburante e dei pedaggi autostradali, massima sicurezza per tutte le tipologie di treno, minori tempi di percorrenza, carichi molto superiori a quelli su gomma) e l’ennesimo controsenso. Questa settimana è previsto l’arrivo del primo ministro cinese XiJinping per la firma del Memorandum of Understanding (MoU) con cui il nostro paese entrerà nel mega progetto della Nuova Via della Seta. Di Maio, con l’entusiasmo del dilettante, ha annunciato che, grazie all’accordo con Pechino, i prodotti italiani invaderanno la Cina, per nulla turbatoper il paradosso di aver appena fermato un segmento dell’importante nastro di collegamento commerciale con l’Europa. Quando si dice avere una visione! La Svizzera una visione ce l’ha: coni 57 chilometri dellaGalleria del Gottardo, intercettale reti ferroviarie ad alta velocità del resto d’Europa; mentre la Germania si è presa la Via della Seta a Duisburg. Noi invochiamo le merci via mare, per Trieste e Genova, ma se poi mancano i corridoi e i collegamenti, dove vanno le merci? Le merci vanno dove ci sono volumi e aggregazioni. Ma il motto del governo è “piccolo è bello”. Il ministro della recessione economica, per avversione nei confronti dei partner naturali, guarda a Pechino, il gigante asiatico che non fa affari alla pari e non fa sconti a nessuno. Politicamente aggressiva ed economicamente assai competitiva, la Cina sta colonizzando l’Africa (altro che il Cfa):porti, ponti, tunnel sottomarini, nuove città, isole artificiali e ferrovie. La China Communication Construction Company (Cccc) è impegnata globalmente in attività di progettazione e costruzione con fatturati da capogiro. Il core business cinese è ora concentrato sui porti. Trieste e Genova sono nel mirino degliocchi a mandorla in quanto porte d’accesso al Nord Europa. Ma l’interesse cinese non è limitato alle relazioni commercialicon l’Italia, che avendo un’economia basata sull’export, ha tutti i vantaggi ad incrementare le esportazioni nel paese asiatico.Lo sguardo cinese si allunga sui nostri asset strategici (knowhow, progettazione e costruzione, logistica). Cedere all’espansionismo predatorio del Dragone comporterebbe la perdita di controllo delle nostre infrastrutture strategichee la cessione di sovranità politica, condizione indispensabile perché la Cina riesca nell’obiettivo di costituire un blocco di alleanze opposto alla Nato. Il Dipartimento di stato americano lancia l’allarme, in particolare sul nodo della presenza cinese nell’infrastruttura del 5G. Di Maio risponde cheil 5G non è nel testo d’intesa. Però le telecomunicazioni sono tra le aree di interesse reciproco. L’Italia, isolata dall’Europa e anello debole della catena funzionerebbe da cavallo di Troia. Il porto del Pireo è già cinese, in Ungheria una parte dell’alta velocità è stata finanziata dalla Cina. Primi passi di un’operazione di colonizzazione che, una volta cominciata, sarebbe complicato fermare. L’aspetto commerciale diventa secondario rispetto alla prospettiva di un nuovo assetto geopolitico. Il memorandum è un’arma a doppio taglio e il governo avrebbe fatto bene a coinvolgere i paesi membri della Ue. Fare accordi con “Ping”, come Di Maio chiama il primo ministro della PRC, ignorando l’importanza che in quel paese si attribuisce al cerimoniale, richiede capacità di valutazione e intelligenza di cui non mi pare Di Maio abbia dato prova finora. A meno che i gialloverdi non intendano abbandonare gli alleati tradizionali. E’ un sospetto legittimo che nasce dal fatto che L’Italia si è opposta allo screening negli investimenti stranieri in Europa.Se poi si inserisce il particolare del sostegno a Maduro, ecco che il quadro della politica estera del governo Conte acquista un profilo chiaro.

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